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Tempi di guerra per i social

LA TV DI STEFANO BALASSONE

L’attuale ecosistema social è strutturalmente esposto alle incursioni tossiche di chiunque

di Stefano Balassone
social media 350 260 minLeggiamo sul New York Times che il Cremlino pretende che You Tube e Facebook blocchino i post che mostrano la guerra; gli Ucraini chiedono che le compagnie taglino il servizio in Russia; gli Occidentali vogliono che siano bloccati i media statali e la propaganda russa. Il tutto fa sudare dentro le imprese social i “team di sicurezza” che “identificano e rimuovono la disinformazione sponsorizzata dallo Stato”, al punto che per tenere buone le richieste gli staff di Facebook, You Tube e Twitter comunicano costantemente tra di loro e si raccontano le reciproche scoperte.

Guerra e propaganda

I nodi di Google con You Tube, di Twitter e specialmente di Meta con Facebook, e Instagram, vengono al pettine tutti insieme con la guerra, mettendo di fatto in discussione il cuore del loro modello di business che estrae ricavi dalla propaganda di ogni genere, tanto dichiarata quanto anonima. Il tutto al riparo della manleva del ’96, quando Clinton fissò la panzana che i provider sono passivi come un muro e non rispondono di quel che pubblicano gli utenti.

Non stupisce che questa bolla ipocrita scoppi quando la propaganda incrocia la guerra e interviene a decidere chi vive e chi muore, chi insegue e chi scappa sul campo di battaglia, chi cede e chi regge tra i civili.

Di fronte alle richieste degli stati, i social traccheggiano ed eseguono solo l’ordine di tagliare le fonti russe dichiarate e conosciute, come Sputnik e RT (Russia Today), due dei più importanti siti russi di notizie di proprietà dello stato. Ma va notato che gli stessi strateghi preoccupati della propaganda dichiarata emanata dal nemico, nulla hanno chiesto di sostanziale nei confronti del ben più massiccio lavoro di disinformazione che tutte le parti in causa svolgono attraverso utenze mascherate dall’anonimato. Così rendendo chiaro che nel lago dell’anonimo ognuno, a partire dai poteri di qualunque Stato, conduce propaganda ed altri affari.

Responsabilità editoriale

Intanto, strateghi militari a parte, alcuni rinomati esperti americani osservano sarcastici che, le aziende Big Tech vogliono i vantaggi del monopolizzare le comunicazioni nel mondo, ma non la responsabilità di scegliere da quale lato stare, quando la geopolitica lo impone.

C’è chi vorrebbe da Facebook e simili una netta scelta ideale e pratica a favore di diritti umani e democrazia, indipendentemente dalla contingenza della guerra russa. Non solo quindi la censura di qualche orrore estremo, individuato da una schiera di volonterosi impiegati a libro paga, ma una dichiarata linea editoriale e il monitoraggio preventivo dei testi e dei video. Ma la responsabilità editoriale è proprio ciò che i social non possono accettare sia perché la rendono impossibile dietro l’usbergo degli utenti anonimi sia perché un qualsiasi “taglio” editoriale mutilerebbe il carattere universale della piattaforma restringendola al campo delle cerchie di idee, odi e passioni più propense.

Schierarsi o non schierarsi?

Insomma, le Big Tech sono chiamate a scegliere: c’è chi gli chiede di schierarsi contro i regimi autoritari che approfittano delle nostre società aperte per mitragliarci di fandonie, ma la richiesta contraddice la loro intima struttura e condurrebbe allo scoppio della prosperosa bolla ventennale. Finora la politica, più che altro quella della UE, s’è ingegnata a porre vari vincoli e garanzie a tutela di privacy e pratiche commerciali, ma s’è sempre arrestata prima di bucare la bolla con lo spillo più efficace quale sarebbe l’impedire l’utenza anonima fin dalla radice. Se nessuno Stato, per quanto trasparente e democratico, si spinge oltre questo limite la ragione altra non può essere che in quel buio nasconde molta roba.

In questo stallo, e anche in mezzo agli strattoni della guerra, torniamo così al punto che l’attuale ecosistema social è strutturalmente esposto alle incursioni tossiche di chiunque, ed è comunque irriformabile perché i bilanci delle aziende sono quel che sono.

pubblicato su DOMANI 2 marzo 2022

 

 

 

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Belgio: lavorare tutelando i tempi della persona

LAVORO E LAVORATORI

Un esperimento che merita di essere analizzato e seguito

di Angelino Loffredi
settimana lavorativa di 4 giorni 390 minIn un momento in cui le notizie si susseguono, purtroppo, in modo drammatico e tragico arriva un segnale che sotto certi aspetti potrebbe risultare positivo. Merita di essere conosciuto, seguito e attentamente verificato nella sua pratica applicazione.

In Belgio, infatti il ministro del lavoro Pierre Yves Dermagne ha annunciato qualche settimana fa l’intesa raggiunta per arrivare alla settimana lavorativa di soli 4 giorni, mantenendo però le stesse ore lavorative. Il governo infatti dopo quello riguardante il lavoro da casa ha raggiunto un accordo che prevede la possibilità di spalmare le ore settimanali di un tempo pieno su 4 giorni lavorativi, guadagnando così un giorno in più di riposo nella settimana.

In concreto, saranno i lavoratori a scegliere di concentrare l’orario di lavoro su quattro giorni alla settimana. I dipendenti potranno utilizzare uno schema settimanale variabile, lavorando più ore una settimana per avere più tempo libero in quella successiva. In entrambi i casi sarà il lavoratore a decidere la formula. Si tratta di una soluzione chiaramente promettente ed interessante per le famiglie in cui lavorano entrambi i genitori. Il Ministro ha precisato che la flessibilità dell’orario in questa formula è pensata anche come supporto alla genitorialità.

Il presidente del consiglio Alexander De Croo durante la conferenza stampa per l’illustrazione del provvedimento ha precisato:
“Il periodo del Covid ci ha costretto a lavorare in modo più flessibile, il mercato del lavoro si è dovuto adattare inevitabilmente a questo.” Proseguendo
“Si tratta di progressi concreti per tutti i lavoratori! Diritto concreto alla formazione; una protezione dei lavoratori delle piattaforme digitali; equilibrio tra vita professionale e privata; misure di rafforzamento dell’occupazione” .

Si tratta di parole molte impegnative. Tale esperimento di cui non vediamo elementi di riforma, pur nella sua complessità, merita comunque di essere analizzato e seguito in tutti i suoi risvolti futuri.

Ceccano 28 febbraio 2022

 

 

 

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"Ai tempi del virus"

Libri

Un nuovo libro e il Blog web di Fiorenza Taricone ed un suo video

aitempidelvirus 350 minNell'informare della pubblicazione di un nuovo libro scritto da più autori fra cui anche Fiorenza Taricone, diamo notizia dell'esistenza del Blog di questa nota autrice di saggi e di libri, docente nell'Univesità di Cassino e del Basso lazio, Taricone è prezosa collaboratrice di UNOeTRE.it per il quale cura la Rubrica "DONNE, storie e futuro". Il Blog dedicato alla «Condizione femminile» è raggiungibile a questo indirizzo https://fiorenzataricone.wordpress.com/category/temi/condizione-femminile/

«Ai tempi del virus è un audio libro “101 voci. Sentimenti e parole”», il sottotitolo di questa edizione, ci racconta che questa volta, a prestare la propria firma, sono veramente in tanti: giornalisti, scrittori, militari, medici, politici, religiosi, economisti, storici, sociologi che, in assoluta libertà, si sono cimentati in un’opera collettiva unica nel suo genere.

Questo libro è un viaggio, a tratti fiabesco, a tratti amaro, nelle sensazioni, negli stati d’animo, nelle angosce e nelle speranze che hanno accompagnato la nostra cattività.

È un modo per salutare l’augurio di un ritorno, dopo la pandemia di Covid-19, a una “normalità” che sotto molti aspetti non sarà più, inevitabilmente, quella che ci lasciamo alle spalle e per scandagliare con consapevolezza e spirito critico, talvolta anche con ironia, le mille sfaccettature della fase che abbiamo vissuto e di quella che ci attende.

Scriveva Gustave Flaubert, nel 1857: “Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come fanno gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere”.

Ebbene, le voci, che quasi magicamente si sono incontrate in questo libro, le parole che hanno scritto hanno riempito il volume nella speranza di incontrare quel genere di lettori.

fonte: dal blog di Fiorenza Taricone

 

 Professioniste e donne di scienza attraversate dal fascismo, di Fiorenza Taricone

 

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Sanità: 8 proposte per abbattere tempi di attesa

sanità file alla asl 350 minA Dott. Luigi Macchitella, Dott. Eleuterio D’Ambrosio, Dott. Bruno Boffi, Dott. Francesco Giorgi
ASL Frosinone

Cittadinanzattiva della Provincia di Frosinone e Cittadinanzattiva TDM di Frosinone ribadiscono l’urgente necessità di avere la disponibilità di tutti i dati richiesti con lettera del 24 ottobre 2018 e cioè:

1) I dati del CUP afferenti le richieste di esame diagnostici per immagini e visite specialistiche nell’ultimo triennio (2016-2018) alfine di determinare il futuro fabbisogno annuo della popolazione;
2) I dati sulle patologie croniche e la loro incidenza nella gestione delle liste;
3) Il carico di lavoro annuo svolto dagli ambulatori delle strutture sanitarie pubbliche ed il costo complessivo e delle singole prestazioni;
4) Le convenzioni con gli Enti sanitari privati accreditati, il carico di lavoro da essi svolto e il costo complessivo annuo e delle singole prestazioni;
5) I carico di lavoro svolto dalle strutture sanitarie pubbliche, ospedaliere e territoriali afferenti alle visite diagnostiche per immagini: ecografie-Rx-tac.Rmn;
6) I dati relativi alla differenza tra le visite prenotate e le visite realmente effettuate;
7) I dati e il costo riguardanti le visite specialistiche e la diagnostica per immagine, effettuate fuori provincia e fuori Regione presso strutture sanitarie pubbliche e Enti privati accreditati.

Le scriventi ribadiscono, inoltre, che è difficile comprendere il perché sia così difficile conoscere questi dati, rilevabili agevolmente dal sistema SIAS, in dotazione ad ogni ASL.

 

Nonostante tali carenze che non permettono un esame serio ed approfondito del governo delle liste di attesa e del fabbisogno della popolazione in tale ambito, le scriventi avanzano le seguenti proposte per l’abbattimento delle liste di attesa:

1. Personale sanitario: è necessario attivare tutte le procedure per l’immissione in servizio di un numero di operatori sanitari sufficiente a garantire le attività di diagnosi e cura. Altrimenti tutte le proposte si scontreranno con l’insufficienza dovuta alla situazione decennale del blocco turno over. In particolare si rileva come l’assunzione di medici specialisti sia un obiettivo funzionale a qualsiasi operazione di abbattimento e governo delle liste di attesa;

2. Attività intramoenia: tale attività deve essere costantemente monitorata e eventualmente bloccata se le prestazioni prenotate, presso il CUP, non siano erogate entro i termini stabiliti dalla legge . L’incidenza di tale attività deve essere facilmente e quotidianamente rilevabile dai cittadini attraverso i siti delle Asl.

3. Informazione ai cittadini: va attivatà una procedura di corretta informazione sui percorsi di accesso, sui codici prescrittivi (U, B; D, P) con relative campagne informative da divulgare presso tutti gli studi dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, le strutture sanitarie pubbliche e private, i siti aziendali, della regione, dei comuni e presso le associazioni di volontariato impegnate nel settore sanitario, al fine di rendere edotti i cittadini dei corretti percorsi. E’ necessario, inoltre, mettere a disposizione dei cittadini la modulistica relativa alla possibilità di accedere a servizi sanitari pagando solo il ticket, nel caso in cui le prestazioni superino i tempi massimi previsti, in base quanto deliberato dal decreto legislativo 29 aprile 1998 n.12. Sulla base dell’analisi delle richieste le ASL e le Az. Osp, e in alternativa la Regione, dispongono controlli specifici e mirati, su quelle aree e prestazioni che risultano non adeguate al fine di migliorare la capacità di accesso dei cittadini entro i limiti previsti dalle leggi;

4. Ampliamento orari degli ambulatori e dei luoghi dove effettuare visite e esami diagnostici: tale azione deve diventare la normale attività del servizio sanitario regionale e non una situazione “una tantum”.

5. Patologie croniche: per le persone affette da patologie croniche , così come prevede il DCA 110, vi deve essere la reale presa in carico e la gestione diretta da parte del servizio sanitario. Le visite ed i controlli sanitari necessari per ciascun paziente, devono essere annualmente programmati dalla Asl e trasmessi ai diretti interessati all’inizio di ogni anno, in modo da non accedere mai al servizio CUP e RECUP.

6. Si chiede di strutturare il servizio di accesso ai servizi diagnostici e terapeutici direttamente tramite gli operatori prescrittori, senza che i cittadini passino dal RECUP, per le prescrizioni con priorità U, B e D. Mentre per le P il cittadino contatterà il sistema RECUP. Ciò significa che il servizio sanitario regionale deve avere necessariamente tutte le agende, pubbliche e private accreditate, immediatamente disponibili anche per i medici prescrittori alfine di metterli in condizione di prenotare direttamente la prestazione sanitaria al momento della prescrizione.

7. Sanzioni. Nel caso di inottemperanza dei tempi massimi devono essere previste sanzioni di tipo economico verso i responsabili di ogni livello e, nei casi più gravi, la immediata rimozione dall’incarico. Il controllo primario spetta al Direttore Generale della ASL. Si chiede, altresì, che l’ Osservatorio aziendale si riunisca obbligatoriamente ogni mese per verificare il corretto andamento della gestione e per portare soluzioni alle criticità rilevate. La presenza di rappresentanti delle organizzazioni di tutela dei diritti dei cittadini nell’Osservatorio aziendale per il governo delle liste di attesa è obbligatoria.

8. Obbligo di fornire e comunicare da parte delle Asl e delle Az. Osp., anche attraverso i siti istituzionali, tutte le informazioni relative al raggiungimento o meno degli obiettivi di governo delle liste di attesa.

9 . CUP decentrato: al fine di evitare disagi e spese ai cittadini si propone di decentrare l’attività di prenotazione CUP e RECUP, presso le sedi di ogni Comune. Tale decentramento potrebbe essere attivato attraverso la stipula di una convenzione o Protocollo d’intesa tra Comuni e Regioni, oppure tra Comuni e Asl.
Francesco Notarcola, Luciano Granieri

Frosinone 26 febbraio 2019

 

 

 

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Voragine pontina. Pernarella (M5S): ‘Chiarezza nei tempi e nelle procedure’

M5S logo minTanto conosciuto quanto allarmante il quadro descritto dal Commissario del Consorzio di Bonifica pontino.

Roma, 29 gennaio - “Comprendere i tempi per ridare una viabilità alla provincia di Latina in un momento di forte crisi, provare a risolvere le criticità del sistema di bonifica”. Così in una nota il consigliere regionale M5s del Lazio, Gaia Pernarella a margine della XII Commissione Tutela del Territorio in cui sono stati auditi sindaci e enti, coinvolti nel caso della voragine della Pontina, in cui lo scorso novembre perse la vita una persona. “Quello che in particolare ci allarma – sottolinea la consigliera - sono le carenze, messe nere su bianco dal Consorzio di Bonifica, relativamente al sistema delle idrovore, funzionanti non a pieno regime causa la loro vetustà: alcune si apprestano a compiere cento anni di servizio. Una situazione critica e che, nonostante la straordinarietà degli eventi metereologici di Novembre, non troverà una soluzione a breve a causa della scarsità dei fondi stanziati. A cui va aggiunto – prosegue la consigliera – il numero di dipendenti del Consorzio di Bonifica non sufficiente a effettuare tutti gli interventi di manutenzione ordinaria previsti e il problema della stratificazione delle competenze su fossi e canali che vede impegnati più enti, talvolta rendendo ancora più difficili gli interventi”.

“Da quanto emerso in Commissione – spiega Pernarella - è prossima alla conclusione la necessaria fase di studio sulle condizioni geologiche del tratto crollato della Pontina che qualora avranno esito positivo, daranno via al progetto già elaborato da Anas con la collaborazione tecnica di Astral, che il 21 Gennaio ha ceduto la Pontina ad Anas nell’ambito di un accordo siglato nel Febbraio dello scorso anno. Viceversa, qualora le analisi dessero esito negativo, verrà predisposta entro marzo una viabilità alternativa con il posizionamento di un ponte temporaneo a ridosso del tratto interrotto”. Conclude la consigliera pentastellata: “Continueremo a seguire l’evolversi della situazione che ci auguriamo serva di monito a tutti gli amministratori del territorio”.

 

 

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Tempi di attesa e altre criticità della sanità ciociara

medici sanita 350 260di Loreto Marcelli, M5S - Gli esponenti di “Cittadinanza Attiva per la difesa del malato” di Frosinone, alla luce dello stato attuale in cui versa la sanità della nostra provincia, hanno denunciato le numerose criticità evidenziando le contraddizioni, e le incongruenze, tra gli annunci dei vertici dell’Asl e la realtà, in termini di efficienza ed efficacia dei servizi erogati e, soprattutto, di abbattimento dei tempi delle liste di attesa.

È doveroso associarsi a questo grido d’allarme e rilanciarlo con forza. Si riscontra un netto peggioramento dei problemi inerenti le liste di attesa, in particolare risultano essere pressoché bloccate tutte le prenotazioni per gli esami diagnostici per immagine, comprese quelle per i pazienti oncologici.

Il problema è piuttosto generalizzato nell’Asl, non riguarda solo la diagnostica per immagini, ma anche i lunghi tempi di attesa necessari per effettuare ad esempio una gastroscopia o altre visite specialistiche. È sufficiente ricordare che dal pensionamento – avvenuto lo scorso aprile – dell’unico anestesista presente presso la Casa della Salute di Pontecorvo, il servizio di gastroscopia è stato sospeso e non ancora riattivato. Però si spendono soldi affidando ad un consulente esterno lo studio per fare proposte per abbattere le liste di attesa…..

Inutile girarci intorno spendendo soldi per cercare soluzioni capziose da applicare, la radice del problema risiede, soprattutto, nell’atavica mancanza di un numero di medici radiologi adeguato alle dimensioni della nostra azienda e alla popolazione della provincia. I radiologi dovrebbero essere il doppio di quelli in servizio oggi.
Nella prospettiva, a breve, di ulteriori pensionamenti di altri operatori radiologi, ha senso parlare di programmazione seria e reale, con apertura sine die delle prenotazioni, dovendo poi contare su operatori a partita iva, da rinnovare magari ogni due mesi, sempre che gli stessi continuino a dare la loro disponibilità e non trovino altre collocazioni lavorative? Si sa che questi operatori hanno delle serie limitazioni nel loro impiego e non utilizzabili, teoricamente, nelle turnazioni di guardie? Perché non sono state rese note le motivazioni per cui la Regione Lazio ha bocciato la delibera per l’assunzione di medici radiologi ripresentando, dopo un inutile ping pong, una nuova delibera il 18.12.18?

La soluzione al problema è chiara: si devono fare nuove assunzioni per colmare le carenze di organico in tutti i presidi ospedalieri e sanitari. È lì che vanno investiti i soldi pubblici e non in consulenze dal dubbio risultato.
Le soluzioni adottate fino ad oggi, di fatto, sembrerebbero aver agevolato la sanità privata e, di contro, mortificato quella pubblica, come dimostrato nel delegare ad essa, impropriamente, la fornitura di apparecchiature a noleggio come 7 ecografi arrivati di recente nelle strutture ospedaliere pubbliche provinciali, o la possibilità di effettuare, prioritariamente, nelle strutture convenzionate esami ad alto costo, quali le risonanze magnetiche.

Non sembrerebbe quindi un caso che in ogni angolo della nostra provincia nascano strutture sanitarie private, che risultano sempre più affollate. Questo, a nostro dire, è un segno tangibile del fallimento della gestione dell’Azienda da parte dei vertici dirigenziali incaricati da Zingaretti di amministrare la sanità provinciale.
Inoltre, va aggiunto il mancato coinvolgimento nei processi decisionali dei componenti del neo costituito Osservatorio dell’Asl sui tempi di attesa e dei responsabili e dirigenti delle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, che lamentano la totale assenza di considerazione da parte dei vertici dell’Asl frusinate.

Considerato che nei tre anni di commissariamento dell’Asl questi problemi non sono stati risolti, ci domandiamo come intenda il – riconfermato – Commissario Straordinario dell’Asl di Frosinone, Dott. Luigi Macchitella, risolverli ora; troverà delle soluzioni idonee oppure per queste dovremmo attendere l’arrivo del futuro Direttore Generale?

 

 

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La medicina ai tempi degli Egizi

papiro de ebers minDr. Antonio Colasanti - Il piu antico libro di medicina risale a 3500 anni a.c. ed appartenne ad una biblioteca dei faraoni. Il papiro in questione tratta di medicina: circa 120 pagine e si intitola corpo o sommario dei rimedi contro le malattie e vi è inoltre una parte dedicata a superstizioni ed incantesimi.

Vi è una lunga serie di medicamenti da applicare alle varie malattie con peso e quantita di dosi. Vere ricette mediche classificate secondo le malattie di ventre, stomaco, testa e cuore. In tali ricette ci sono i medicamenti raccomandati da Galeno e molti medicamenti noti a romani greci ed arabi.

Vi sono sostanze da tutti e tre i regni della natura. Usatissimo il latte ed il sangue di bue, asino, avvoltoio, lucertola e pipistrello.
Regno vegetale: piante, fiori, frutta, legno, balsami, profumi, incensi.
Regno minerale: il natron, sale alcalino molto in uso presso i copti il salgemma, la limatura di rame, l'oro, il soum. In molti preparati entravano il miele, la cera, l'olio, il vino e tre liquori chiamati: haq-baka-hes.
Tra i medicamenti piu strani la polvere di mattone, la fuliggine, il cuoio e perfino i libri vecchi che bolliti si applicavano esternamente per guarire alcuni mali addominali.
Ricordiamo inoltre il metodo di imbalsamazione dei morti con tecniche cosi perfette che per millenni ci hanno conservato le mummie, capolavori di conservazione dei cadaveri.

 

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Scuola Digitale ed Alternanza Scuola Lavoro: tempi e percorsi

Scuoladigitale N3D 350 260di Felicetto Massa - Competenze per PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale) ed Alternanza Scuola Lavoro verso la naturale sincronizzazione dei tempi e la definizione di Roadmap.
Si sta consolidando sempre di più la vision che la digitalizzazione delle competenze formate nelle scuole siano una necessità sia per il collocamento lavorativo degli studenti e sia per l’economia del paese.
Pochi lo hanno considerato ma il vero merito da attribuire al PNSD della legge 107/2015 è quello di aver assorbito percorsi di digitalizzazione sporadici che erano che in alcuni casi si sono rivelati rari come delle mosche bianche nel parco delle scuole italiane.
Dal mondo dell’industria, da mesi invece si susseguono di continuo eventi organizzati per rispondere alle esigenze formative per Industria 4.0.
Il termine competenza è ormai compreso nei titoli dei diversi convegni e dei mezzi di stampa e se si insiste su questo fronte vuol dire che l’industria italiana ha bisogno dei giovani talenti italiani.
Ha fatto bene Federmeccanica ad elencare i fattori abilitanti per Industria 4.0 che possono essere una guida per scuole ed università ma chi deve essere a convocare il tavolo tecnico nel quale devono essere elencate, per fattore abilitante, tutte le competenze di richieste ai vari livelli di istruzione.
Manca ancora invece una visione industriale delle città per le quali ancora nessuno insiste come Confindustria nella richiesta di competenze specifiche. Anche le Smart Cities quindi hanno fattori abilitanti, che mettono al centro specifiche competenze digitali.

Non sono stati sciolti però alcuni aspetti

Il termine digitale però non deve spaventare, ad esempio il giovane che si è iscritto all’ITIS Meccanica oppure per i più grandi al Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica. Sta passando l’idea che all’industria 4.0 ed alle Smart Cities occorrano solo esperti di informatica.
Questo è un nodo importante che deve vedere affiancati le diverse professionalità con quelle dell’ICT per ridisegnare e digitalizzare i processi, ma anche creare le competenze reclamate dalle imprese prima di beneficiare delle misure messe a disposizione per Industria 4.0 hanno bisogno di risorse umane capaci di padroneggiare l’innovazione ed il cambiamento.
Volendo essere più precisi, per singolo fattore abilitante occorrono dati sulle competenze base di indirizzo che devono essere associate a quelle informatiche che lo digitalizzano.
Una Roadmap vera è propria che scuole ed università devono seguire, ma che si deve diffondere ed attuare con un notevole sforzo.
Ma rispondiamo ad una domanda. Quale è stata l’influenza della carenza di competenze nella mancata crescita nazionale?
Se si afferma sempre di più che i laureati di oggi siano impiegati nei ruoli dei diplomati di ieri vuol dire nel tempo la scuola non ha saputo dare ed anticipare risposte formative.
Oggi per fortuna nel rapporto di autovalutazione (RaV) queste problematiche vengono contemplate da indicatori specifici che si trovano negli gruppo degli esiti.
Manca in questi indicatori il gruppo dell’innovazione che, affiancato agli esiti, creerebbe le condizioni fertili per creare competenze utili alle imprese per programmare, investire ed avere fiducia per il futuro.
A scuola ad esempio ancora non si parla di quelle necessarie per i settori della green economy che opereranno nell’economia circolare e nella simbiosi industriale a cui il mondo industriale è orientato.
Per affrontare queste sfide, scuole e dirigenti scolastici, dovrebbero avere fondi a disposizione per finanziare i rimborsi per i membri dei comitati tecnici scientifici, che dovrebbero essere il vero motore di sviluppo dei territori.
La governance della scuola dovrebbe, anche trovare e riconoscere delle figure, orientate alle innovazioni, che potrebbero essere attribuite ai Dottori di Ricerca.
L’incapacità passata di sfruttare i Dottori di Ricerca nel dare uno “slancio” formativo orientato alla formazione di competenze ha sicuramente prodotto due tipi di danno: mancato ritorno economico da titoli di studio elevati ed il gap di competenze.

Si dovrebbe cominciare a diffondere per questo motivo, l’idea che la progettazione delle unità di apprendimento complesse deve necessariamente portare alla condivisione delle stesse all’interno della stessa materia o dipartimento ma aprirsi al territorio attraverso i Comitati Tecnici e Scientifici. Elevare lo standard e condividerlo sarebbe garanzia di una buona qualità didattica ed una omogeneità negli obiettivi del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF).

Altro aspetto da considerare e normare nei metodi e nelle scadenze è la fase di progettazione per competenze digitali per l’alternanza scuola-lavoro, soprattutto se si vanno a trattare i fattori abilitanti di Industria 4.0 e delle Smart Cities.
E’ importante stabilire un termine in cui le imprese in convenzione con la scuola devono comunicare le competenze richieste nei ruoli degli organigrammi.

La necessità di avviare un anno scolastico, consapevoli di sapere già le competenze da progettare, richiederà provvedimenti normativi di sincronizzazione dei tempi e delle scadenze.

Sono auspicabili anche gli open data degli organigrammi costruiti sulle competenze richieste nelle industrie e negli enti, che oltre a mostrare le posizioni disponibili, permetterebbe di fare collocamenti mirati anche alla valorizzazione dei talenti.

Tutto questo potrebbe essere sintetizzato in piattaforme cloud alle quali dovrebbero avere accesso imprese, enti e scuole per avere dei dati concreti sui quali ragionare e sui quali uniformare gli obiettivi di competenza.

Per esempio, racchiudere in un Big Data tutti i profili di rischio delle imprese di un territorio, ospitanti dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, permetterebbe di calibrare i processi di informazione e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, al fine di poter individuare le modalità e i tempi della formazione integrativa da erogare da parte della struttura ospitante.

Alle associazioni di impresa come Federmeccanica si deve suggerire di realizzare assieme al MIUR delle vere e proprie piattaforme MOOC (Massive Open Online Courses) orientate ai fattori abilitanti di Industria 4.0 e Smart Cities. Ricorrere ai corsi aperti in modalità elearning, gratis e su larga scala sicuramente significherebbe affiancare in con impegno serio ed uniforme le volontà delle imprese di digitalizzarsi.

 
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I tempi del SI e del NO in Tv

votoNO 350 260Redazione - Pubblichiamo un monitoraggio dell'agcom.it su "Il Referendum Costituzionale nei Tg e negli Extra-Tg" sui tempi di parola nei Telegiornali e negli Extra-Tg dei gruppi: Rai, Mediaset, Cairo, Sky Italian durante il periodo: 15 aprile – 15 luglio, Proprio la fase iniziale della promozione di Matteo Renzi. Come si può leggera dal pdf, che si può anche scaricare, i tempi nono sono prprio paritari, ma forse nemmeno equilibrati. Giiudicate da soli voi che leggete.

Chi parla di arroganza forse non sbaglia.

Clicca sul link che segue

https://www.agcom.it/documents/10179/5139876/Dati+monitoraggio+15-07-2016+1470066868257/cf6de3c1-8768-42b9-b442-1d432eb0edd6?version=1.0

 

 
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SIN Valle del Sacco: necessario stringere i tempi

valle del sacco 350 260Rete per la Tutela della Valle del Sacco - Il 12 febbraio scorso si è tenuta presso il Ministero dell'Ambiente una nuova conferenza di servizi per la perimetrazione del SIN "Bacino del Fiume Sacco", dal cui verbale emerge sostanzialmente la necessità di chiudere la fase preliminare, sulla base della proposta elaborata da Regione Lazio e Arpa Lazio, per poter quindi avviare le attività istruttorie.

Il dicastero ritiene necessario definire le prime aree di intervento, osservando che queste potranno essere successivamente ampliate, e ribadisce la volontà di rispettare i criteri di inserimento dettati dalla legislazione vigente sui SIN. Le aree che invece verranno segnalate come potenzialmente contaminate e che non rientreranno nei parametri definitori del SIN dovranno invece essere prese in carico dalla Regione. Si tratta ad esempio dell'area prospiciente la Marangoni Tyre di Anagni, dove sono presenti concentrazioni rilevanti di diossina e PCB, nonché di numerose altre aree industriali in diversi Comuni, in particolare Ferentino, Ceprano e Paliano.

Emergono però difficoltà di tipo oggettivo per superare l'impasse. I documenti in possesso della Regione Lazio riguardanti le operazioni di bonifica finora effettuate, utili per poter ridefinire l'area di perimetrazione, sono state sequestrati dalla Procura della Repubblica di Velletri per un'indagine in corso. Inoltre, quanto richiesto dal Ministero dell'Ambiente nella precedente riunione non è stato prodotto da diversi Comuni, che hanno fornito elementi non pertinenti.

Alcune amministrazioni hanno invece fornito elementi interessanti su alcune possibili aree di intervento, tra cui ad esempio l'ex area industriale di Castellaccio nel Comune di Paliano; viene finalmente richiesta l'inclusione dell'area ex Cemamit nel Comune di Ferentino; molte altre proposte di inserimento sembrano invece dimostrare che non c'è ancora molta chiarezza tra gli enti locali su cosa possa essere concretamente inserito in un SIN.

Anche per questo la Regione Lazio propone, in data 6 marzo, un incontro con amministrazioni e associazioni al fine di semplificare il lavoro di raccordo, istituendo per comodità una apposita mail cui far confluire le necessarie documentazioni.

Riteniamo effettivamente urgente e indifferibile stringere su questa fase, ma ci sentiamo di andare avanti, guardando al post-perimetrazione e fornendo elementi utili per il prosieguo delle attività di bonifica, ferma ormai da più di due anni. Da tener presente che lo stand-by ha prodotto o sta producendo ingenti danni economici. Ad esempio, alcuni milioni di euro stanziati per la bonifica, inutilizzati, sono rientrati o stanno rientrando in dotazione al Ministero dell'Ambiente, e non è affatto scontato che possano essere nuovamente utilizzati per la Valle del Sacco. Riteniamo, quindi, che sia necessario avviare in tempi ragionevoli alcune attività particolarmente rilevanti, per non compromettere totalmente i pur parziali risultati ottenuti a dieci anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza nella Valle del Sacco.

A parer nostro l'operazione prioritaria consiste nella verifica idrologica degli argini del fiume, con successivo rafforzamento nelle aree a rischio di esondazione, in quanto il contaminante Beta-HCH è ancora presente nel sedimento fluviale e potrebbe nuovamente riversarsi nelle aree ripariali.

La seconda operazione urgente consiste in una nuova caratterizzazione di tutte le fasce agricole ripariali (la precedente è ferma al 2008), utile alla ridefinizione dei perimetri di interdizione ad uso agricolo e zootecnico. Non è detto che alcune zone non possano essere restituite alla coltivazione.
La terza è affrontare in modo definitivo la decontaminazione delle aree agricole trovate contaminate dopo la caratterizzazione, con tecniche che non producano nuovi danni.

In parallelo è indispensabile sbloccare la situazione amministrativa sulle autorizzazioni allo scarico del barrieramento idraulico nell'area industriale di Colleferro (è peraltro probabile che nel frattempo giunga il pronunciamento del TAR Lazio relativo a un ricorso intentato da SE.CO.SV.IM contro la Provincia di Roma) e avviare il percorso di Messa in Sicurezza di Emergenza della discarica di rifiuti tossici denominata ARPA2.

Nel frattempo il territorio, dal basso, deve avviare un percorso unitario di pressione, che sia di ausilio al tavolo di Coordinamento dei Sindaci, affinché la comunità sia costantemente informata e possa rendersi partecipe sulle operazioni future di intervento e di riqualificazione.

Valle del Sacco, 27.02.15

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