fbpx

Con convinzione dalla parte della PACE

GUERRA RUSSIA vs UCRAINA

Pretendere il cessate il fuoco è un diritto dell'umanità

di Ignazio Mazzoli
marcia perugiassisi 390 min“FERMATEVI”, gridava lo striscione di apertura della marcia per la Pace Perugia-Assisi che il 25 aprile di quest’anno ha visto coinvolte decine di migliaia di persone.
Questa iniziativa non è stata fatta conoscere con la necessaria ampia diffusione che tutt’ora merita. Forse perché invitava Russi e Ucraini, insieme, a far tacere le armi, anziché invitare a proseguire “sine die” la guerra? Fino a che... e fino a quando…?

È l’ultimo dei tanti episodi che motivano il malcontento verso l’informazione italiana. Malcontento e disillusione soprattutto di quella maggioranza del popolo italiano che non vuole l’invio di armi anche italiane all’Ucraina con la certa convinzione che questo sostegno è motore di un pericoloso e ingovernabile allargamento del conflitto, che al contrario, politica e diplomazia hanno il dovere di far cessare.
Ora, anche fra gli operatori dell’informazione si sollevano potenti voci di dissenso verso la mancanza di informazioni complete su un conflitto che alcuni giudicano inevitabile e sacrosanto. È questa narrazione televisiva estenuante, a senso unico, di decine di ore al giorno, come avveniva per il covid, ma che in quel caso era motivata dal dover indicare indispensabili condotte di vita corrette, a tutela della salute di ognuno di noi.

Oggi c’è al contrario la diffusione di un dogmatismo per convincerci della bontà delle decisioni governative e della maggioranzaok triincee GettyImages 350 min che sostiene l’esecutivo e che induce molti, troppi operatori a svillaneggiare tutti coloro che non lo condividono, siano essi intellettuali, giornalisti e politici dubbiosi. Emblematiche sono alcune interviste a cui è stato sottoposto il Presidente del M5S Giuseppe Conte che è sembrato, più che un intervistato davanti a giornalisti, un malfattore davanti a poliziotti aguzzini che pretendevano una confessione di reità.

E' avvenuto a “di Martedì” con Giovanni Floris a proposito della necessità di impedire l’aumento in bilancio al 2% delle spese per la Nato in tempi troppo brevi, e più recentemente si è ripetuto con Corrado Formigli che a "Piazza Pulita" di giovedì 28 aprile pretendeva da Conte un atto di fede sull’opportunità dell’invio di armi all’Ucraina anche a fronte dell’apertura di una nuova fase della guerra che oramai si caratterizza per un escalation di cui è difficile pronosticare e prevedere esiti, durata e dimensioni delle forze in campo. E' solo un esempio, ma se ne potrebbero fare ben altri. Insomma, gli interlocutori, che hanno dubbi e contestano le scelte del governo Draghi, vengono incalzati anche con brutalità e sberleffi, cosa che a chi condivide quelle scelte, non avviene.

I Paesi Nato, convocati in una base USA a Ramstein in Germania, si sono riuniti per concordare cosa? L’allargamento della guerra contro lo “Zar” costi quel che costi? Subito dopo Biden chiede al Congresso USA altri 33 miliardi di dollari in aiuti di cui oltre 20 in armi, non solo ma pretende anche contributi dagli alleati. Una somma “proporzionale” a quella stanziata dagli american. Un incubo ci assale. Che guerra ci si deve preparare ad affrontare? E noi che rispondiamo? Consentiamo che altri, gli stati Uniti di Biden decidano per noi? Ma L'Unione europea dov'è?

A questo punto sì, che la cosa ci riguarda tutti quanti molto da vicino, e non soltanto perché le condizioni iniziali dell’intervento italiano furono decise in un contesto totalmente diverso da quello odierno. Alla luce, plumbea, degli ultimi annunci, infatti, non è più accettabile che il nostro Paese proceda come se niente fosse senza interpellare immediatamente il Parlamento. Draghi deve confrontarsi con il Parlamento e i partiti tutti si devono passare la mano sulla coscienza per riconsiderare le loro decisioni.

Ci sono insomma due fronti che la grande informazione di regime si preoccupa di coprire: a) convincere noi italiani che la guerra è giusta e inevitabile; b) bacchettare ogni forza politica che possa far tremare la maggioranza che sostiene Draghi.

Riflettiamo su questo, che mi sembra un vero e proprio misfatto a danno delle opinioni maggioritarie del nostro popolo e del dettato della nostra Costituzione. Il suo articolo 11 stabilisce che “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” la forza del verbo ripudiare è stata più volte ripresa e sottolineata sin dal 24 febbraio, anche se non sempre capìta, ma qui voglio richiamare l’altra affermazione di ripudio: ”come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” che mi pare assolutamente calzante alla drammatica circostanza che stiamo vivendo e, non va trascurato come fanno i nostri governanti che sembrano soprattutto impegnati ad allinearsi aglitrincee scavate nei giardini di kiev 600 min alleati nordamericani.

Una seconda Helsinki per lavorare concretamente per la Pace

È un conflitto spietato quello che c'è e quello che alcuni profilano è anche peggiore. Urge aprire la strada per il cessate il fuoco e richiede urgentemente la convocazione di una Conferenza di pace internazionale che liberi l’UE e il mondo tutto dalla volontà bellicista dei due contendenti e obblighi loro e i propri alleati a scegliere la via della trattativa con tutte le conseguenze che comporta per i belligeranti. Qui non c’è niente da vincere, c’è solo morte e distruzione (di macerie ce ne sono già troppe). Se si continua così c’è il rischio di una guerra combattuta anche con armi nucleari che comporterebbe la fine del pianeta. Le armi devono tacere per fare posto alle trattative. Impegnarsi a trovare una soluzione negoziale è l'una vera e concreta solidarietà da dare agli ucraini in modo da far cessare stragi e distruzioni spaventose.

In molti, saggiamente, hanno chiesto una nuova Helsinki analoga a quella che si svolse nel 1975. Bene. È un modello da replicare immediatamente impegnando subito grandi potenze: Cina, USA, Russia India e paesi interessati. A parere di molti questo sarebbe un compito che l’UE potrebbe e dovrebbe affrontare dando un giusto e utile contributo, in questa necessaria direzione, con autonomo spirito d'iniziativa che fino ad ora è mancato. Riuscirà a trovarlo?

Una conferenza di tal genere saprebbe pure rispondere alle esigenze di definizione di un nuovo, condiviso, ordine mondiale, che senza mortificare nessuno riesca ad assicurare una pace più stabile e anche meno conflitti locali.

Basta con i luoghi comuni e con gli anatemi. Qui è in gioco la vita di tutti noi. Possiamo aspettare che si decidano Zelensky e Putin? Non bastano i danni che già stiamo subendo e di cui parla così poco la nostra informazione?
Si avvelena il clima chiamando “putiniani” tutti quelli che vogliono discutere e invitare a riflettere sul fatto che stiamo precipitando senza controllo nel baratro di una guerra senza fine.

Aggressore e aggredito, oggi, non vogliono ugualmente la pace, sperando che prolungando la guerra uno vincerà sull’altro e ignorando che nessuno avrà questo premio, ma al contrario raccoglieranno macerie inestricabili, assurde custodi di corpi massacrati in una desolazione senza speranza.

Il tema di come arrivare alla Pace deve diventare centrale e senza alternativesolo la pace 390 min

Abbiamo sentito riecheggiare in queste giornate più volte il reganiano anatema, rivolto oggi a Putin: “Impero del male (in inglese: Evil empire)" che il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, pronunciò l'8 marzo 1983 destinandolo all'Unione Sovietica allora guidata da Michail Gorbačëv, ma poi i due s’incontrarono e si parlarono, svolgendo un Summit dal 29 maggio al 3 giugno 1988.

Quanto è cambiato da allora! L’Urss non c’è più. Non c’è più traccia dell’eredità della Rivoluzione d’ottobre. Eltsin e Putin l’hanno relegata in un dimenticatoio e già questo non giustifica più nostalgie di vecchi comunisti e tanto meno millantare spauracchi di guerra di valori. Il capitalismo è negli Usa e nella Federazione Russa. Gli oligarchi (anche con nomi diversi) spadroneggiano dovunque. Chi sente il bisogno ineliminabile di una nuova società più giusta, senza sopraffazioni di diritti e mortificanti diseguaglianze, guardi avanti, continui nelle mutate condizioni a lavorare per conquistarla con studio e volontà di battaglie democratiche.

Qui non c’è una guerra di civiltà da combattere, c’è una civiltà superiore da conquistare ancora con la democrazia e nella Pace. "Il naufragio di civiltà minaccia tutti", ammonisce Papa Francesco il 3 aprile. "Questa è una guerra sacrilega" aggiunge avvisando "L'Unione europea [perché] sia responsabile, [dicendo] no a torbidi accordi". Ancora il Papa il 13 aprile, spiega: “[la] pace ottenuta con forza è solo [un] intervallo tra guerre”.

Perché non si parla di cosa succede a noi? Piuttosto

“Gli eventi scioccanti in Ucraina stanno avendo enormi impatti negativi sull’economia mondiale” e “ci vorrà del tempo per valutare il costo umano, morale ed economico della guerra”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento al Development Committee della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale.

Basterebbe questo da solo a farci scegliere la via della Pace. – “La guerra tra Russia e Ucraina sta provocando un’onda anomala di rincari su rincari dei prezzi all’interno del mercato internazionale che continuano a crescere a dismisura, si è scatenata una tempesta perfetta tra l’aumento dell’energia e l’aumento delle materie prime che farà ricadere sulle tasche dei consumatori un sostanziale aumento dei beni di prima necessità, come pasta e pane, oltre alla benzina che è arrivata a superare i 2 euro.” Gli italiani già provati dalla crisi economica provocata dalla pandemia non possono sostenere quest’ulteriore impennata di prezzi.

L'inflazione di oggi allarga la povertà assoluta e falcidia i redditi da lavoro. È già prossima al 6% e richiede misure di sostegno a chi è in difficoltà economiche e a tutti i redditi da lavoro. Il governo saprà intervenire respingendo tutte le ostilità degli imprenditori o se si preferisce dei “padroni”?

Costoro, nei fatti, certo non sono i più disponibile alle scelte di Draghi. Qualche dato: dopo 7 settimane di guerra, solo il 19% degli Stati del mondo ha deciso di rispondere all’invasione dell’Ucraina imponendo sanzioni economiche alla Russia. In questa classifica “negativa” sorprendono per il “non disimpegno” dalla Russia, la Francia (68%) e l’Italia (64%) che si trovano sul podio con percentuali di molto vicine a quelle cinesi, e nettamente più elevate rispetto a quelle tedesche (46%).

Quando capita di sentire “tutto il mondo condanna”, ecco non è tanto vero, le cose non stanno proprio così.

Scrive l’ISPI (Istituto per gli studi di Politica Internazionale https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tutti-i-buchi-delle-sanzioni-alla-russia-34533) che, solo un terzo delle sanzioni economiche imposte nella storia ha raggiunto i suoi obiettivi. In particolare, l'efficacia delle sanzioni dipende dal fatto che siano non solo forti, ma anche imposte all’unisono da gran parte delle nazioni e delle imprese del mondo, in modo da ridurre la possibilità di scappatoie e partite di giro.

Ecco una piccola prova concreta in un elenco, incompleto certo, di imprese italiane che eludono le sanzioni? Restano in Russia: Buzzi Unichem, Calzedonia, Campari, Cremonini Group, De Cecco, Delonghi, Geox, Intesa Sanpaolo, Menarini Group, UniCredit, Zegna Group. Stanno prendendo tempo Barilla e Maire Tecnimont. Riducono operazioni Enel, Ferrero, Pirelli. Sospendono l’attività: Ferrari, Iveco, Leonardo, Moncler, Prada. Si ritirano Assicurazioni Generali, Eni, Ferragamo e Yoox. E chissà quante altre. (dati ISPI).

Con convinta decisione, chi vuole, continui a servire la causa della Pace senza timidezze né imbarazzi e trovi altri servitori impegnati e generosi, scoprirà orecchie e coscienze attente.
Con buona pace di tutti gli indiavolati guerrafondai.

 

 marcia perugiassisi 650 min

 aggiornato il 2 maggio 2022 alle ore 14,56

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Clicky

 

 

 

Leggi tutto...

Nuova Direttiva UE sulla qualità delle acque

AMBIENTE-QUALITA' DELLE ACQUE

Sui nuovi elementi da monitorare il livello massimo sia zero

Banner 1 ISDE 390 minL’Associazione medici per l’ambiente-ISDE Italia ha inviato una lettera al Governo e ai Parlamentari, in merito al recepimento della Direttiva (UE) 2020/2184, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano.

La Direttiva introduce la ricerca nelle acque a uso potabile e fissa valori di parametro per nuovi elementi ovvero per il Bisfenolo A, il Clorato e il Clorito, gli Acidi Aloacetici, la Microcistina-LR, i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) totale e somma di PFAS e l’Uranio.

Come evidenziato da una copiosa e consolidata letteratura scientifica nazionale e internazionale, il Bisfenolo A, le Microcistine-LR, i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) e l’Uranio sono sostanze tossiche, dotate di azione di interferenza endocrina, cancerogene, mutagene e i PFAS hanno anche attività immunotossica e neurotossica, particolarmente nell'età evolutiva.

Nella lettera inviata alle Istituzioni italiane chiediamo che il BisfenoloA, la Microcistina-LR, i PFAS e l’Uranio siano sempre ricercati nelle analisi di controllo per le acque a uso potabile e che il loro valore limite sia fissato in zero.

Si deve infatti considerare, per queste come per altre sostanze già normate, il cosiddetto effetto cocktail, relativo a sostanze tossiche e/o cancerogene e/o mutagene e con azione di interferenza endocrina che, se anche rilevate singolarmente entro le concentrazioni previste dalla nuova Direttiva, possono tra loro realizzare effetti di sinergia e amplificazione tali da configurare rischio per la salute umana.isde logo min

Qualora quindi venissero riscontrati valori superiori allo zero per il Bisfenolo A, la Microcistina-LR, i PFAS e l’Uranio, le acque in questione dovranno essere considerate come inadatte all’uso umano e si dovranno prendere tutti i provvedimenti necessari per il loro disinquinamento e protezione.

Al seguente link è presente la lettera con tutti i riferimenti bibliografici e le principali pubblicazioni scientifiche: lettera ISDE Governo su Direttiva acque

 

Arezzo, 7 dicembre 2021

 

Uff. Stampa ISDE

 

https://www.isde.it/wp-content/uploads/2021/12/2021.12.02-Osservazioni-Direttiva-europea-2020-2184-acque-destinate-al-consumo-umano.pdf?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=cs_isde_appello_al_governo_nuova_direttiva_ue_su_qualita_acque_sui_nuovi_elementi_da_monitorare_il_livello_massimo_sia_zero&utm_term=2021-12-07

Leggi tutto...

Genitori tarantini alla UE: "sia a favore della vita"

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

Genitori Tarantini chiedono a UE che ponga il proprio peso politico a favore della vita

cinziazaninelli 390 minEgregio Commissario Virginijus Sinkevičius,

desideriamo ringraziare la Presidente von der Leyen, il Vicepresidente esecutivo Timmermans e Lei per la risposta alla nostra lettera.

In riferimento a quanto da voi dichiarato, non intravediamo impegni da parte del Governo italiano tali da rassicurare la Commissione europea circa la bontà della linea assunta per la salvaguardia del benessere psico-fisico dei tarantini e la salubrità dell’ambiente.
Vogliamo ricordare che lo stabilimento tarantino, pure al minimo della produzione, resta il maggiore emettitore di CO2 d’Italia. Dichiarare, quindi, che possa tornare a 6 milioni di tonnellate di acciaio prodotto “a caldo” è per noi inaccettabile, anche tenendo conto del fatto che si sta discutendo da anni di emergenza climatica e della fine dell’uso del carbone entro il 2050 (data davvero lontana, se ci è consentito dirlo, che ci fa pensare alla mancanza del coraggio di prendere decisioni “giuste” verso problematiche “ingiuste”).

Non leggiamo, nella lettera di risposta da Voi inviata, alcun accenno a una preventiva valutazione del danno sanitario e ambientale per una produzione a caldo lanciata verso i 6 milioni di tonnellate.
La Magistratura italiana ha, sì, prodotto prove inconfutabili di colpe riferibili ad una precedente gestione, ma da quei giorni ad oggi nulla è cambiato, nonostante l’intervento dei Commissari governativi, prima, della multinazionale ArcelorMittal, dopo, e dall’attuale gestione mista Stato-privati, con interventi economici di oltre un miliardo di euro da parte del soggetto pubblico.

Omettiamo questa volta di inviare ulteriore documentazione fotografica, immaginando Voi già sappiate che la situazione non è cambiata per niente, per chiedere di puntare la Vostra attenzione su uno studio, da poco pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Environmental Research”, che ci presenta dati altamente drammatici, a cominciare da un eccesso di mortalità nei tre quartieri tarantini più vicini all’insediamento industriale (1.060 morti in più rispetto all’atteso, negli ultimi 10 anni).
Lo stesso studio, condotto dalla SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) con il supporto dell’Università di Bari e la collaborazione del Comune di Taranto, riporta un dato altamente allarmante, insopportabile per la Comunità europea. Tale dato si riferisce all’aspettativa di vita che, esclusi gli ultimi due anni di pandemia mondiale, dal 1945 in tutto il mondo è sempre andata crescendo. A Taranto, negli ultimi 10 anni, in controtendenza, questa aspettativa di vita è andata diminuendo!

Il dato davvero inaccettabile, però, è nel confronto dell’aspettativa di vita tra uomini e donne (che si attesta mediamente intorno ai 3 anni di differenza a favore delle donne).
In una realtà territoriale piccola come Taranto, tra un uomo del quartiere Paolo VI (prossimo all’acciaieria) e una donna del quartiere Talsano (lontano dall’acciaieria) la differenza di aspettativa di vita arriva a 12-13 anni, a favore di quest’ultima: una cosa inumana!

Riteniamo importantissimo che la Commissione che Voi rappresentate si faccia carico di questa emergenza assolutamente non procrastinabile e ponga il proprio peso politico a favore della vita, della salute e dell’ambiente, diritti inalienabili di ogni cittadino europeo. Compresi i tarantini.

Grazie.
Distinti saluti.
Associazione Genitori tarantini - ets

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Clicky

 

 

 

Leggi tutto...

La Turchia non può e non deve entrare nella UE

 LOTTE E MOVIMENTI

È urgente una presa di posizione non equivoca nei confronti della Turchia

di Nadeia De Gasperis
violence against women it 390 minSono trascorsi pochi giorni dalla decisione di Erdogan, sotto l’egida della fazione più conservatrice del Paese, di uscire dalla Convenzione di Istanbul, che aveva visto la Turchia proprio tra i suoi primi firmatari nel 2011.

Fin dal 2014, quando la Convenzione è diventata operativa, i gruppi conservatori turchi ne hanno contrasto l’applicazione, sostenendo che indeboliva la famiglia, incrementava i divorzi e favoriva le rivendicazioni della comunità LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender).
Il presidente turco Erdogan, lo scorso 20 marzo, ha motivato l’uscita dalla Convenzione di Istanbul sostenendo che le autorità turche e le leggi nazionali fossero sufficienti a garantire la protezione delle donne.

Secondo le statistiche pubblicate dall’organizzazione Fermeremo i femminicidi, in Turchia ci sono stati 300 femminicidi nel 2020, mentre altre 171 donne sono state trovate morte in circostanze sospette. Alcuni di questi casi sono stati classificati come suicidi.
Ricordo che soltanto durante il lockdown delle prime fasi della pandemia, si registravano in Turchia 21 femminicidi in tre settimane.
La campagna antiviolenza, condotta dalle donne e dagli uomini turchi, si prefiggeva di portare il regime turco all’Aja per femminicidio, genocidio e crimini di genere. In una Intervista a Melike Yasar, portavoce del comitato per le relazioni internazionali del Movimento delle donne curde in Europa, sosteneva: «In Turchia e nelle regioni occupate dallo Stato turco le donne sono rapite, stuprate, vendute, rese oggetto e spinte verso ruoli di genere conservatori, soffocate dalla società patriarcale»

Intorno alla questione dei femminicidi e delle violenze è nata l’associazione 100 ragioni per perseguire il dittatore che propone non solo rendere noti i crimini contro le donne e le politiche femminicide, ma anche contro gli attacchi alla cultura e l’identità di un popolo.

Ma come guarda il resto del mondo alla questione turca?

I rapporti della Turchia con la Nato, con alti e bassi, sono complessi e basati su convergenze e divergenze di ordine geopolitico, e non si fondano su una condivisione, neanche formale, di principi e di valori.
Il nostro presidente del consiglio, Mario Draghi, riprendendo le parole di condanna del Presidente USA Biden, al mancato rispetto del trattato di Istanbul, ha condannato la decisione della Turchia stigmatizzandolo come un “grave passo indietro” e sottolineando il fatto che un Paese democratico come il nostro non possa condividere certi valori, poi correggendosi, “certi disvalori”.

Ma ora i riflettori sulla Turchia si spegneranno di nuovo, come è accaduto ogni volta che una decisione politica eclatante ha indignato per un po’ la comunità internazionale per poi tornare nell’oblio.
Anche La Corte costituzionale bulgara nel 2018 ha addirittura definito la Convenzione di Istanbul incostituzionale perché rendeva meno chiara la distinzione fra uomo e donna. Dunque anche all’interno della stessa comunità europea, la situazione è tutt’altro che scontata.
Non basta condannare il singolo fatto, la violenza sulle donne e la discriminazione delle diversità sono tra questioni senz’altro più attuali, gravi, universali e imprescindibili di politiche democratiche, ma la Turchia vìola costantemente i diritti umani, lo ha fatto ai tempi di Gezi Park, simbolo della ribellione pacifica delle donne e degli uomini, che veniva repressa alla luce del sole con la forza. Idranti puntati sulle donne, giovani o anziane che fossero, li ricordiamo tutti.

La Giunta delle Camere Penali Italiane, insieme agli Osservatori Europa e Pari Opportunità, si unisce alla protesta di tutte le donne e le giuriste d’Europa, nonché e a tutti coloro che ricoprono ruoli di rilievo nelle Istituzioni nazionali ed europee affinché promuovano concrete iniziative per evitare un arretramento nella conquista dei diritti e nella difesa degli stessi. Borrell, l'Alto rappresentante per gli esteri e la sicurezza, sembra descrivere nel suo discorso un universo parallelo, soprattutto rispetto a quello descritto dalla cronaca. Il suo è stato un approccio molto pragmatico tutto basato su relazioni commerciali e contenimento dei flussi migratori. La direzione è quella dell'apertura alla Turchia, sia pur cauta.

In Italia, insieme alle colleghe di altre province, la consigliera di parità della Provincia di Rimini, Adriana Ventura, ha scritto una lettera al premier Mario Draghi, alla luce dell’uscita della Turchia dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul del 2011). Una lettera in cui viene chiesto «al Consiglio d’Europa e alla UE di sospendere la procedura di accesso della Turchia nell’Unione Europea, condizionando da qui in avanti ogni relazione nei confronti del governo turco alla garanzia del rispetto dei diritti umani nei quali ricadono il diritto alla salute e alla vita delle donne».

Ritengo dunque che le parole di Draghi, e di qualsiasi altro Paese voglia dirsi democratico, con politiche in difesa dei diritti umani, siano del tutto insufficienti. È urgente una presa di posizione non equivoca nei confronti di un Paese che lede costantemente i diritti e la libertà delle donne e di tutti i suoi cittadini.

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Il Recovery Fund e come lo vediamo

Per uscire dalla crisi

Il coronavirus, la crisi economica e la ricostruzione in Europa

di Alessandro Mazzoli
ursula von der leyen 380 minCon la diffusione del coronavirus e l’impatto violento avuto su tutte le società, non avendo a disposizione vaccini e cure appropriate, gli stati hanno reagito nell’unico modo che avevano a disposizione: imporre ai cittadini restrizioni molto pesanti stabilendo il cosiddetto lockdown che è consistito nell’obbligo di rimanere in casa interrompendo la gran parte delle attività lavorative e di svago, salvo quelle produttive ritenute di assoluta priorità.

Una simile decisione già in origine portava con se la conseguenza di una fortissima crisi economica. Più lunga fosse stata la fase di blocco più dura sarebbe stata la crisi. Con una chiusura meno prolungata la crisi sarebbe stata più contenuta. Ma la consapevolezza della crisi è stato un dato di fatto, e in molti paesi ha condizionato pesantemente le scelte dei governi che hanno finito per ritardare troppo la decisione del lockdown ed hanno pagato un prezzo di vite umane altissimo.

Il dilemma tra salute e lavoro, non nuovo in verità, si è riproposto e si ripropone anche in questa circostanza con effetti rilevanti sul piano politico all’interno di ogni paese e sul piano globale. E’ fuori di dubbio però che senza la necessaria sicurezza per le persone è impossibile immaginare la ripresa dell’economia.

Questi temi hanno investito in pieno anche l’Europa che, in realtà, veniva già da un periodo difficilissimo dovuto alla crisi economico finanziaria del 2007/2008 e che aveva lasciato profondi strascichi, basti ricordare la vicenda della Grecia.
La differenza è stata che, in piena pandemia da coronavirus, con la necessità di reagire il più rapidamente possibile, la politica e le istituzioni europee hanno prodotto novità rilevantissime sulle quali è giusto riflettere proprio perché rappresentano una discontinuità rispetto almeno agli ultimi due decenni. Il che, innanzitutto, la dice lunga sulla forza d’urto di questa epidemia che, peraltro, è soltanto all’inizio.

Davanti a questa emergenza è diventata immediatamente più evidente l’inadeguatezza della politica europea imperniata sull’austerity e sul controllo rigido del debito pubblico dei singoli stati. In pochissime settimane sono saltati tutti i capisaldi di un impianto conservatore che ha governato a lungo l’Europa: è stato sospeso il patto di stabilità, sono stati autorizzati sforamenti di debito pubblico, è stato radicalmente trasformato il fondo salva stati (MES), di fatto sono stati realizzati gli “euro bond” attraverso il piano definito Recovery Fund o Next Generation EU, è prevalsa la necessità della coesione europea al posto dell’egoismo dei singoli stati, la BCE ha dovuto proseguire la politica del Quantitative Easing ideata da Draghi e di cui era stata annunciata la dismissione solo qualche mese prima.

La svolta è stata possibile perché si è compreso abbastanza presto che in gioco c’era esattamente il progetto europeo. Nel senso che, se di fronte ad un’emergenza così grande non si fossero condivise le risposte necessarie a proteggere le popolazioni e ridare impulso a processi economici virtuosi, allora si sarebbe dovuto constatare il prevalere dell’impostazione nazionalista e il venir meno di quei valori comuni che diedero vita al progetto comunitario. Anche se il dibattito pubblico non sempre si è soffermato su questo, la posta in gioco è stata realmente questa: Europa si, Europa no e, quale Europa?

In questa circostanza le posizioni europeiste e comunitarie dei paesi del mediterraneo, a partire da Italia e Spagna, hanno trovato l’ascolto e la sponda di Francia e Germania e sono diventate la base per impostare una nuova stagione di politiche orientate verso gli investimenti più innovativi.

Il pacchetto complessivo è fatto di due parti: quello composto dal bilancio pluriennale UE dal 2021 al 2027 e quello del Recovery Fund. Secondo il progetto il bilancio dovrà avere nei sette anni un volume pari a 1074 miliardi di Euro, da finanziare prevalentemente attraverso i contributi netti degli stati membri dell’Unione. Il piano per la ripresa economica invece è pari a 750 miliardi di Euro. Di questi, 390 miliardi vengono erogati sottoforma di sovvenzioni, che non dovranno essere ripagati dai paesi destinatari, mentre 360 miliardi verranno distribuiti sottoforma di crediti.

 

Senza dubbio il Recovery Fund introduce un’importante novità nel panorama europeo. Per la prima volta viene prevista una condivisione del debito. Proprio per questo la Commissione europea potrà emettere dei titoli comuni sui mercati finanziari. Gli stati membri però non dovranno erogare dei soldi ma esprimere soltanto una garanzia rispetto al fatto che nel caso di necessità sostengano i titoli.
Per l’utilizzo di questi fondi la Commissione europea ha definito delle linee guida che i governi dovranno prendere in considerazione nella stesura dei piani. Tra i criteri principali di cui gli stati membri devono tenere conto ci sono la sostenibilità ambientale (in linea con l’European Green Deal), la produttività, l’equità e La stabilità macroeconomica. Per esempio la Commissione ha proposto che almeno il 20% delle risorse venga destinato alla transizione digitale e che il 37% serva per finanziare la spesa per il green. Saranno naturalmente i governi e i parlamenti di ogni singolo paese a redigere e approvare i piani nazionali che poi saranno sottoposti al vaglio della Commissione europea.

Nel complesso la “quota” italiana del Recovery Fund è di circa 209 miliardi di Euro ripartiti in 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti. Si tratta di cifre ragguardevoli non solo perché sono le più alte destinate ad un singolo paese, ma anche perché rappresentano un’operazione in proporzione più grande del Piano Marshall con il quale fu avviata la ricostruzione post bellica. Cioè questa decisione europea è importante non solo per la quantità di risorse mobilitate ma anche per il risvolto politico che ha portato il nostro paese ad avere un ruolo cruciale in un passaggio difficilissimo della storia dell’Unione.

E’ indubbio quindi che questo risultato sia un grande successo della diplomazia italiana. Ma per poter parlare di un grande successo dell’Italia c’è ancora molto da lavorare e non sarà sufficiente soltanto il governo e una maggioranza parlamentare. Ovviamente sono e saranno fondamentali. Ma la partita che si è aperta e la posta in gioco richiedono che il paese in quanto tale si senta mobilitato per costruire ad ogni livello le condizioni per utilizzare al meglio le risorse di cui disponiamo. Scelte chiare su progetti ambiziosi che spingano verso la modernizzazione del paese e l’equità sociale perché le due cose non sono in contrapposizione ma possono e devono andare insieme, sempre.

L’Italia ce la farà se, innanzitutto, dimostra di essere capace di un dibattito pubblico ben più adeguato di quello a cui stiamo assistendo da troppe settimane. Non si può ogni giorno discutere se il governo deve stare in piedi o deve cadere. E’ un errore perché genera confusione, ed è un inutile perdita di tempo e di energie perché a questo governo non c’è alternativa e il problema dell’Italia, oggi, non è questo.

IL terreno del confronto pubblico va velocemente spostato verso l’Italia del 2030, 2040, 2050, rimettendo al centro le nuove generazioni, consolidando i pilastri dello stato sociale attraverso investimenti massicci su istruzione e sanità e aprendo una grande discussione sul lavoro del presente e del futuro, perché green economy e digitalizzazione possono essere due straordinarie opportunità se affrontate con gli occhi dell’equità sociale, ma possono anche essere un costo enorme se visti solo e soltanto con gli occhi del profitto e del mercato senza regole.

La stessa discussione sul MES sconta approcci non solo ideologici, ma, purtroppo privi della visione necessaria sulla serietà di questa crisi e sulle necessità dell’Italia di domani e di dopodomani.
Il MES di cui disponiamo oggi non è più il Fondo Salva Stati che prevedeva l’arrivo della troika nel caso di paesi inadempienti. E’ un fondo a disposizione, sotto forma di prestito, per investimenti diretti e indiretti sui sistemi sanitari a tassi estremamente favorevoli senza condizionalità. In base alla ripartizione di questo fondo all’Italia spetterebbero circa 37 miliardi di Euro che, casualmente, equivalgono all’ammontare dei tagli che negli ultimi vent’anni sono stati apportati al Sistema Sanitario Nazionale dai vari governi che si sono succeduti.

Ma perché non dovremmo dire di si ad un prestito dedicato che ci consentirebbe di risanare e modernizzare il nostro sistema sanitario? Peraltro, diversamente dal Recovery Fund, i fondi del MES sono immediatamente disponibili e non occorre aspettare l’estate del 2021. Dobbiamo considerare che l’efficienza dei servizi sanitari, d’ora in poi, equivarrà ad un requisito di affidabilità di un paese e sarà uno degli elementi che determinerà il grado di resilienza in caso di nuove emergenze. Quindi, sia per gli errori compiuti in passato e sia per le necessità future noi abbiamo assoluto bisogno di nuovi investimenti in sanità per strutture più moderne, ricerca avanzata e servizi di prossimità ai cittadini.

Ecco, le diverse posizioni e i diversi orientamenti politici e culturali dovrebbero imboccare la strada di un confronto rivolto al futuro piuttosto che attardarsi in dispute di corto respiro e che non seminano niente di buono. Certo, è innanzitutto compito delle classi dirigenti, ma è anche compito della società nel suo insieme. Perché, mai come in questa circostanza è vero che “ci si salva e si va avanti se si agisce tutti insieme, e non solo uno per uno”.

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

L'UE non aiuta...se lo fa, votano contro o s’astengono

Inutili idioti

Malvini e Seloni mindi Aldo Pirone - Finora hanno gridato all’Europa che non aiuta e non interviene. Quando lo fa, votano contro o s’astengono. I “patrioti” son fatti così. Ultimamente, più l’Ue prova a superare il suo deleterio confederalismo, mette in campo nuove risorse e abbandona i vecchi totem dell’austerità (patto di stabilità ecc.), e più i sovranisti vanno in confusione. Ieri Macron e Merkel hanno fatto una proposta importante, ancorché insufficiente: recovery fund di 500 miliardi di trasferimenti, non di prestiti com’è stato finora. E’ una proposta, ma per i soggetti da cui proviene, Francia e Germania, è importante. Almeno lo è per chi conosce la storia europea dal 1870 al 1945, dipanatasi attorno al conflitto nazionalistico franco-tedesco e che la costruzione europea doveva disinnescare in un'Unione più larga, democratica e sociale.

Ebbene che dice il nostro “bauscia” (Salvini)? “Non si capisce se c’è una Ue o decidono tutto Francia e Germania. Così il Recovery fund è dimezzato ed è solo un prestito destinato ad alcuni settori”. La “proposta” – alla quale già annunciano opposizione i “paesi frugali” di Austria, Olanda, Danimarca e Svezia – per il “ganassa” è diventata “decisione” e il “trasferimento” un “prestito”. Quanto alla quantità dello stanziamento, dovrebbe spiegare perché si è astenuto venerdì scorso sui 2000 miliardi chiesti dall’europarlamento. Poveraccio. Piuttosto, la discussione dei 27 su questa proposta sarà dura, sia per farne accettare la modalità di prestito sia per allargarne la quantità secondo quanto richiesto dall’europarlamento. E sarà dura perché in quella sede si decide all’unanimità.

Dal canto suo la concorrente di Salvini, Giorgia Meloni, nota “patriota” italiana, non ci ha capito nulla e, come ubriaca, dice che Conte e Di Maio sono stati utilizzati come “utili idioti” da Macron. Aver avuto l’assenso dalla Merkel per 500 miliardi di cui l’Italia dovrebbe beneficiare per molta parte, perché saranno distribuiti secondo le necessità e su progetti ben precisi, non la smuove dal suo antieuropeismo d’accatto. Preferirebbe che l’Italia affondasse priva di ogni aiuto europeo pur di abbattere il governo Conte. Non capisce, inoltre, che è la Germania che si è smarcata dai “paesi frugali”, non la Francia da quelli del sud i quali, infatti, apprezzano, come, d’altro canto, Ursula Von Der Leyen che il 27 prossimo dovrebbe presentare la proposta complessiva della Commissione europea sul recovery fund.

Insomma, un’idiota e manco utile.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Leggi tutto...

Una babele di lingue biforcute

Il Totem

mes 390 mindi Aldo Pirone - Se uno vuole avere una visione della cialtroneria imperante nell’informazione e nella politica italiana, basta che segua gran parte del dibattito di questi giorni sul Mes e sulle proposte di parziale modifica che l’eurogruppo ha fatto ai 27 capi di governo della Ue. Una cacofonia di linguaggi propagandistici senza capo né coda, ma tutti molto assertivi. Trovare il testo integrale del comunicato finale dell’eurogruppo sui mass media, dove, tuttavia, su di esso pontificano da giorni fior di esperti economici, commentatori del nulla e politici a fiuto, per avere contezza di cosa in effetti abbiano deciso i rappresentati dei 19 paesi aderenti all’euro, è come sprofondare nel classico pagliaio cercandovi il proverbiale ago che, infatti, non si trova perché non c’è.

Lasciamo stare i clowneschi leader della destra, Meloni e Salvini, che sul Mes hanno detto più falsità e bugie di quante possa contenerne un cargo transoceanico. Ma anche nel campo del centrosinistra e del governo mica si scherza. La cosa più falsa che agitano i grillini, per esempio, è quella di presentare le cose come se il governo Conte dovesse decidere se avvalersi del Mes così com’è, o meno. Cosa che non è. Neanche il governo Monti, in verità, si avvalse del Mes per non avere la Troika (Fmi, Bce, e Commissione europea) in casa. Quella che poi, eterodiretta dalla Merkel, mise piede in Grecia, con i risultati che tutti abbiamo visto e di cui gli stessi troikisti si sono successivamente pentiti, piangendo calde lacrime di coccodrillo. A salvarci dallo spread stellare innescato dal predecessore di Monti, Berlusconi, fu la Bce di Draghi con il quantitative easing. Non a caso, l’unica grande istituzione economica e finanziaria europea che decide a maggioranza, andando oltre l’unanimismo confederale della Ue.

Per rendermi conto tra tanta babele di lingue biforcute che cosa avesse veramente deciso l’eurogruppo sul Mes ho cercato in rete il testo del comunicato finale che consta di ben 23 punti. Al punto 16 si dice tra l’altro: «Proponiamo di istituire un sostegno di crisi pandemica, basato sull'esistente precauzione ECCL linea di credito e adattata alla luce di questa specifica sfida, quale garanzia pertinente per gli Stati membri dell'area dell'euro colpiti da questo shock esterno. Sarebbe disponibile per tutti gli Stati membri dell'area dell'euro durante questi periodi di crisi, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del MES, che riflettano le sfide attuali, sulla base di valutazioni anticipate da parte delle istituzioni europee. L'unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell'area dell'euro che richiedono assistenza si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell'assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID 19. Seguiranno le disposizioni del Trattato MES. L'accesso concesso sarà il 2% del PIL del rispettivo membro alla fine del 2019, come parametro di riferimento. Con un mandato dei leader, ci impegneremo a rendere questo strumento disponibile entro due settimane, nel rispetto delle procedure nazionali e dei requisiti costituzionali. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine della crisi di COVID 19».

Il timore di alcuni (Travaglio) è che questa linea di credito senza condizioni possa essere in seguito sottoposta alle norme iugulatorie previste dal Trattato Mes. Altri (Fassina) ritengono la cosa addirittura inevitabile. Insomma, sarebbe una trappola e una truffa insieme, riducendo l’intento solidaristico dell’Europa a una specie di gioco delle tre carte. Nel comunicato dell’eurogruppo si nota una frasetta: “Seguiranno le disposizioni del Trattato MES”. Potrebbe significare che gli Sati che si avvalessero di quest'aiuto specifico e incondizionato dovranno poi seguire ciò che prevede il Mes in generale, oppure, come a me pare, che per rendere effettiva la incondizionalità riferita all’obiettivo di utilizzare l’aiuto in campo sanitario per fronteggiare il covid 19, si dovranno modificare le “disposizioni” del Trattato Mes.

Come che sia, se l’intento non è quello di parlare a vanvera ritrovandosi al seguito di Salvini e Meloni, ma di sconfiggere eventuali intenti truffaldini allora è su questo che bisogna puntare l’attenzione con le dovute proposte e osservazioni, per portare a casa in sicurezza 37 miliardi per la nostra sanità di cui abbiamo estremo bisogno. Stasera a mettere ordine nella cacofonia del centrosinistra è arrivato il Presidente Conte: “Parlo da premier e da avvocato – ha detto su facebook - Se vi saranno condizionalità o meno lo giudicheremo alla fine. E solo allora potremo valutare se il Mes è conforme al nostro interesse nazionale. E questa discussione dovrà avvenire in modo pubblico e trasparente, dinanzi al Parlamento, al quale spetterà l'ultima parola". Ottimo metodo e ottimi propositi.

Certo, non è qui e su questo la svolta che si chiede all’Europa. Su ben altre grandezze economiche e su ben altri strumenti dovranno prendere decisioni definitive i capi di governo dei 27 paesi aderenti all’Ue il 23 aprile prossimo. Papa Bergoglio gliel’ha ricordato due giorni fa: «Oggi l’Unione Europea – ha detto - ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative». I

l Mes non è fra queste ultime, e il fatto di farne una specie di totem mettendolo al centro dello scontro e del confronto politico, per altro propagandistici e confusi, dentro il campo del centrosinistra, di quello progressista e della maggioranza di governo è, per citare Fouché, “peggio di un delitto, è un errore politico".

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

{jd_file file==21}

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Leggi tutto...

La UE, il virus e la mucca pazza

Questa è oggi la UE

Blu tongue ulcerated lip nares 350 260Domanda: Il «coronavirus non pone il problema di un coordinamento dell’azione europea contro le pandemie?» Risposta (del presidente del Parlamento europeo): «Abbiamo una capacità di risposta comune per le crisi veterinarie, come quella della mucca pazza. Non l’abbiamo sulla salute delle persone».
Eccola qua la bella Europa solidale e socialista sognata da Altiero Spinelli: una burocratica costruzione padronale, che ai fini del profitto e dell’equilibrio monetario dei più forti tutela la salute delle bestie (con rispetto parlando per le prosperose mucche olandesi), ma non quella degli esseri umani e il loro lavoro.
Questa è oggi la UE: un mostriciattolo dal volto disumano, che nulla ha a che vedere con l’Europa dei popoli e dei lavoratori.

nuvola rossa

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

{jd_file file==21}

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Per il rispetto della memoria e della storia

Andy Warhol Falce e Martello 350 minAppello all'Europarlamento. Le giuste esigenze di lotta al razzismo e al fascismo non possono fondarsi su un uso distorto e persino falso della storia o sul pretendere di recidere le radici di una componente fondamentale dell’antifascismo quale è quella comunista

La risoluzione del Parlamento europeo approvata a grande maggioranza il 19 settembre scorso, su «importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa», è un atto politico e culturale sbagliato e da respingere con forza.

In primo luogo va detto che non spetta a un organismo istituzionale o politico affermare una determinata ricostruzione della storia.

Questo è un compito che va lasciato al libero confronto tre le diverse interpretazioni e opinioni, alla ricerca degli studiosi. Un uso della storia che voglia imporre una determinata visione dei principali eventi del secolo scorso per farne armi per la battaglia politica immediata non dovrebbe avere cittadinanza in una vera democrazia.

In secondo luogo, le affermazioni riguardanti la storia del Novecento presenti nella risoluzione contengono errori, forzature e visioni unilaterali che sono inaccettabili.

Vi si afferma che il “patto Molotov-Ribbentrop” del 23 agosto 1939, «ha spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale». Si omette così qualsiasi riferimento al colpevole comportamento delle democrazie liberali di fronte alla politica espansionistica nazifascista, che data almeno dall’invasione dell’Etiopia (1935) e dalla guerra di Spagna scatenata dal generale Franco (1936), e proseguita con il “diktat di Monaco” (1938) e il conseguente smembramento della Cecoslovacchia non solo a opera della Germania, ma anche della Polonia e dell’Ungheria. E non va dimenticata la annessione dell’Austria (Anschluss) avvenuta l’11 marzo del 1938.

La storia ci insegna che l’Unione Sovietica cercò a lungo una intesa con Francia e Regno Unito in funzione antitedesca, e si decise a un accordo con la Germania (al fine di rimandare il pur inevitabile attacco nazista) solo quando fu chiaro che tale intesa era impossibile, anche per l’opposizione della classe dirigente polacca guidata dal dittatore di destra Piłsudski e alleata di Francia e Regno Unito.

Inoltre la risoluzione non fa cenno all’enorme contributo alla vittoria contro il nazifascismo, decisivo per le sorti stesse dell’Europa e dell’umanità, dato sia dall’Unione Sovietica (oltre 25 milioni di morti), sia da chi, ovunque in Europa e nel mondo, spesso guidato dagli ideali e dai simboli delle varie correnti del movimento comunista internazionale, si oppose alle truppe hitleriane e ai loro alleati. Si dimentica così che Antonio Gramsci, oggi tra gli autori più letti e studiati in tutto il mondo, morto per volontà del fascismo, era un dirigente e teorico comunista. Si riesce a nominare Auschwitz senza dire che fu l’esercito dell’Unione Sovietica a liberarne i prigionieri destinati allo sterminio.

O si dimentica volutamente che in molti paesi (tra cui la Francia e l’Italia, ma non solo) i comunisti furono la principale componente della Resistenza al nazifascismo, dando un contributo di primo piano alla sua sconfitta e alla rinascita in quei paesi di una democrazia costituzionale e alla riaffermazione delle libertà politiche, sindacali, culturali e religiose. Per non parlare del decisivo apporto che Stati e idealità comuniste diedero nel Novecento alla liberazione di interi popolo dal giogo coloniale e a volte dalla schiavitù.

Ricordare questi dati di fatto, che la mozione colpevolmente omette, non significa ignorare e tacere sugli aspetti più condannabili di ciò che generalmente si chiama “stalinismo”, sugli errori e sugli orrori che vi furono anche in quel campo.

Essi però non possono cancellare una differenza di fondo: mentre il nazifascismo, nel dare vita a una spietata dittatura e nel negare ogni spazio di democrazia, di libertà e persino di umanità, nel perseguitare fino allo sterminio proclamato e pianificato, le minoranze religiose, etniche, culturali, sessuali, cercò di realizzare i propri programmi, i regimi comunisti prima e dopo la guerra, allorquando si macchiarono di gravi e inaccettabili violazioni della democrazia e delle libertà, tradirono gli ideali, i valori e le promesse che aveva fatto.

La qual cosa deve produrre domande, riflessioni e indagini, ma – congiuntamente al contributo dato dai militanti e dall’Urss alla sconfitta del nazifascismo – non permette in alcun modo l’equiparazione di nazismo e comunismo che è al centro della risoluzione del Parlamento europeo, né l’identificazione, più volte fatta dalla mozione, di comunismo e stalinismo, vista la grande varietà di correnti ideali ed esperienze politiche a cui il primo ha dato vita.

Queste falsificazioni e omissioni non possono essere assunte come base di una «memoria condivisa» e tantomeno diventare base di un programma comune di insegnamento della storia nelle scuole, come la mozione auspica.

Non può divenire la piattaforma di una «Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari», quale la mozione chiede. Né fornire la motivazione per la rimozione «di monumenti e luoghi commemorativi (parchi, piazze, strade, ecc.)» che, con la scusa della lotta a un indistinto totalitarismo, invita in realtà a cancellare limpide pagine della storia di chi contribuì col proprio sacrificio a battere il nazifascismo.

Si afferma che la mozione del Parlamento europeo contiene inevitabili compensazioni atte a far passare anche una affermazione di volontà di lotta al «ritorno al fascismo, al razzismo, alla xenofobia e ad altre forme di intolleranza».

Ma queste giuste esigenze di lotta al razzismo e al fascismo non possono fondarsi su un uso distorto e persino falso della storia o sul pretendere di recidere le radici di una componente fondamentale dell’antifascismo quale è quella comunista. I popoli d’Europa non lo devono permettere.

PRIMI FIRMATARI:
Guido Liguori
Maurizio Acerbo
Walter Baier
Maria Luisa Boccia
Luciana Castellina
Paolo Ciofi
Davide Conti
Enzo Collotti
Maria Rosa Cutrufelli
Paolo Favilli
Paolo Ferrero
Eleonora Forenza
Nicola Fratoianni
Citto Maselli
Ignazio Mazzoli
Lidia Menapace
Massimo Modonesi
Roberto Morea
Roberto Musacchio
Pasqualina Napoletano
Rosa Rinaldi
Bianca Pomeranzi
Aldo Tortorella
Per adesioni:

Se cliccando sull'indirizzo email non si apre il vostro programma di posta automaticamente, slezionate questo indirizzo e copiatelo a mano nel destinatario dell'email che volete inviare, nell'oggetto scrivete: Aderisco all'appello

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

UE voto 2019. Lina Novelli, Sindaca candidata del PD

lina novelli 2 ridimensionato minA differenza della fine del '900 oggi l'UE è percepita come responsabile delle condizioni di crisi che colpiscono i ceti più deboli dei paesi europei. Si può correggere questa percezione, come?

Si, la percezione è cambiata notevolmente e oggi il sentimento antieuropeo è cresciuto molto.
Purtroppo dopo l’entrata in vigore dell’Euro è mancata la costruzione di una vera sovranità politica europea capace di guidare uno sviluppo equilibrato e sostenibile con le scelte più adeguate per favorire la crescita e l’inclusione sociale.
Moltissimo c’è da fare per riavvicinare L’Europa ai tanti cittadini della comunità, a cominciare da un cambiamento vero e profondo delle politiche che hanno prodotto questa rottura tra popoli e istituzioni. Cambiamento che certo non può essere rappresentato dai sovranisti e dai nazionalisti perché l’Europa ha già conosciuto i nazionalismi quando questi sono stati la causa dei conflitti più gravi della storia dell’umanità.
Ciò che serve è riavvicinare l’Europa ai bisogni veri dei cittadini con istituzioni rinnovate e più rappresentative della volontà popolare. Noi proponiamo di lavorare alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa dove i cittadini che votano lo fanno per scegliere sia il parlamento e sia il governo dell’Unione.

 

Qual è a suo parere la critica più fondata e quale correzione principale andrebbe introdotta?

La critica più fondata è che l’Europa è apparsa via via più distante dalla vita materiale di milioni di cittadini. E il problema principale, almeno di questi ultimi dieci anni, è stata la cosiddetta “austerity” che ha imprigionato molti paesi dell’Unione alle più rigide regole di bilancio senza avere la possibilità di investire risorse per la crescita economica e occupazionale e reagire alla crisi del 2007-2008.
Adesso, più che mai, ciò che serve è il ritorno a politiche più espansive che aumentino le opportunità per i cittadini, per le imprese e per i territori. Bisogna rimettere al centro il lavoro e lo sviluppo sostenibile.

 

In questa situazione qual è il punto di forza del programma del PD? Ha in sé le proposte perché la voce dei popoli pesi nella giusta misura sulle decisioni legislative del Parlamento europeo?

IL PD propone un’Europa riformata e democratica come strumento essenziale per superare le disuguaglianze, perseguire la giustizia fiscale, affrontare le minacce dei cambiamenti climatici, gestire i flussi migratori e garantire la sicurezza per tutti i cittadini europei.
In un’Europa veramente democratica il Parlamento, che rappresenta direttamente i cittadini dell’Unione, e il Consiglio, che rappresenta gli Stati, devono essere sullo stesso piano. Il principio della co-decisione sugli atti legislativi, oggi in vigore su molte materie, deve essere esteso a tutte le materie proprio per realizzare la pari dignità tra la voce dei cittadini e quella dei governi.
In ogni caso il prossimo Parlamento Europeo deve promuovere una profonda riforma costituzionale dell’Unione Europea.

 

Secondo lei dovrebbe concludersi l'esperienza della Commissione europea per fare posto a pieni poteri del Parlamento UE?

Chiedere, come noi facciamo, una riforma costituzionale dell’Europa significa innanzitutto voler semplificare e rendere più efficienti le istituzioni europee. Avere insieme la Commissione Europea e il Consiglio d’Europa, entrambi in rappresentanza dei governi degli Stati, è qualcosa che deve necessariamente essere superata per lasciare il posto ad un limpido confronto tra Parlamento europeo e Governo europeo.

 

Dopo Greta Thunberg, l'UE dovrebbe legiferare per aumentare le normative ambientali destinate alle imprese al fine di ridurre le emissioni di diossido di carbonio e gli sversamenti di inquinanti nei fiumi?

L’iniziativa ‘Fridays for future’ di Greta, sostenuta da milioni di giovani in tutto il mondo, impone una significativa attenzione alle tematiche ambientali. Nella lotta ai cambiamenti climatici non si può e non si deve perdere altro tempo perché è ormai un’emergenza e una priorità.
Secondo noi, in materia di emissioni, si deve rivedere il pacchetto clima-energia per giungere al dimezzamento delle emissioni nel 2030 e a zero emissioni nette nel 2050. Inoltre, serve un piano straordinario con il quale l’UE dovrà essere capace di mobilitare 290 miliardi di Euro per la completa decarbonizzazione del sistema energetico europeo.
Per quanto riguarda gli sversamenti di inquinanti nei fiumi, si tratta di veri e propri reati ambientali che vanno perseguiti come prevede la legge italiana introdotta nella precedente legislatura e meglio conosciuta come “legge sugli ecoreati”. La legge italiana fa seguito ad una direttiva europea del 2008, proprio in materia di reati ambientali.

 

Il rapporto Europa territori, in termini di ascolto e risposta ai disagi e nuove esigenze può offrirsi a nuove opportunità ed esperienze, in che modo principalmente?
E’ necessaria una nuova visione per i territori, le città e le periferie affinchè nessuno resti indietro. Noi, per esempio, pensiamo che i fondi di coesione devono diventare sempre di più il centro di una politica attiva contro la povertà e le disuguaglianze, a cominciare dalle aree più deboli. Nella prossima programmazione europea serviranno almeno 5 miliardi di Euro per le aree urbane e per i piccoli comuni che soffrono lo spopolamento e la perdita di servizi essenziali.
La mia esperienza di Sindaco di un piccolo comune, Canino, che si mette in gioco in una competizione di ambito sovranazionale vuole proprio rappresentare una domanda di partecipazione forte dei territori alle scelte fondamentali dell’UE. Ma rappresenta anche la consapevolezza che i territori devono sapersi organizzare per essere all’altezza della sfida europea e coglierne tutte le opportunità. I territori, le comunità locali, devono fare rete se vogliono dire la loro ed essere ascoltati. In Europa vincono le reti, e noi dobbiamo accettare questa sfida se vogliamo veramente realizzare un salto di qualità.

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici