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PD Cassino: oppositori stravaganti come vecchi orologi ad acqua

PD CASSINO

Insipienza e la volgarità di un’opposizione a corto di argomenti

manifestoCassino controPD minCon la puntualità stravagante di un vecchio orologio ad acqua, uno sparuto gruppetto di consiglieri di opposizione, da tempo specializzatosi in polemiche infondate a buon mercato, è ritornato sulla vexata quaestio dell’autenticità delle firme apposte nella presentazione delle liste alle elezioni amministrative di tre anni fa. L’intento volgarmente provocatorio del manifesto traspare già dalla stampigliatura del logo del PD che sovrasta un’inopinata e fantasiosa censura su fatti e circostanze nelle quali non è coinvolto nessun esponente della maggioranza che sostiene il sindaco Enzo Salera e, tanto meno, di rappresentanti istituzionali del Partito Democratico. In mancanza di concrete obiezioni e/o riserve critiche sull’operato dell’attuale amministrazione cittadina, il manifesto riprende, con l’aggiunta di una generosa dose di gratuita maldicenza, il problema della autenticità delle firme, ampiamente discusso ed analizzato, con un serrato confronto tra maggioranza e opposizione, nella seduta consiliare del 4 aprile scorso. In quella sede, l’Amministrazione cittadina e gli esponenti del PD, a cominciare dal Sindaco Salera, con rigorosa correttezza istituzionale e politica, espressero piena e totale fiducia nell’operato della magistratura per l’individuazione delle responsabilità sugli eventuali illeciti commessi.

Quali novità, quali inediti risvolti politici hanno spinto i firmatari del manifesto a diffondere nelle bacheche della città una serie di contumelie e di illazioni calunniose, indegne persino di un alterco da osteria ? Forse che dall’indagine della magistratura sono emerse irregolarità e ipotesi di reato sull’eventuale voto di scambio, comunque ascrivibili ad esponenti politici dell’Amministrazione? Ahimé, nessuna di queste motivazioni viene richiamata nel manifesto, semplicemente perché non ce ne sono. L’esigenza che ha mosso i suoi firmatari ha radici puramente psicologiche ed assolutamente impolitiche: non avendo alcun argomento per affrontare un confronto serio sui temi reali della città, si è preferita la strumentalizzazione di incidenti procedurali al vaglio dei magistrati. Perciò si è imboccata la più comoda e consueta delle scorciatoie polemiche, manipolando l’opinione pubblica con notizie inventate e dirottandone l’attenzione su problematiche fittizie, prossime all’insulto e al pettegolezzo senza fondamento.

Siamo certi, tuttavia, che i cassinati sapranno leggere in questi tentativi maldestri di distrazione di massa, nient’altro che l’insipienza e la volgarità di un’opposizione a corto di argomenti, incapace perciò di esercitare, anche attraverso il dissenso e la critica democratica, il ruolo di classe dirigente che una città come Cassino meriterebbe.

Romeo Fionda Segretario Circolo Pd Cassino;  Sergio Marandola Presidente circolo Pd Cassino

 

 

 

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Dei vecchi e della solitudine affettiva

Analidi Opinioni Dibattiti

Ricordando il libro ‘Le sette piaghe d’Italia’ di Domenico Rea

di Michele Santulli
Vecchiaia 390 minUno degli aspetti macabri a dir poco del periodo di pandemia che stiamo vivendo dovunque nel mondo è che la vittima prelibata e prescelta del virus sono i vecchi, i cosiddetti geronti! Sono centinaia e centinaia, ogni giorno, sistematicamente: e come per tutte le belle e buone cose, il nostro Paese - per tanta gente così fortunato! - ha la bandiera del primato negativo anche in questo caso: sessantamila/settantamila decessi fino ad oggi!

Una ecatombe. E ci si chiede: come mai solo i vecchi? E le risposte, come sappiamo, vengono fornite, convincenti, a spiegazione, ogni giorno: non c’è però una risposta altrettanto convincente ad un’altra domanda: che cosa ha fatto la istituzione pubblica o non pubblica, di specialistico e di specifico finalizzato almeno a lenire ed alleviare tale esiziale contingenza? Zero totale e completo: imperdonabile, quasi un omicidio premeditato! Talvolta la leggerezza e superficialità sono stati tali da riuscire a introdurre il contagio anche nelle poche case di riposo che esistono nel Paese! E’ vero, gli organi dello Stato sono stati impegnati, e con successo, alla risoluzione di problemi e situazioni di carattere generale eccezionali e mai conosciuti. Ma quanto deve sgomentare tutti e non solo gli interessati, è il fatto che nessuna istituzione, nessuna associazione, nessun sodalizio, nessun movimento popolare, nessun personaggio della vita pubblica, partito o sindacato, si sia fatto promotore di iniziative o almeno richiamato l’attenzione, sull’abbandono e rimozione di tale componente della società quale è il rispetto e la cura dei vecchi.

Nessuno si è mosso o fatto sentire. Questo è quanto deve spaventare anzi atterrire, soprattutto se si fanno certi paragoni con certe vicende della cronaca quotidiana per la quale vi sono invece effluvi e profluvi di buonismo e perbenismo e di garantismo… Per vecchi e anziani: zero. Nel nostro paese si è avuta la prova scientifica che, nei fatti, i vecchi non contano, vanno tenuti in casa, semmai, nello sgabuzzino delle scope, contano solo, e accuditi e curati! se sono portatori di pensioni allettanti! Che cosa è dunque accaduto in Italia? E qui, a interpretazione possibile, ma non a giustificazione, di tale feroce realtà, si toccano argomenti e fatti quali consumismo e civiltà dei consumi, edonismo, ‘uomo consumatore’, ricerca del piacere e godimento a ogni costo, omologazione di tutto e di tutti, ignoranza e insensibilità generali, o quasi: e tali realtà tengono occupati studiosi e ricercatori e politici di mezzo mondo al fine di offrire rimedi e soluzioni ed è a questi studiosi che rimandiamo il lettore interessato per cercare di capire tali atteggiamenti aberranti e perfino criminali nei confronti di quelli che fino a ieri sono stati ritenuti i pilastri e i punti di riferimento della società -e che lo sono anche oggi- anche se consumano poco, anche se non usano i telefonini e similia, i geronti, i vecchi.

A me premeva solamente richiamare alla terribile situazione italiana degli anziani e al fatto che nessuno fino ad oggi sia sceso in piazza a difenderli e a sostenerli. Per gli Italiani la situazione è particolarmente critica in quanto negli altri paesi la società è tale per cui i vecchi ad una certa età decidono, senza arrecare problemi a nessuno, di ritirarsi a trascorrere gli ultimi anni in luoghi a loro dedicati e cioè in case di riposo, per tutte le tasche, sotto il vigilissimo controllo e assistenza delle autorità pubbliche. Ed ecco anche perché molti meno morti. Qui ci arrestiamo perché affianco alla costatazione che nel nostro Paese le case di riposo sono estremamente scarse, risulta che in effetti ne esistano, e in quantità, di piccole, ma fuori legge, abusive, al nero, fuori di qualsivoglia controllo: la riprova terribile, e conferma, di quale e quanta considerazione godano i cosiddetti vecchi in questo sfortunato paese.

Quella nel titolo è una storia descritta da Domenico Rea, lo scrittore napoletano famoso, apparsa in un libricino intitolato ‘Le sette piaghe d’Italia’ alcuni anni addietro: qui lo scrittore narra il solito episodio del vecchio rimasto solo e dei figli: ne sono quattro, adulti e indipendenti, alcuni padri di famiglia, che un giorno si incontrano tutti e quattro per decidere del destino del vecchio. E ognuno dice la sua : io non posso perché…, io non posso perché…. e tutti e quattro non possono….: se si ha piacere si leggano le pagine di Domenico Rea. Il vecchio seduto nella poltrona della sua camera matrimoniale intuisce da qualche parola quale è l’argomento che tiene impegnati così vivacemente da parecchio tempo i quattro figli e capisce bene di che cosa si tratta.

Finalmente trovano un accordo: “Allora facciamo così; lo teniamo tre mesi ciascuno” ma la sorella fa presente che lei deve già pensare al parente del marito e quindi non può tenerne due, di geronti in casa. Tutti comprensivi: “allora lo teniamo quattro mesi ciascuno noi tre”. Tutti d’accordo anche ora e perciò vanno dal padre a comunicare la lieta notizia.
Vanno in camera, la poltrona è vuota, il vecchio non c’è: la finestra è aperta!

 

 

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