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Antonella Necci

Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.
Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!
Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

URL del sito web:

Hacker e Regione Lazio

 CYBER ATTACK

L'opinione dell'ingegnere informatico Lorenzo Giustiniani 

di Antonella Necci
hacker 390 minCosa sta dietro l'attacco hacker subito dalla Regione Lazio e che ha mandato in tilt il sistema di prenotazione per i vaccini Covid? A dare alcune significative risposte è Lorenzo Giustiniani, ingegnere informatico esperto in cyber sicurezza, laureato all'Unical e con robusta esperienza in grandi aziende nel campo di gestione sistemi e sviluppo software.

In una intervista rilasciata per il quotidiano online Il Lametino, l'ingegnere esprime alcuni dubbi sul presunto attacco hacker alla Regione Lazio che ha causato il blocco del sito Laziocrea che, tra le altre attività che la regione Lazio gli ha affidato, gestisce anche la prenotazione vaccini, visite specialistiche e altro. Nella responsabilità cybersecurity c'è anche una cogestione parallela da parte della società Leonardo, la quale si è subito affrettata, in una nota, a specificare che la propria mansione riguarda non la gestione della cybersecurity, ma la fornitura di servizi di know-how su come destreggiarsi e difendersi nel web da parte delle società affidatarie della gestione informatica della Regione Lazio.

Un gran scaricabarile è sembrato ai non addetti ai lavori (cioè noi comuni mortali), mentre il ramsonware innescava il conto alla rovescia dopo la richiesta del riscatto, (rigorosamente in inglese, come si sono giustificati i rapitori di dati personali).
L'ingegnere Lorenzo Giustiniani, però, da esperto, sembra confermare, con il suo intervento, i dubbi che in questi giorni ci hanno fatto riflettere su quel "qualcosa di strano" insito nella vicenda.

"In questi giorni sentiamo parlare continuamente del presunto, ed uso appositamente il termine, attacco hacker subito dalla Regione Lazio che avrebbe compromesso il sistema di prenotazioni online. Da quando è partita questa vicenda - spiega Giustiniani - abbiamo sentito innumerevoli versioni che, partendo dall’attacco massivo da paesi remoti ('il peggior attacco della storia italiana'), arrivando sino all’intervento dell’FBI e dell’Europol (ci mancavano gli Avengers) si sono risolti dicendo '…abbiamo un backup'. Chi lavora nel settore della sicurezza informatica o, semplicemente, chi ha lavorato un po' nel mondo dell’IT - aggiunge - ha capito che la storia raccontata sin qui è piena di stranezze. Un attacco hacker mirato, di solito, ha un obiettivo, cioe trafugare informazioni e/o guadagnare e/o promuovere il proprio risultato. Come è possibile che una infrastruttura come quella che ci si aspetta per un servizio di prenotazione vaccini (e qui dovremmo parlare di certificazioni di processo come la 27001 o altro) in caso di problemi impieghino settimane per capire come ripristinare un servizio?

Tutti gli attuali accusati di 'errore' si sono discolpati immediatamente (come il povero dipendente la cui utenza VPN è stata trafugata e che, colto da malore, è stato trasportato in ospedale, sia la società Engineering, colosso dell’informatica che avrebbe in qualche modo partecipato alla gestione dei sistemi)".

"In sintesi - spiega infine l'ingegnere Giustiniani - sulla sicurezza informatica e sugli attacchi hacker ne sentiremo ancora tante, purtroppo, a causa della cattiva gestione fatta sin qui, ma impariamo a capire cosa fanno con i soldi pubblici, pagando milioni di euro per sistemi informativi che dovrebbero essere a prova di bomba e che invece si rompono e non si sa più come rimettere in piedi".

09/08/2021
Antonella Necci

 

 

 

 

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Canada: chiese bruciate e tombe anonime di bambini

 CRONACHE DI ANTONELLA NECCI

Il Canada chiede conto al Papa per la strage dei bambini indigeni

di Antonella Necci
Canada chiese bruciate tombe bambini huffingtonpost 390 minIn Canada, altre due chiese cattoliche sono state bruciate dopo il ritrovamento di una serie di tombe anonime di bambini nativi in siti gestiti dalla Chiesa a Kamloop.

In precedenza altri due luoghi di culto erano stati bruciati nella Columbia britannica.

Le fiamme sono state appiccate nella chiesa di Sant’Anna e in quella di Chopaka ed entrambe sono state distrutte.
Secondo gli inquirenti i gesti di vandalismo sarebbero connessi alla vicenda delle 750 tombe anonime scoperte nei pressi di un ex istituto gestito dalla chiesa cattolica a Marieval: il mese scorso erano stati trovati i resti di 215 bambini vicino a un altro ex pensionato.
Nessuna notizia sugli autori materiali del gesto e nemmeno alcuna rivendicazione è stata espressa.

Il primo ministro del Canada Justin Trudeau, dopo la rivelazione sulle fosse comuni, si è scusato pubblicamente e ha invitato Papa Francesco a fare lo stesso parlando di una possibile indagine penale sulla vicenda delle tombe ritrovate vicino ai pensionati. Il premier ha sottolineato gli errori del suo Paese, che per secoli ha tentato di assimilare i Nativi delle Prime Nazioni alla popolazione locale.

Per ora dal Vaticano nessuna notizia. Papa Francesco non ha ancora risposto all'appello del Presidente canadese Trudeau.

Ricordiamo che in passato circa 150mila giovani indigeni, Inuit e Metis, sono stati iscritti a forza nelle scuole residenziali, sottoposti a maltrattamenti e abusi sessuali e più di 4mila sono morti per malattie e negligenze.

La scoperta terribile dei 215 corpi di bambini nella British Columbia ha confermato i sospetti che da decenni si susseguivano sulla vicenda.

La pratica di sottrarre i figli ai nativi per rieducarli alla nuova cultura importata dai coloni era diffusa nell’Ottocento, periodo nel quale fu fondata la Kamloops Indian Residential School, oggi gestita dalla Chiesa cattolica. Molti dei corpi ritrovati nella fossa comune del cortile dell’istituto, in particolare, appartengono a bambini di appena tre anni.

I resti di altre 761 persone, anche in questo caso principalmente di bambini nativi, sono stati scoperti lo scorso 24 giugno nel sito di un’ex scuola di rieducazione cattolica nella provincia di Saskatchewan, in Canada.

 

 

 

 

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Pubblicato in Antonella Necci

Luana e gli altri

 PAGINE DI ANTONELLA NECCI

 Manomissioni a scopo di lucro

di Antonella Necci
luana d orazio 390 minNuovi dettagli della perizia sulla morte di Luana D'Orazio svelano che l’orditorio era stato manomesso per velocizzare il processo lavorativo.

Due manomissioni effettuate allo scopo di evitare interruzioni e velocizzare la produzione a discapito della sicurezza: una è stata apportata al quadro elettrico, l’altra alla parte meccanica. La prima, in particolare, avrebbe permesso al macchinario che ha ucciso Luana D’Orazio di funzionare in automatico anche con la saracinesca di protezione abbassata. È quanto trapela dai primi risultati della perizia svolta sui due orditoi al centro dell’inchiesta della Procura di Prato sulla morte dell’apprendista di 22 anni, mamma di un bimbo di 5, risucchiata e stritolata il 3 maggio dal macchinario al quale stava lavorando in una ditta tessile di Oste di Montemurlo.Mercoledì sono stati interrogati in procura i coniugi Luana Coppini e Daniele Faggi, convocati dal sostituto procuratore Vincenzo Nitti e sentiti rispettivamente come titolare e come gestore di fatto dell’orditura Luana, dove è avvenuto l’incidente mortale. Entrambi sono indagati per omicidio colposo e rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Dalle prime verifiche era già emerso che il sistema di sicurezza era disattivato al momento dell'incidente.
La contestazione del secondo reato si riferirebbe proprio alla presunta disattivazione di una fotocellula che regola l’abbassamento automatico del cancello di sicurezza dell’orditoio gemello di quello al quale stava lavorando Luana. In base ai controlli eseguiti, infatti, il sensore sul macchinario sarebbe stato presente e perfettamente funzionante, ma in qualche modo disattivato al momento dell’incidente.
I due orditoi sono stati prodotti dalla tedesca “Karl Mayer TexilmachineFabrik Gmbh”, i cui tecnici hanno collaborato con i periti nella lettura dei dati dei due impianti. Secondo quanto emerso, la Coppini avrebbe risposto alle domande degli inquirenti, mentre il marito si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Per gli stessi reati è finito iscritto sul registro dei magistrati anche il tecnico manutentore, Mario Cusimano, già ascoltato dagli inquirenti nei giorni scorsi. La Procura punta a definire anche quale fosse la reale mansione di Luana e quali dotazioni infortunistiche indossava la giovane.
Questi i fatti nudi e crudi sui quali dobbiamo fermarci a riflettere ed indignarsi profondamente. Luana D'Orazio era una giovane madre italiana, sfruttata al pari di tanti altri che provengono da paesi diversi, stesso iniquo trattamento, stesso iniquo sfruttamento a riprova che il profitto non guarda in faccia nessuno. Come Luana anche Adil Belakhadim(sindacalista morto per essere stato investito di fronte alla fabbrica dove stava protestando pacificamente insieme ad altri lavoratori), o gli operai senza nome dell'azienda vinicola Fratelli Martini, oppure l'autotrasportatore schiacciato sotto ad un carico di imballaggi nella Platic Leffe.... Alcuni di loro prendono corpo e voce, pur non volendo, diventano un simbolo di una lotta senza forza e senza tanto coraggio, anzi sono loro stessi e le loro morti a dare forza e coraggio, anche se la stragrande maggioranza dei lavoratori ha paura e teme di perdere quello che considera un grande privilegio : il lavoro. Il lavoro a caro prezzo. Il lavoro che non nobilita, ma distrugge.
Altri, tra i lavoratori periti a causa del nobile Dio Lavoro, rimangono senza nome. Numeri utili per il profitto di pochi. Numeri e non persone.
Chi protesta viene licenziato, oppure ucciso, (come il caso di Soumaila Sacko, bracciante e sindacalista ucciso dal caporalato nella piana di Gioiatauro).
Chi protesta non ne ha diritto, perché viene pagato, secondo gli industrialotti di questa provincia di un impero che si sta sgretolando. Nessun diritto, ma solo doveri.
Vale la pena fermarsi a riflettere. Vale la pena indignarsi. Vale la pena, perché nessuno si senta in dovere di rubare la nostra vita.

Pubblicato in Antonella Necci

"InCel" ancora un fenomeno terroristico

Cronache&Cronache

InCel: i “celibi involontari” che odiano le donne

di Antonella Necci
incel fonte revolvy 350 minGli InCel sabotano il progresso sociale e si propagano nella rete come un virus. Perché sono un pericolo concreto per la società?
Andrea Cavalleri, 22 anni, di Savona, è stato arrestato con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Il suo canale telegram Sole Nero contava più di 400 iscritti. Eppure, solo qualche anno fa, Andrea era il primo della classe: aveva vinto un concorso dedicato al Giorno della Memoria con il suo tema, il tema più bello di tutti, che gli aveva regalato anche un viaggio ad Auschwitz per approfondire. Era un ragazzo impegnato con l’istituto per la Resistenza, oggi nega l’Olocausto e progetta atti di violenza di massa.

Il suo manifesto antisemita era stato scaricato e letto da circa 1800 utenti web, ma il suo odio si estendeva anche alle persone di colore, agli omosessuali e alle donne. Un bianco suprematista con la missione di liberare il mondo da “ebrei e degenerati”. Il suo “Nuovo Ordine Sociale, portato avanti insieme ad un minorenne, si ispirava al gruppo neonazista Atomwaffen Division – una rete di terrorismo domestico nata negli Stati Uniti. Andrea è un Incel.

Andrea affermava di voler risvegliare le masse, voleva compiere un atto simile alla strage di Utoya e il massacro di Cristchurch, ammirava i due terroristi che avevano ideato quegli attacchi.Sono tutti nostri nemici… donne puttane ebree, comuniste,andreacavalleri 350 min leccanegri, liberali, lgbt… tutto in uno che spettacolo… le più scopabili in una gabbia come passatempo…le donne sono troie senza sentimenti, bambole gonfiabili di carne da sterminare…a cui sparare un colpo secco in testa.Parole che non lasciano dubbi sui suoi intenti, Andrea voleva essere il primo Incel italiano a compiere un’azione terroristica.Gli Incel, che significa celibi involontari, imputano alle donne l’impossibilità di avere relazioni, un’incapacità di cui non si accettano come soggetti, ma solo come vittime, e che spinge alcuni di questi uomini a commettere atti di violenza di genere secondo le più alte motivazioni della loro filosofia: rimettere le donne al loro posto.

Gli InCel delle frange violente si definiscono redpillati – ossia, ispirandosi a Matrix, coloro che hanno scelto la pillola rossa e quindi ora riescono a vedere la vera realtà -, a differenza dei bluepills loro riescono a vedere chiaramente le conseguenze disastrose della teoria LMS. LMS è l’acronimo di look-money-status e identifica la teoria secondo cui le donne scelgono il proprio partner secondo questi tre criteri, impedendo quindi la riproduzione a tutti quegli uomini che non godono di bell’aspetto, non hanno un cospicuo conto bancario né uno status sociale interessante.

Una comunità online molto ampia, che istiga l’odio e la violenza, gli InCel agiscono assecondando rabbia e frustrazione. In questi gruppi la misoginia e lo slut shaming* sono il credo, questi uomini professano il ritorno della donna al ruolo di schiava, condannando duramente l’emancipazione femminile, l’attivismo, la pillola contraccettiva e ovviamente la presenza delle donne in politica. Nei loro gruppi s’incitano a vicenda ad attaccare le donne con l’acido e a compiere stupri.

Gli InCel si contrappongono inoltre ai Chad – uomini Alpha – ossia coloro che, grazie al fisico prestante, alla popolarità e al successo economico, godono di promiscuità sessuale e vengono scelti dalle donne per impegnarsi e riprodursi.Gli InCel sono terroristi estremisti nazifascisti misogini suprematisti: cinque parole che li descrivono perfettamente e racchiudono tutta la violenza che divulgano.

Una corrente pericolosa, capace di tremendi atti violenti, che si oppone fermamente ai movimenti femministi, vanificando spesso gli enormi sforzi dietro alle battaglie per i diritti delle donne e delle minoranze razziali.
Sabotatori del progresso. Questi uomini autodistruttivi tentano di portare con sé altre vite, si muovono indisturbati nella rete, trascinando nei loro vortici malati schiere di giovani smarriti.

Una piaga che si propaga velocemente proprio grazie alla rete: se un tempo infatti gli individui deviati erano casi isolati, oggi attraverso internet hanno la possibilità di ritrovarsi, riunirsi, riconoscersi come comunità e coordinarsi in azioni di ampia portata.


Annotazioni
*letteralmente: finale vergognoso. Il termine slut-shaming (in italiano umiliazione da sgualdrina o anche stigma della puttana) è un neologismo nato in ambito filosofico femminista per definire l'atto di far sentire una donna colpevole o inferiore per determinati comportamenti o desideri sessuali che si discostino dalle aspettative di genere tradizionali o ortodosse, o che possano essere considerati contrari alla regola naturale o soprannaturale/religiosa.

 

fonti: https://www.informazione.it https://ilformat.info https://www.donnamoderna.com https://www.bing.com/

 

  1. Note di Redazione: Segnaliamo anche una riflessione di Jessa Crispin, autrice di "Perché non sono femminista. Un manifesto femminista", sugli InCel e la nostra società, che troverete a questo link   https://www.edizionisur.it/sotto-il-vulcano/14-06-2018/gli-incel-non-sono-soltanto-dei-giovani-maschi-arrabbiati/

 

 

 

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Considerazioni sull'iperattivismo di Renzi

 Cronache&Cronache

Siamo di fronte ad una abile mossa politica progettata tra i due Matteo?

di Antonella Necci
Renzi Renzetto ditopollice 350 260La parola che in questi giorni si sente più di frequente è "assurdo", ma si sente anche "irresponsabile", ed altro ancora. Tutti termini che si associano con uno stato d'animo che affonda le sue radici nell'incertezza profonda di uno scenario pandemico la cui curva è sempre più in ascesa.

Ciò che però è chiaro ai più, è che ci troviamo di fronte ad una abile mossa politica progettata a tavolino con adeguata collaborazione tra i due Matteo, supervisionato da amici e familiari con trascorsi comuni.
Chi ci dice, però, che Matteo Renzi e il suo partito stabile al 2%, resterà davvero tale ed insignificante di fronte a nuove elezioni?
Chi stabilisce che veramente il PD, partito dormiente, ritrovatosi al governo non si sa per quale colpo di fortuna, otterrà davvero quel raggiunto in modo fortuito 18% di consensi?

Insomma, siamo sicuri che, allo stato attuale, Renzi ha compiuto una mossa politica irresponsabile, perdendo tre ministri, senza la certezza di ottenere qualcosa di più consistente in un prossimo futuro?

L'nclinazione politica,Italia Viva non è certo da definirsi di sinistra, tanto che anche il buon Carlo Calenda sembra possedere maggiore spirito egalitario di Matteo Renzi.

Ricordando, a tal proposito, la corte che Italia Viva continua a fare ad alcuni appartenenti di spicco di Forza Italia, non è difficile vedere il desiderio di Renzi e dei suoi fidi di spalmarsi su quel lato del parlamento che allo stato attuale appartiene a Forza Italia.
Essere il degno erede di Silvio Berlusconi una volta che il cavaliere si ritirerà dalla politica, può diventare un punto d'onore per Matteo Renzi, anelato più che dagli irriducibili forzisti. Magari con il caro amico Denis Verdini a fare da consigliere politico sia a lui che al "genero" Matteo Salvini.

Nessuna fantapolitica, ma una strada spianata dai fatti recenti, anche se non immediatamente attuabile a causa della virulenza della pandemia e della grave crisi sociale ed economica. Non è certo Renzi, infatti, o la cosiddetta destra italiana che si assumerà la responsabilità di fare tagli importanti nelle tasche dei lavoratori italiani.

La principale accusa scagliata da Renzi contro il Governo Conte, di cui ha fatto parte fino a ieri sera, riguarderebbe il mancato accesso ai fondi del cosiddetto MES sanitario.

«Renzi ha, infatti, rispolverato il tema della necessità di ricorrere al MES per incrementare la spesa sanitaria, assumere più personale e comprare più materiale, arrivando addirittura a dichiarare che se avessimo fatto ricorso al MES sei mesi fa ad oggi avremmo più persone vaccinate. Non è difficile capire la natura menzognera di queste parole. A tale scopo, occorre richiamare la distinzione tra le ‘voci di spesa’ programmate dal Governo in ambito sanitario, ossia l’ammontare di spesa che si presume di realizzare in materia di prodotti, personale e strutture, e le ‘coperture’, ossia le risorse per l’appunto necessarie per coprire le predette voci di spesa.»

«ìIL MES sanitario rappresenta esclusivamente una copertura finanziaria – in alternativa alle forme già disponibili – di determinate spese del comparto, ma non comporta di per sé una maggiore spesa. Non siamo noi a dirlo, ma il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Già mesi fa quest’ultimo aveva sgomberato il campo da equivoci dichiarando: “Vorrei chiarire che il MES non serve a fare spesa pubblica aggiuntiva. Cioè, lo si può anche fare ma comunque fa debito”.»

«I famigerati 38 miliardi del MES rappresenterebbero una copertura alternativa, per giunta solo parziale, di spese il cui ammontare è indipendente dal fatto che siano finanziate in una maniera o l’altra. I soldi del MES, in altri termini, non sarebbero in alcun modo, come dice lo stesso Gualtieri, spesa aggiuntiva, e pertanto non servirebbero a potenziare il sistema sanitario. La spesa aggiuntiva, quella che effettivamente permetterebbe di assumere più medici e comprare più vaccini, si realizzerebbe se e solo se lo Stato programmasse una spesa maggiore in conseguenza dell’accesso al MES. A rafforzare queste considerazioni ci pensa l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB).

Nel suo rapporto sulla politica di bilancio 2021, l’UPB ci dice che la spesa sanitaria prevista nella legge di bilancio per il 2021 è maggiore di quella stanziata per il 2020 di meno di un miliardo. In sostanza, meno di un miliardo – per la precisione 853 milioni – è l’aumento di spesa sanitaria in un periodo di crisi pandemica.

Queste le righe dell’UPB: “Il DDL di bilancio determina il finanziamento del Servizio sanitario nazionale (SSN) per il 2021 in 121,37 miliardi, con un aumento di poco meno di un miliardo rispetto all’anno in corso (120,517 miliardi)”. Insieme alle parole del ministro Gualtieri, questo dato dimostra che l’eventuale apertura della linea di credito del MES sarebbe usata praticamente per intero per finanziare spese già stanziate, una parte di quei 121 miliardi che spendiamo ogni anno.»

«A queste osservazioni, i difensori dell’austerità e delle istituzioni europee potrebbero rispondere: tranquilli, prima si accetta il MES e dopo si aumenta la spesa sanitaria, proprio grazie alle risorse del MES. Questa obiezione, però, non regge: se usati per nuove spese, quei soldi farebbero corrispondentemente aumentare il debito pubblico, e il Governo ha già posto un limite all’aumento del debito nella previsione di deficit del 7% per il 2021, una previsione che include solo 800 milioni di maggiore spesa sanitaria, da cui è possibile discostarsi solo per ragioni sopravvenute, come nel caso dei vari decreti “Ristori”, che aumentano il deficit per ristorare le imprese chiuse ogni mese. In altre parole, la programmazione della spesa sanitaria per il 2021 è contenuta nella Legge di bilancio appena varata, e determina un ridicolo incremento della spesa sanitaria prevista a fronte del dramma della pandemia vissuto negli ultimi 10 mesi.»

«Ma questo tema, d’altronde, non pare interessare né Renzi né i suoi accoliti, dato il relativo silenzio con cui è stata approvata la Legge di bilancio.

Il vero obiettivo è quello di realizzare le condizioni per il progetto dell’austerità.»

«Rimane da capire, allora, quale è il senso degli strepiti che provengono da Italia Viva e che disegno politico li anima, al di là del desiderio di provare a negoziare più potere e visibilità e cercare di contrastare la caduta nell’oblio a cui altrimenti il partito pare destinato.»

«Mattarella ha già chiarito che, nel mezzo della campagna di vaccinazione e con la pandemia che continua a mordere, di nuove elezioni non se ne parla neanche. In caso di crisi di Governo, quindi, non rimarrebbe altra opzione che cercare di trovare in Parlamento una nuova maggioranza. Ormai da mesi si susseguono insistenti voci, indiscrezioni e sogni proibiti di pezzi di padronato che prefigurano un Governo tecnico, un Governo dei competenti, un Governo delle riserve dello Stato con o al comando o in un ruolo centrale l’ex Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. La crisi di questi giorni rappresenta un’occasione succulenta per la realizzazione di questo progetto, i cui contorni sono facilmente delineabili.»

«I fondi del cosiddetto Recovery Fund (o Next Generation EU, seguendo la nomenclatura ufficiale) – oltre ad essere di un ammontare sostanzialmente marginale e ad avere un impatto minimo sull’economia del nostro Paese, come si può leggere anche nelle stime del Governo – saranno concessi solo a condizioni politiche ed economiche ancora più stringenti di quelle previste dal MES.
Come ha ricordato in più occasioni la stessa Presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen, riceveranno aiuti solamente i Paesi che rispetteranno le Raccomandazioni Specifiche per Paese, formulate dalla Commissione ogni anno (l’intervento europeo “è volontario, ma chi vi accede deve allinearsi con il Semestre europeo e le raccomandazioni ai Paesi… Finora dipendeva solo dai Paesi rispettarle o meno ma ora le raccomandazioni sono legate a sussidi e potenziali prestiti”, ci diceva la von der Leyen già lo scorso luglio). Per l’Italia questo ha un significato molto preciso: bisogna rispettare fino alla virgola i dettami dell’austerità fiscale, tagliando la spesa pubblica e in particolare le pensioni, vero spauracchio delle istituzioni europee, e ‘riformare’ il mercato del lavoro.»

«Ma qui sorge un problema. Chi è disposto a mettere la faccia su misure antipopolari come quelle che ‘ce le chiede l’Europa’ in cambio degli aiuti del Recovery Fund? Chi vuole essere ricordato come il responsabile di ulteriori misure di macelleria sociale, in un Paese piagato da disoccupazione e salari miserabili per fasce sempre maggiori della popolazione? Chi si prende la responsabilità di cancellare il Reddito di Cittadinanza, una misura che abbiamo criticato a più riprese ma che anche così turba i sonni delle istituzioni europee e del padronato italiano?»

Ecco quindi che la possibile crisi di Governo fornisce alla classe politica che oggi siede in Parlamento – nella sua interezza, comprese le forze dell’attuale maggioranza – un alibi perfetto, con Mario Draghi, che non a sorpresa raccoglie anche l’appoggio neanche troppo velatamente entusiasta di Salvini, a dare un giro di vite e impartire all’Italia la cura da cavallo che le istituzioni europee sollecitano.

«Si tratterebbe del delitto perfetto», con Matteo Renzi a offrire una reinterpretazione del ruolo di ‘utile idiota’, che sbraccia per mettersi in mostra come il più responsabile e fedele esecutore del progetto politico dell’austerità, e il resto del Parlamento che tira un sospiro di sollievo perché c’è qualcuno che farà il lavoro sporco per conto loro.
E volete che da tutto questo Renzi non riesca a trarre i suoi benefici?

Fonte del corsivo virgolettato
* Coniare Rivolta https://coniarerivolta.org/

 

 

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Renzi, Verdini & co.

Cronache&Commenti 

Polveroni per distrazione di massa o appetititi di potere o entrambi?

di Antonella Necci
renzipadreverdini 390 minProprio nei giorni in cui Matteo Renzi sta giocando le carte che, lui presume, lo condurranno a riprendere un ruolo politico di primo piano, la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per Tiziano Renzi, padre dell’ex presidente del Consiglio, Matteo. Stessa richiesta anche per altre 11 persone coinvolte in uno dei filoni dell’inchiesta sul caso Consip. Tra le persone per cui i pm hanno chiesto il processo ci sono anche gli ex parlamentari Denis Verdini e Italo Bocchino e l’imprenditore Alfredo Romeo. Per Tiziano Renzi il rinvio a giudizio è stato chiesto per i reati di traffico di influenze illecite e turbativa d’asta. Per Verdini le accuse sono di turbativa d’asta e confusione, mentre per Bocchino traffico di influenze illecite, reati tributari e turbativa d’asta.

La richiesta di processo è stata firmata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Mario Palazzo e riguarda anche l’imprenditore Carlo Russo, accusato di turbativa d’asta ed estorsione. Per Romeo l’accusa è di traffico di influenze illecite, turbativa d’asta e corruzione. Ancora, processo chiesto anche per l’ex ad di Grandi stazioni, Silvio Gilli, per l’ad di Consip, Domenico Casalino, e per il dirigente Francesco Licci. Anche l’ex parlamentare Ignazio Abrignani è coinvolto nella richiesta, così come l’imprenditore Ezio Bigotti.

A febbraio il gip Gaspare Sturzo aveva parzialmente respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura, chiedendo un supplemento di indagine e l’iscrizione nel registro di Verdini in relazione alla gara di appalto Consip Fm4. Dalle carte emerge che l’imprenditore Carlo Russo, agendo in accordo con Tiziano Renzi, avrebbe istigato l’ex AD di Consip, Luigi Marroni, “al compimento di atti contrari al proprio ufficio, consistenti nell'intervenire sulla commissione aggiudicatrice della gara Fm4”. Secondo quanto si legge nelle carte, l’azione illecita avrebbe avuto il fine di “facilitare la Romeo Gestioni partecipante a detta gara mediante l’innalzamento del punteggio tecnico nella fase in corso di valutazione tecnica dei progetti”.

Dalla lettura degli atti, qualcuno potrebbe chiedersi il perché Matteo Renzi continui a tenere sotto ricatto il governo Conte bis, minacciando un abbandono insieme ai pochi suoi prodi, quando avrebbe ben più consistenti preoccupazioni familiari.
È errato presumere che l'ex premier non stia lavorando proprio per aggiustare gli affari di famiglia, regalando, anche, la libertà dalle patrie galere all'intimo amico Denis Verdini, che ivi ancora risiede.
Ciò spiegherebbe anche il motivo che lo ha spinto a fargli visita alla vigilia di Natale.
Visita ad un amico e consigliere.

Denis Verdini, dunque, in questo momento difficile, rappresenta il vero anello di congiunzione tra i due Matteo, Renzi e Salvini.
Seguiamo, dunque, le notizie che riguardano le imprese che i tre stanno cercando, o cercheranno, di architettare per riprendere il potere, ricordandoci che ad elargire consigli ed indicazioni di alta politica è l'ex macellaio, ex banchiere Denis Verdini.

 

 

 

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Covid 19. Cuba il vaccino pubblico e gratuito

Covid 19. Vaccini

Cuba ha un vaccino per il Covid pubblico e gratuito ma è vietato parlarne

di Antonella Necci
Fabrizio Chiodo 370Alla fine il Vax-Day, è arrivato per l’Italia e per l’Europa. Le prime dosi di vaccino contro il Coronavirus sono state inoculate, la campagna è ufficialmente iniziata. L’Italia si risveglia, ha detto il premier Giuseppe Conte. Questa è la strada per superare una fase difficile, ha aggiunto il ministro della Salute Roberto Speranza.

Il vaccino è gratuito e non è obbligatorio. Categorie prioritarie sono infermieri e medici. Poi Rsa e ultra 80enni. Per tutto il resto della popolazione bisognerà attendere la fine del 2021.

La strada è segnata, senza deviazioni o tentennamenti. Eppure, anche in una occasione funesta che sta coinvolgendo tutto il mondo in un destino apparentemente comune, l’occasione di un ripensamento di alcuni paradigmi è stata persa nuovamente. È il caso di dire: se non ora, quando? E invece le dinamiche restano le solite, nemmeno un destino comune ha fatto retrocedere il mondo, l’occidente in particolare, dal suo avvitarsi su se stesso, tra logiche di mercato e profitto, annodate col filo di una pandemia letale.

Il caso dei vaccini è emblematico. In Europa paghiamo con soldi pubblici milioni e milioni di dosi di vaccino prodotte da multinazionali private, con un giro di denaro inimmaginabile. La salute pubblica di tutti affidata nelle mani dei privati in base a una contrattazione economica preventiva.

Cuba ha un vaccino per il Covid pubblico e gratuito ma è vietato parlarne
Era impossibile fare diversamente?

Un esempio diverso arriva sempre dalla solita isola socialista dei Caraibi, la terra di quei diavoli dei Castro che anche da morti terrorizzano il dirimpettaio statunitense, che continua il suo anacronistico embargo da 58 anni: Cuba ha un vaccino per il Covid ed è pubblico e gratuito.

Il governo de L’Havana ha optato per la produzione di un vaccino fatto in casa, completamente pubblico e gratuito, con l’intento non solo di fornirlo alla propria popolazione, ma anche di distribuirlo gratuitamente a tutti i paesi in via di sviluppo che ne faranno richiesta.

Ovviamente i grandi media se ne guardano bene dal raccontarlo e, se la notizia è trapelata in in Italia, lo si deve alla presenza di un italiano nel team statale di ricerca, l’immunologo Fabrizio Chiodo, che sta lavorando ai due vaccini che attualmente si trovano allo stato più avanzato di ricerca: il Soberana1 e Soberana2.

Fabrizio Chiodo ha parlato al quotidiano Il Manifesto, dichiarando che si prevede di completare la fase 3 dei test di sicurezza nei primi tre mesi del 2021, per poi cominciare la campagna vaccinale da giugno. Il processo di lavoro è stato spiegato dallo stesso Chiodo:

" In pratica è stato cambiato un solo “pezzettino” della formulazione di vaccini pre-esistenti, utilizzando quindi molecole già presenti in altre formulazioni. Cuba ha l’unico vaccino bivalente contro meningococco B e C, esiste da 14 anni, la base come adiuvante è quella. Doveva essere una tecnologia altamente scalabile, che se ne potessero produrre molte dosi quindi, stabile a temperatura diverse, utile sia in ambito pediatrico che nelle persone anziane. Quindi invece di sviluppare un vaccino tutto daccapo, abbiamo sfruttato quel che già c’era."

La scelta dell’immunologo italiano ha anche un sapore etico e politico:

" Solo a Cuba è possibile lavorare a un prodotto che vada dal laboratorio alla clinica in maniera totalmente pubblica. Faccio questo lavoro principalmente per gli altri, è la mia etica, che si sposa in pieno con il lavoro portato avanti nell’isola."

Molto banalmente, con ovvietà catalanesca, abbiamo sperimentato sulla pelle di tantissimi italiani che un sistema sanitario privatizzato o pesantemente in commistione col privato non ha retto l’urto di una pandemia, ha portato a scelte etiche discutibili. La sanità deve essere completamente pubblica.

 

 

 

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Cuba, un esempio nella lotta al Covid 19

Dal Mondo

Impietoso confronto con gli Stati Uniti: 52.400 casi per milione di abitanti contro gli 854 di Cuba. Morti per milione di abitanti sono 948 negli USA e appena 12 sull’isola.

di Antonella Necci
Miguel Diaz Canel 350 minIntervenendo all’Assemblea Nazionale, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha sottolineato come l’esempio della lotta di Cuba al covid rompa i paradigmi del neoliberismo, mentre il ministro della Sanità, José Ángel Portal Miranda, ha affermato che la pandemia è una conseguenza dei fenomeni globali sottostanti.

Nel pieno di una importante ristrutturazione economica che dovrebbe portare il Paese a superare le distorsioni esistenti, Cuba non cessa di mostrare al mondo il proprio esempio nella lotta al Covid-19. Gli ultimi dati ufficiali hanno ratificato il sorpasso del piccolo Belize nei confronti della maggiore delle isole caraibiche nel numero di casi positivi al Covid-19, nonostante la repubblica centroamericana conti appena 400.000 abitanti contro gli 11.3 milioni di Cuba. Ancora più impietoso è il confronto con gli Stati Uniti, che al momento contano 52.400 casi per milione di abitanti contro gli 854 di Cuba, mentre i morti per milione di abitanti sono 948 negli USA e appena dodici sull’isola.

Il Paese ha affrontato con successo ed in maniera esemplare il Covid-19, sulla base di tutto l’apprendimento ottenuto in questa battaglia, ha commentato il presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez di fronte all’Assemblea Nazionale de L’Avana. Il leader cubano ha spiegato che quello che accade a Cuba rompe i paradigmi del neoliberismo, modello che si è rivelato del tutto fallimentare di fronte all’emergenza pandemica globale, e certamente meno efficace di quello portato avanti dai Paesi socialisti.
Il neoliberismo – ha sottolineato ancora Díaz-Canel – nega il ruolo dello Stato e del governo. Noi abbiamo avuto successo, tra l’altro, perché Governo e Stato, con il Partito in primo piano, sono riusciti a integrare quel sistema per sconfiggere la pandemia. Pertanto, è dimostrato che il ruolo dello Stato e del governo, che è dovuto al loro popolo, è essenziale per risolvere fenomeni complessi come una malattia di impatto globale.
In molti Paesi, ha affermato ancora il presidente cubano “le leggi del mercato continuano a predominare, nonostante si tratti di un problema umano, sanitario e sociale. E dove decide il mercato non ci sono soluzioni. Da noi la soluzione non è stata cercata mettendo al centro il mercato, qui il cittadino cubano è stato messo al centro di tutte le attenzioni. Il neoliberismo – ha continuato – agisce egoisticamente di fronte alla pandemia; a Cuba ha prevalso l’unità e la solidarietà tra le persone e abbiamo anche condiviso le nostre conoscenze con il mondo e l’aiuto del nostro personale sanitario".

Come noto, persino alcune delle economie capitalistiche più avanzate del pianeta hanno fatto ricorso al sostegno delle brigate mediche cubane, che non hanno fatto mancare il proprio sostegno neppure ai Paesi che generalmente sono più ostili nei confronti dell’isola.

Proprio di recente, tra l’altro, una brigata medica cubana ha raggiunto l’Honduras, Paese governato dal filostatunitense Juan Orlando Hernández, che però nel momento del bisogno si è rivolto a L’Avana: la prima volta, ad aprile, proprio per fronteggiare l’epidemia da Covid-19; la seconda, in seguito ai disastri causati dal passaggio degli uragani Eta e Iota. In totale, quest’anno l’assistenza umanitaria cubana ha raggiunto 38 stati con la partecipazione di più di 3.800 operatori sanitari, che hanno curato più di 550.900 persone.

Alle parole del presidente hanno fatto seguito quelle del ministro della Sanità, José Ángel Portal Miranda, che ha aperto il proprio discorso citando Fidel Castro: La scienza al servizio dell’uomo, la scienza al servizio della giustizia, ha sviluppato forze molto più potenti di quelle che la scienza ha sviluppato al servizio dello sfruttamento.

Oltre alla preparazione dimostrata da Cuba nello gestire l’emergenza, Portal Miranda ha sottolineato alcuni aspetti più generali che dimostrano le vulnerabilità del sistema economico e sociale secondo il quale è organizzata la maggioranza dei Paesi del mondo: Il Covid-19 non è un evento isolato. È una conseguenza dei fenomeni globali sottostanti. Tra questi, il deterioramento dell’ambiente, l’esplosione demografica, l’accelerato invecchiamento demografico e un modello di consumo insostenibile a livello globale, ha affermato il ministro. Questi e altri fattori hanno aperto la strada che ha portato il mondo a una nuova pandemia, anch’essa prevista da decenni.
Non possiamo dire con certezza se in questo periodo l’esperienza devastante del Covid-19 sia stata sufficiente per far capire all’umanità che siamo dipendenti gli uni dagli altri quanto vulnerabili. Ma ha mostrato l’urgenza di ridurre i divari di disuguaglianza esistenti in tutti i settori. Uno di questi, essenziale, è rendere la salute universale una realtà e non una chimera, ha continuato il titolare del ministero della Sanità (MINSAP).

Portal Miranda ha ancora sottolineato come Cuba abbia ottenuto risultati lusinghieri nella lotta al Covid-19 e possa vantare statistiche invidiabili pur essendo un piccolo Paese in via di sviluppo, con risorse limitate e sotto gli effetti del blocco che il governo degli Stati Uniti ha imposto alla nazione per quasi 60 anni.
Le conseguenze di questo assedio economico, commerciale e finanziario sono state molto più evidenti nel bel mezzo della pandemia e hanno avuto un notevole impatto sul sistema sanitario. Tuttavia, Cuba ha ottenuto risultati favorevoli nel confronto con COVID-19. Questi sono stati possibili grazie alla volontà politica dello Stato e del governo cubano, e al gigantesco lavoro che la nostra Rivoluzione, nella costruzione di una società socialista, ha sviluppato nel campo dell’educazione, della salute e della scienza, ponendo l’essere umano come prima priorità.

Il Covid-19, dunque, altro non è che il fattore che ha definitivamente messo a nudo, anche per i suoi più ideologizzati cantori ditirambici, il fallimento del modello neoliberista, causa di miseria e diseguaglianza e non in grado di affrontare l’emergenza sanitaria mettendo al centro l’uomo. Al contrario, i Paesi socialisti come Cuba e il Vietnam, pur potendo contare su risorse decisamente meno ingenti, hanno saputo dare la priorità agli esseri umani, potendo disporre di governi che non eseguono cadavericamente il volere dei mercati.

 

 

 

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Pubblicato in Dal Mondo, Antonella Necci

Ancora critiche sulla Ministra Azzolina

 Cronache&Cronache

Una polemica con La Ministra Azzolina da parte di una ex 5S

di Antonella Necci
flora frate 350 minSul tema della riapertura delle scuole, l’ex deputata del Movimento 5 Stelle, Flora Frate, (prima espulsa dal M5S, passata al gruppo Misto e da fine novembre 2020 con Azione), attacca senza mezzi termini la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in merito al rientro in classe, il 7 gennaio, degli studenti delle scuole superiori ma anche su altri punti della sua gestione ministeriale come il concorso straordinario indetto in piena pandemia e poi sospeso e la situazione riguardante i docenti precari.

«Il Ministro dell’Istruzione – scrive Flora Frate – ospite di Lucia Annunziata a ‘Mezz’ora in più’, ci propina il solito estenuante monologo senza contraddittorio. Una sfilza a raffica di banalità, paternalismo, autobiografia ossessiva, chiacchiere vuote senza un minimo di consapevolezza sullo stato reale in cui versa la scuola italiana.»
È continua:
«Non una parola sulle migliaia di studenti scomparsi dalla Didattica a distanza – prosegue l’ex M5S, sul fallimento dei banchi a rotelle accatastati negli sgabuzzini (quelli che sono arrivati), su un concorso indetto in piena pandemia poi sospeso, sui docenti precari senza alcuna soluzione politica adeguata e su un sistema di GPS folle e scriteriato.
I fatti, insomma.
E come sempre le responsabilità, gli errori e le scelte sono di tutti tranne che del ministero stesso. L’annuncio solenne della riapertura delle scuole il 7 gennaio è simile ai tanti altri falliti poi miseramente. Il disastro, guardando al passato recente, è dietro l’angolo.»

Parole dure, alle quali il web ha risposto solo censurando tali dichiarazioni, senza che la ministra rispondesse. Il suo silenzio vorrebbe essere considerato un affronto inutile e dannoso alla sua immagine, se non fosse che le parole della deputata Flora Frate, napoletana, docente precaria di Storia e Filosofia, nascondono una verità ineluttabile. La sua stessa condizione di precaria non può non essere considerata.
Del resto la stessa ministra, docente di sostegno poi inserita nelle ultime graduatorie del concorso a dirigente scolastico del 2017, sa bene di cosa si parla quando si enuncia la parola "precario".

Ma ciò che svilisce ancora di più il ministero della pubblica istruzione è l'avvicendamento, come avevamo già annotato in tempi non sospetti e pre-Covid, (fine dicembre 2019, all'indomani delle dimissioni del ministro Fioramonti), è la scarsa, per non dire nulla, competenza in materia di gestione di un patrimonio così sacro ed importante come la cultura. Del resto questa ministra, classe 1986, cresciuta a pane e soubrettine delle reti Mediaset, ben ricalca lo schema delle simil-politiche finora avvicendatesi nei vari dicasteri di potere.

Spacciare per acume e successo politico lo spreco di denari per l'acquisto dei banchi con rotelle (che gli alunni delle scuole non ancora rifornite in tal senso aspettano con ansia per avviare il campionato d'istituto di corsa nel corridoio di banchi comandati), ma non per l'acquisto di termoscanner e per l'infermeria scolastica con personale medico e paramedico, la dice lunga sulla necessaria incompetenza del ministro della pubblica istruzione. L'istruzione è per paesi civili, cosa che non riguarda l'Italia, dove l'insegnamento dell'educazione civica viene affidato ai docenti di educazione fisica, in primis, ma non alla figura ormai scomparsa del docente di diritto. Troppo pericoloso. Meglio qualcuno giuridicamente più incompetente. Ovviamente l'insegnamento di una materia extra non viene computato sullo stipendio dei docenti. Così imparano ad avermi maltrattato, considerandomi una nullità quando stavo sul sostegno. Vero ministra?

Non saper vedere l'iniquità dei banchi con rotelle, fa capire quanto poco la ministra abbia frequentato le aule scolastiche, al contrario della deputata Frate, che sa bene le conseguenze del mettere in mano ad adolescenti simili "giocattoli!"

 

 

 

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Anvedi che passerella de "Vip" pe'n' carcerato

 Cronache&Cronache

 Non si fa in tempo a parlare di crisi di governo che subito rispunta Verdini

di Antonella Necci
renziverdini 350 minLa notizia apparsa oggi su ilfattoquotidiano.it riporta una minuziosa analisi di quanti politici si siano avvicendati negli ultimi mesi nel carcere di Rebibbia. Il motivo riguarda la visita ad un ospite illustre che ivi risiede da qualche tempo: Denis Verdini, già consuocero di Matteo Salvini.

Ciò che ha dell'incredibile è che anche Matteo Renzi, e non solo l'altro Matteo, ha fatto visita a Verdini, proprio qualche giorno fa.

Non si fa in tempo a parlare di crisi di governo che subito rispunta Verdini, gran tessitore della politica italiana e regista di quel patto del Nazareno che portò Berlusconi a entrare nella casa del Pd quando a farne gli onori c’era Matteo Renzi. Anche adesso che è recluso a Rebibbia perché condannato in via definitiva a 6 anni e mezzo per bancarotta, Denis Verdini resta il Mr. Wolf dei giochi di palazzo.

Nelle ultime settimane sono più di una decina i parlamentari che sono andati a trovarlo in carcere: Matteo Salvini, Matteo Renzi, Luca Lotti e tanti ex compagni di centrodestra: dal “re delle cliniche romane” Antonio Angelucci a Ignazio Larussa e Daniela Santanché, fino a Maurizio Lupi e Renata Polverini. E se il leader della Lega ha buone ragioni di fare visita al “suocero” prima di Natale, così come gli amici di sempre nel segno della solidarietà, è un punto interrogativo il faccia a faccia con il fondatore di Italia Viva. Che, secondo quanto riferito da diverse fonti a ilfattoquotidiano.it, ha varcato i cancelli del penitenziario romano proprio mentre tiene sotto scacco il governo Conte minacciandone ogni giorno la caduta.

Chi lo ha incontrato negli ultimi tempi, racconta che Verdini si è fatto crescere una lunga barba bianca. L’ex macellaio di Fivizzano, poi banchiere, editore e politico pluri-imputato, ora ha pure l’aspetto da saggio consigliere. Un ruolo che negli anni diversi leader gli hanno assegnato, in primis Berlusconi, poi anche Renzi quando era segretario del Pd e da ultimo Matteo Salvini, fidanzato con la figlia Francesca. C’è chi mormora che sia stato lui a suggerire al capo del Carroccio di far cadere il governo gialloverde nell’agosto 2019 per capitalizzare il 36% di consensi ottenuto pochi mesi prima alle Europee. “Vuole tornare al voto per modificare la riforma della prescrizione. L’influenza di Denis Verdini, va detto, non gli fa bene”, disse Luigi Di Maio senza ricevere smentite. Una decisione che, vista l’attuale maggioranza a Palazzo Chigi e i risultati elettorali che si sono susseguiti fino ad oggi, non sembra aver portato molto bene alla Lega.

Ma presto le cose potrebbero cambiare, specie se in caso di crisi di governo in Parlamento si trovasse “un’altra maggioranza“, come sostiene Renzi da settimane. Ipotesi che Salvini non ha affatto escluso, rimandando le eventuali elezioni anticipate a “dopo il Covid”. In tutto questo non è più Verdini a distribuire le carte del gioco, ma da saggio consigliere potrebbe avere più di un suggerimento da dare al viavai di politici che sono spuntati a Rebibbia. L’ultimo a incontrarlo è stato proprio Salvini la vigilia di Natale, in una stanza vicino all’infermeria. Come raccontato da "il Fatto", il leader della Lega si è accertato delle sue condizioni di salute e i due hanno avuto una breve conversazione. Il giorno prima, il 23 dicembre, la visita istituzionale è toccata ad Angelucci e a Renzi, che più volte ha espresso ai suoi l’intenzione di andarlo a trovare in virtù dell’amicizia che hanno coltivato negli anni. A partire dal 2010, quando Verdini introdusse ad Arcore l’allora neosindaco di Firenze, astro nascente di un nuovo centrosinistra. Amicizia che si è poi trasformata in appoggio politico: nel 2015, dopo la rottura del patto del Nazareno, il banchiere toscano mollò l’ex Cav. per fare da stampella al Senato al governo Renzi.

Il passaggio del leader di Italia Viva a Rebibbia suona quindi una visita a un ex alleato, ma resta un messaggio significativo ai suoi elettori, dal momento che Verdini ha una condanna passata in giudicato. Sull’episodio, anticipato da Dagospia, al momento non ci sono state smentite. Così come non è mai stato smentito un presunto pranzo tra Verdini, Salvini e il parlamentare dem Luca Lotti – da sempre vicino a Renzi – avvenuto in un ristorante romano a fine 2019. Già in quei giorni Italia Viva chiedeva al neonato governo giallorosso “un cambio di passo” – discussione poi spazzata via dalla pandemia – ed era spuntato il nome di Mario Draghi come possibile premier di un governo di unità nazionale. A un anno di distanza, ma con l’emergenza sanitaria ancora in corso, la politica italiana è tornata al punto di partenza. E dietro agli ammiccamenti tra Lega, una fetta del Pd e renziani potrebbe esserci qualcosa di più. Anche Lotti è stato avvistato dalle parti del carcere romano prima di Natale: dal suo staff confermano che il deputato, coinvolto nel caso Consip proprio insieme a Verdini, ha fatto una visita a Rebibbia.

Va ricordato che anche in tempi di Covid i parlamentari possono usufruire del proprio status per fare delle ispezioni nei penitenziari, magari gli stessi in cui sono detenuti degli ex colleghi. I familiari dei carcerati, invece, viste le regole anti-contagio difficilmente riescono a ottenere dei colloqui di persona. All’elenco delle visite a Verdini si aggiungono il forzista Ruggeri, che ha incontrato l’ex senatore azzurro il 7 dicembre, La Russa (3 dicembre) e Daniela Santanché (26 novembre). Il 20 novembre hanno varcato le soglie del carcere pure i renziani Massimo Ungaro e Roberto Giachetti, anche se entrambi si sono occupati spesso di diritti dei detenuti. Fonti del ilFattoquotidiano.it fanno sapere poi che il giorno prima Verdini si è trovato faccia a faccia con Angelucci, la berlusconiana Michaela Biancofiore, Maurizio Lupi e Gabriele Toccafondi, ora in Iv ma in precedenza azzurro e poi alfaniano con il Nuovo Centrodestra. A metà novembre è stata la volta di Cosimo Ferri, altro renziano dal passato vicino a Berlusconi (fu sottosegretario alla giustizia del governo Letta su indicazione del Cav, pur professandosi indipendente); il 12 novembre l’incontro con l’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Un fitto calendario che testimonia la solidarietà bipartisan per la detenzione di cui gode Verdini, o forse un’abilità da kingmaker dei palazzi romani che fa gola a tanti, ora più che mai.
Ciò è però segno che la politica italiana si trova in reale caduta libera, senza alcuna possibilità di ripresa. Un perseverante sguazzare nella melma degli indagati, pluricondannati, carcerati che rappresentano ancora il fiore all'occhiello della politica nostrana.

 

 

 

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