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Anna Elisa De Santis

Anna Elisa De Santis

Anna Elisa De Santis. Avvocata. Vive a Ceccano, impegnata in ricerche della giurisprudenza dell'ambiente e della coerenza dell'attività imprenditoriali con l'Art 41 della Costituzione italiana. Ama scrivere poesie e favole.

URL del sito web:

Di lavoro l'alba

POESIA

Autrice: Anna Elisa De Santis

Di lavoro l'alba (Poesia per il Primo Maggio)

Di lavoro si veste
buonprimomaggioL'alba del primo maggio.
Abbraccia
Chi porta sulla giacca,
Senza spille,
La luce del lavoro.

Stringe a sé,
Nell'ora prima della festa,
Il ragazzo in bilico
Sulle ruote troppo lente,
la pizza urgente sulla schiena.

Sfiora le mani di lei,
In cammino,
I fiori in tasca, muti.
Lei che ama
Nonostante il nulla.

Lei che cerca,
Senza fermarsi al bivio
Sceglie
La via del lavoro,
Arrampicata
Tra le stelle dell'orsa.

Che nessuno le sciupi,
Di guerra, di rabbia,
Di noia.

 

 

 

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Pubblicato in Anna Elisa De Santis

Per Luciano

ANNA ELISA PER LUCIANO

In ricordo di Luciano Fontana

Nel mutare del giornoLuciano Fontana 350 min
qualche riga si è sciolta,
la settima riga
dove scrivevi il sogno
che ci smuoveva all'alba,
quando già scioglievi
il passo e il sasso
della rivolta
contro damaschi della mente,
forre di pregiudizi,
destini.

Nel fumo dei caffè,
tra l'ombra della notte
e il giorno,
tra voci rauche
era la tua,
carica d'inchiostro,
alta,
netta, precisa,
senza inganno,
una parola senza coda
senza maschera,
meticolosa
mano di sposa
che, attenta,
carda la lana,
sgrana il riso,
scartoccia il mais
per la polenta che sarà
forse, sicura.

Sicura la sapevi
la montagna,
spessa di verde
ferma lì,
ad aspettare il tuo ritorno
da lontano,
dai vicoli distanti
sbruciati
sotto al campanile,
dalla polvere densa
di ciclostili chiusi
nella memoria di libertà,
in equilibrio
sulla testa alta
delle donne,
di rame anche le braccia,
che amavi,
con rime libere
per sorrisi incerti,
svaniti nei versi
che strappavi al tempo
in corsa più di te,
di noi,
che insieme bruciavamo
i nostri giorni
e l'ingiustizia sempre uguale,
rapace.

Niente cancella
la fatica, la festa,
la gioia senza ghirlande
che abbiamo stretto
tra noi,
ognuno che hai portato
con te,
senza dimenticare mai
la lettera, ultima,
non ancora scritta
nell'alfabeto che sarà.

da Anna Elisa De Santis - Annalisa

Anna Elisa De Santis ha conosciuto Luciano Fontana negli anni in cui ha militato nel PCI anche con importanti funzioni di direzione.
Pubblicato in Anna Elisa De Santis

Cieli d'inverno

Giornata della Memoria

Poesia di Anna Elisa De Santis inviata dall'ANPI Frosinone

Cieli d'inverno

Solo polvere restaanpi BANDIERA 350 260 min
e ricordi.
Una bambola, una,
rimasta sola nella stanza rosa,
per terra.
La punta sbadata dello stivale,
nero,
che la schiacciava
e colpiva,
dove poteva, di qua di là,
dove il fianco dove il volto,
di chi
già a terra,
vedeva
la punta lucida dello stivale nero.

La bambola Ruth,
vedeva il filo della crema lucida
fra la suola e il tacco.

Anche lei vide la riga precisa
mentre allungava la mano,
per salvare la piccola Ruth.

Per la sua piccola Ruth lontana,
sospirò
prima di partire,
senza abbracci sulla porta
del nulla.
Solo fumi, appena oltre,
l'aspettavano inquieti.

Non c'erano cieli
da guardare,
mentre partiva,
né abbracci.

Increduli sotto le mura
della Gerusalemme quotidiana,
cerchiamo tracce,
sospese
tra le nuvole chiare d'inverno.

(Anna Elisa De Santis)

 

 

 

 

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Pubblicato in Anna Elisa De Santis

In ricordo di Franco Guerri

 

Poesie

Anna Elisa De Santis per Franco Guerri

FrancoGuerri 390 min

 

Il silenzio lo strappa da noi
che nel rumore ci siamo conosciuti,

tra i tamburi nella piazza
l’eco delle voci, il lavoro il lavoro,
noi tra loro,
studenti dalle mani bianche,

il fumo tra le dita,
l’idea,

forte di dubbi,
immensa tra i capelli,
di umanità futura
risplendeva.

 

Rovesciammo le stanze le liturgie,
gli altari senza incensi,

le ruote dei carri attaccate alle pareti.

 

Nella notte,
la luna illuminava
parole dense tra le radici delle vigne,
tra i pensieri,
di libertà fin sulla piazza antica,
fino al giorno lucente.
 

 

Fino al silenzio di oggi duro,
ti hanno seguito, si dilatano,
si piegano
mentre l’attimo scorre,
le parole di allora
cinte di rose rosse,
grate per il tempo avuto
con te.

 

 

(annalisa)

 

 

 

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Pubblicato in Anna Elisa De Santis

A Ceccano giusto un reparto per la terapia sub-intensiva

Coronavirus

coronavirus fondorosso j ridimensionato min 1Avv. Anna Elisa De Santis - Ho insegnato legislazione sanitaria presso la Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'Università La Sapienza. Poi, l'attività presso il Comitato Etico dell'Ospedale San Camillo di Roma.
Il lavoro di avvocato mi ha portata ad occuparmi di diritto alla salute e di organizzazione sanitaria nel territorio, materia che a suo tempo fu oggetto della mia tesi di laurea in diritto amministrativo.

L'appartenenza al territorio e alla comunità ceccanese, mi motiva a scrivere questo contributo.
La premessa è necessaria, perché devo aggiungere qualcosa nel dibattito in corso sul possibile uso delle strutture dell'ex Ospedale psichiatrico di Ceccano nell'emergenza coronavirus, dibattito aperto dalla proposta di organizzazione di un reparto per la terapia sub-intensiva avanzata tempestivamente dalla Dott. ssa Emanuela Piroli, candidato a Sindaco per le prossime elezioni comunali, che ha anche replicato con chiarezza alle posizioni politiche contrarie espresse al riguardo dagli ambienti della destra locale.

Certo, è vero, ci troviamo a discutere di organizzazione sanitaria nell’emergenza nazionale, durante un periodo elettorale locale, ma questo non ci deve spaventare.
L’eventuale utilizzazione dell’ex Ospedale psichiatrico nell’emergenza coronavirus, è proposta con generosità da un territorio gravato da un’emergenza ambientale ormai storica, risultante da dati ambientali ed epidemiologici sulla diffusione di malattie respiratorie, di un incremento pesante di malattie oncologiche e di una complessa vicenda di patologie del sistema immunitario.
Ceccano apre il suo territorio all’emergenza nazionale ed apre anche una questione da affrontare senza inciampi in campanilismi locali. Le scelte sulle somme spendibili nell'emergenza coronavirus vanno coordinate al massimo con i contesti in cui esse ricadono, per ottimizzare i risultati. In concreto, l'apertura del reparto di terapia sub-intensiva a Ceccano, nel cuore della fragilità ambientale, potrà essere oggettivamente di aiuto alle politiche sanitarie per il superamento della disuguaglianza della salute che ha investito il territorio locale nel contesto generale, che in questo modo a sua volta viene migliorata.

La generosità del territorio e la consapevolezza delle scelte pubbliche in questo delicato momento di emergenza sanitaria, possono condurre a provvedimenti realmente virtuosi.

Il contributo di tutte le competenze e delle volontà per il bene comune, ci sosterrà.

 

 

 

 

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Pubblicato in da Ceccano

C'è un problema di metodo nelle decisioni che riguardano questa valle

S.Maria a fiume 390 260 mindi Anna Elisa De Santis, Avvocata - Prendo la parola per ringraziare la rivista organizzatrice di questo interessante incontro, Unoetre.it.
La rivista ha anche dato spazio per rendere nota l’iniziativa della poesia collettiva per il fiume Sacco che qualche mese fa pensai per aprire un’esperienza di espressione poetica collettiva attorno al nostro fiume, emblema dell’inquinamento ambientale nella valle.

Scrissi così una poesia di apertura, Acqua dolce, a cui sono seguite altre. Amiche, conoscenti, Vittoria, Antonio, Marina, Giovanna, Maria Teresa, Lucia, prima con esitazione, poi rompendo i dubbi, hanno accolto il mio invito a scrivere per questo nostro fiume, come atto di impegno civile.
Unoetre ha richiamato alcuni versi e l’iniziativa nella locandina della sua iniziativa sociale odierna.

Mi sembra necessario che di fronte all'aggressività degli inquinamenti occorra un atto di fiducia nell’uomo a partire dalla sua sostanza che è nella cultura, senza la quale uomini non saremmo, né donne, ma solo maschi e femmine frammisti. La mia idea è che occorra una presa di coscienza personale sapendo di poter contare l’uno nell'altro, con fiducia in un percorso di unione rispettosa e reciproca per contrastare la prepotenza del pensiero di chi inquina.

Così come non lasceremo solo il nostro fiume, il nostro ambiente indebolito, modificato nelle sue matrici dall'inquinamento, così non lasceremo solo nessuno di noi nella difficoltà, quindi un contenuto di speranza nel futuro di questa valle a partire dalla speranza nella cultura, portatrice di pace e benessere.
Ma questa è solo una parte io credo, delle questioni vaste che la bonifica del fiume pone.

C'è un problema di metodo nelle decisioni che riguardano questa valle.
Si tratta di trovare il baricentro e questo non può che essere ritrovato attorno alla realtà. La realtà che è stata negata, sia quella del valore naturale e di risorsa economica stravolto dall'inquinamento, che quello delle patologie umane, e ricordiamo anche animali, sviluppate nella zona.
La realtà è stata invece evocata a sproposito per dividere gli interessi dei lavoratori e dei disoccupati da quelli dell'ambiente, isolare l'ambientalismo. Dividere, anche, chi ha un punto di vista religioso dell'ambiente, da chi invece ha scelto altro, un punto di vista unicamente laico che nulla toglie al senso di emozione di essere parte minima di un insieme di meravigliosa perfezione, di fronte ad una notte stellata, a una collina fiorita, al mare. Il senso del nostro limite.
Questi problemi, ma non solo questi vengono in luce con la bonifica della valle.
C'è quello, grande, di ristabilire equità fra le condizioni di persone e territori resi diseguali dall'inquinamento e di farlo in modo da aprire una nuova stagione di legalità.

Significa riuscire ad invertire le ragioni che spingono all'abbandono delle nostre aree avvelenate, per avviare condizioni di vivibilità, anche per chi arriva da lontano. I migranti, che possano trovare uno schema di vita chiaro in cui a nessuno è lecito arricchire in danno di altri e nemmeno dell'ambiente.

Bonificare la valle veramente, significa agire a livello istituzionale perché il risultato da raggiungere non venga stravolto da una distorsione della funzione delle procedure, in primo luogo di quelle di partecipazione.
Bonificare la valle come occasione di legalità, significa tornare a scoprire le ragioni profonde delle norme per la bonifica.

Rileggiamo quindi con pazienza i riferimenti normativi degli innumerevoli documenti prodotti. L’art. 253 c.1 dlgs 152/06 in materia di ambiente, la legge 2141/90 sulla partecipazione. È vero che c'è stata la legge 134./2012 ha rivisto i criteri per individuare i siti, ma dobbiamo trovare il cuore di questa normativa intera, per comprenderne il senso e la vitalità.
Le bonifiche fondano la loro ragion d'essere in una scelta di riparazione del danno ambientale che impegna la pubblica amministrazione in prima persona, senza che questo significhi trasferire a danno della comunità la responsabilità di chi ha inquinato.

Il principio chi inquina paga, viene integrato dal dovere di garantire il diritto alla salute, al paesaggio, all'ambiente. Un principio che è frutto di una grande elaborazione del diritto attivo nella società, dei giudici, degli avvocati. Ricordiamo qui il giudice Gianfranco Amendola. Ma voglio sottolineare qualcosa sul rapporto tra l’elaborazione di un principio come quello “Chi inquina paga”, e le norme su cui le bonifiche ambientali che qui invochiamo si basano.
L’art. 253 c.1 del dlgs 152/2006, cardine della regolamentazione nella questione che stiamo affrontando, è una piccola parte di un notevole testo normativo di riordino dell’intera materia ambientale, ma in poche linee traccia le basi su cui oggi ci muoviamo. Il riferimento di principio è chiaro, ed è proprio al “chi inquina paga” nato dal vivo dell’impegno ambientalista e giuridico.
Nel 2006, le tracce di quel lavoro già lontano negli anni, si sono intrecciate con l’elaborazione del momento, punto avanzato di produzione normativa ambientale. Sottolineo questo sia per la ricerca del punto di orientamento nell’individuare la logica che muove le regole pubbliche sulla bonifica ambientale, che per evidenziare l’altra consistenza che è invece storica e politica. Dobbiamo essere consapevoli di essere un popolo dotato di forza e insieme una nazione in uno Stato che è forte, ha stabilità, riesce a conservare la produzione di qualità del suo pensiero, a farla transitare nel tempo. Nulla si perde di ciò che vale. E’ questa una democrazia solida.

Leggendo ancora il Dlgs 152/06 per la parte che riguarda le bonifiche, ci rendiamo conto di quanto questo sia ver,o infatti il principio chi inquina paga si salda al dovere pubblico di garantire il diritto alla salute e all’ambiente, comunque e anche se non si riesca, per le ragioni più diverse, a trovare i responsabili del danno. Anche in questo caso, sarà cura dello Stato, nelle sue articolazioni, assicurare il recupero delle aree danneggiate. La salute è un diritto, l’ambiente sano e integro anche, e lo Stato ha l’onere di assicurarlo. Vediamo allora che niente è andato perso dell’impegno per l’ambiente e la salute, dunque da questa forza profonda del nostro Stato dobbiamo partire nel fissare i termini anche dei momenti di conflitto che possano esservi tra i diversi interessi che ruotano attorno alle bonifiche ambientali, alla nostra stessa attesa bonifica. Anche il conflitto, che a livello sociale si esprime nel fenomeno della lotta sociale, nelle forme pacifiche possibili e se necessarie, ha questo quadro affidabile di riferimento.
Un quadro di riferimento che è nell’equilibrio di poteri, giudiziario, amministrativo, legislativo, richiamato dal principio “chi inquina paga” in rapporto continuo con il dovere pubblico di garantire il diritto alla salute.
Questo significa che, nelle zone interessate dalla bonifica, bisogna prestare attenzione perché può crearsi confusione sul sistema e disordine. Può crearsi la percezione che sia possibile inquinare senza pagare, dato che poi comunque lo Stato deve garantire garantire il diritto alla salute.

Il sito del bacino della valle del Sacco corre anch'esso questi rischi, dunque sarebbe opportuno che nelle scuole, nei luoghi di lavori, nei centri di aggregazione sociale, venisse diffusa la comunicazione dello stato delle cose.
La bonifica sarà occasione di legalità e crescita culturale se anche le imprese che saranno impegnate nelle attività di bonifica, svilupperanno i loro protocolli di gestione nel rispetto non formale dei principi di responsabilità sociale d'impresa, spesso formulati nei loro modelli organizzativi elaborati sul Dlgs 231/2001 e soprattutto sulle sue successive modifiche che hanno allargato con i reati ambientali il ventaglio dei reati presupposto, in un contesto di tendenziale estensione delle sanzioni penali e amministrative per gli illeciti ambientali. Parliamo soprattutto della terra dei fuochi e dei disastri ambientali, ma il contrasto all’inquinamento non può che avere il suo contestuale punto di forza nell’assunzione di responsabilità da parte delle imprese, per l’esercizio organizzato della quale, come si è appena detto, vi sono precisi e solidi riferimenti normativi. Il Dlgs 231/2001.

Un modello di contrasto dell'inquinamento da sviluppare con cura, non limitato all' applicazione della sanzione, ma attivo per il risultato di recupero dell'area, sapendo già che notevole è il divario tra siti e danno effettivo nell'area Sin. Che vi è anche, contestualmente, un’amministrazione regionale attenta alle istanze locali, ma di fatto messa alla prova, con la bonifica del bacino della Valle del Sacco, di un confronto profondo con il punto della gestione nelle aree sofferenti del Lazio diverse dalla metropoli e dalle periferie metropolitane. Aree in cui la democrazia arranca insieme ai problemi della popolazione.
L’impellenza delle necessità di efficienza e di umanità nella soluzione dei problemi ambientali impone un impegno sostanzialmente maggiore degli uffici e degli organi, che non possono essere lasciati soli, né incastonati in una concentrazione del potere istituzionale e burocratico.. Ragioniamo sul fatto che in Italia abbiamo avuto l’istitituzione del podestà e non è stato solo il contesto fascista a renderla inidonea, ma l’assolutezza delle funzioni .attribuite a quell’organo di governo Anche in democrazia, come è ormai noto,,possono inserirsi elementi sia economici, che istituzionali, che culturali, capaci di modificare in senso autoritario la vita e l’ordine democratico. Una delle forme autoritarie di organizzazione dello Stato e della società, è stata proprio il fascismo.

Il contesto culturale di cui è espressione il Governo attuale, l’ostilità alla cultura e al confronto, il populismo sostitutivo del popolo, devono indurre al ragionamento attento, alla riflessione. La questione della bonifica della Valle del Sacco sarà un’ interessante, anche se faticosa, area di prova per tutta la realtà sociale e istituzionale.

Pubblicato in 25Gen'19

Scusami

seawatch 350 260 minScusami

 

Scusami,
Se hai avuto freddo.
È freddo il mare d'inverno.

Scusami se hai avuto paura.
Il mare non è la terra, dove chi decide
cammina sicuro, mentre decide di te.

Scusami se la notte non hai dormito.
Dorme tranquillo chi ha un letto fermo
sulla terra. Non oscilla la terra.

Scusami se hai avuto sete.
Il sale del mare brucia.

Scusami se ti sei sentito solo.
Ognuno è solo, nella sua gabbia.
Non è meno solo se la sua gabbia è il mare.

Scusami se mi hai cercato senza trovarmi.
Ero sulla riva che ti aspettavo, ma
erano lì le mani di chi separava
l'umanità dal mare. Ma, non finisce l'attesa.

 

Anna Elisa De Santis Ceccano 8 gennaio 2019

Pubblicato in Anna Elisa De Santis

Invito a esprimere sostegno all'ambiente e al fiume Sacco

Fiume Sacco a Ceccano

Anna Elisa De Santis -  Insistono. Gli inquinatori del fiume Sacco sfidano leggi dello Stato e equilibri naturali, con la prepotenza di chi è nella parte del più forte.

È uno scontro culturale profondo.

L'altra idea, le ragioni dell'ambiente e del fiume, il valore immenso del paesaggio, è la stessa che sostiene la fatica umana per una convivenza sociale non egoistica e rispettosa dell'unicità delle persone e delle esperienze. Della biodiversità nella natura. Della fiducia nella cultura e nelle parole che la sensibilità non avversa al pensiero sa produrre.

L'emozione che il fiume Sacco bellissimo accende ogni mattina, resiste più della schiuma sversata da mani incoscienti.

La "Poesia collettiva per il fiume Sacco. Acqua dolce e altri versi", è aperta su Unoetre.it, rivista web, per esprimere i sentimenti e i pensieri a sostegno dell'ambiente e del fiume.
Anna Elisa De Santis

 

 Per leggere i versi già arrivati cliccate sul link che segue https://www.unoetre.it/creativita/poesie/itemlist/category/210-acqua-dolce.html

 

 

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Pubblicato in Acqua dolce

Ritmo

popoliinmarcia 350 260 minRitmo

Un calpestio di poverelli piedi
scuote la terra,
il suo mare,
il cielo che lo racconta.

Vene ancorate alle navi, barche,
tavole sparse,
ritmano il tempo
dell'assedio a chi
nella sua sacca amniotica,
agognata, si è perso
d'odio e rancore.

Anna Elisa De Santis 23 novembre 2018

 

 

 

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Pubblicato in Anna Elisa De Santis

La fatica umana

faticaUmana gelsominaie minLa fatica umana
ha la sua voce.
Unica,
travalica frontiere,
paesaggi innevati, deserti
rossi di fuoco, oceani.

Scorre,
la fatica limpida
su pareti rocciose, attraversa
miniere, a volte d'argento,
si addentra fra i segreti dell'origine
e il presente, invisibile il presente.
Insegue il senso
della bellezza straziante della rosa
e l'enigma dello sguardo che la sfiora.

Affila il canto,
per debellare il male
che insinua la sua forza
autoritaria accidiosa avvolta
nei drappi di arcane voluttà,
sciami
di inoperose supremazie
aduse all'inganno,
all'alterigia del pennacchio
alto sulla fronte,
sottratto a fragili ali di gallo.

Insopprimibile suono
ostico alla violenza,
la fatica,
scritta in tre sillabe,
traccia
l'impenetrabile forza
del lavoro e di chi lo cerca,
il ritmo irregolare della vita
quando si discosta
da inesorabili scirocchi, nebbie
e si riavvolge, tra nuvole arrochite
e sprazzi
di pallido sole, giocando
la sua ultima ora
come se fosse solo la prima.

Anna Elisa De Santis 28 ottobre 2018

Pubblicato in Anna Elisa De Santis
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