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Ina Camilli

Ina Camilli

Mi sono laureata in scienze politiche con 110 e ho sempre avuto un interesse speciale per il sociale, ma ho lavorato molto dentro e fuori casa e non ho potuto finora dedicarmi ad altro.
Da poco più di un anno sono in pensione, dopo 45 anni di servizio alla Camera dei deputati. Come consigliere parlamentare ultimamente mi ero occupata di progetti di formazione per studenti ed esterni.
Tuttavia sono riuscita da più di 10 anni a dedicarmi al volontariato, partecipando attivamente ad aggregazioni civiche di cui curo le pagine fb, i comunicati, la documentazione, ecc.
Ho anche partecipato da candidata consigliera e sindaca alle ultime due elezioni comunali di Colleferro, dove risiedo, con liste civiche non apparentate, senza risultare eletta.
La mia passione è la natura dove mi piace fare sport. Questa attività richiede disciplina e costanza e praticarla mi impone un po’ di sacrificio per mancanza di tempo.
Questo in breve il mio percorso di vita fin qui. Il seguito sarà meglio.

URL del sito web:

Il progetto biodigestori "sgomenta" Fabiana Scasseddu

 AMBIENTE E CAPOLUOGO

"Questo tipo d'impianto impatterebbe sull'ambiente in cui viviamo e sulla nostra salute".

di Ina Camilli
Scasseddu 360 minAbbiamo intervistato Fabiana Scasseddu, del gruppo consigliare Frosinone indipendente sul progetto del biodigestore.
La valle del Sacco è stata per oltre un secolo sottoposta ad un elevato inquinamento industriale. Il livello di contaminazione ha superando i valori previsti dalla normativa, con conseguenze sanitarie, da cause ambientali, per gli abitanti del territorio.
Nel 2019 il Governo nazionale e la Regione Lazio hanno sottoscritto un Accordo di programma per la bonifica del SIN bacino del fiume Sacco. Le aspettative nate nel territorio però sono state frenate da ritardi nell’attuazione dell’Accordo e da progetti di nuovi insediamenti ad alto impatto ambientale, come i due biodigestori per il trattamento di rifiuti ad Anagni e Frosinone, a poca distanza l'uno dall'altro.
Preoccupati da questa prospettiva, gli abitanti si sono preparati ad affrontare la situazione rafforzando e organizzando la loro capacità di resilienza.

Da Consigliera comunale di Frosinone come ha accolto la notizia dell'insediamento di due impianti per il trattamento di 50 mila tonnellate l'anno di rifiuti, nel Comune di Frosinone, e di 84 mila nel Comune di Anagni?
Direi con sgomento: in totale si tratta di 4 impianti nel raggio di poche decine di chilometri. Oltretutto, l'impianto di Anagni è a dir poco spropositato per le esigenze della città (circa 2500 la FORSU prodotta).

Qual è la posizione del Comune e del Consiglio comunale di Frosinone, la sua città, sul biodigestore?
Il Comune di Frosinone, nelle persone dei due Dirigenti al settore ambiente, che si sono succeduti nella seconda metà del 2020, l'Architetto Elio Noce e l'Architetto Giuseppe Sorrentino hanno dichiarato, attraverso le osservazioni scritte in sede di Conferenza di servizi in Regione, la contrarietà all'impianto.
Il Consiglio Comunale, in realtà, fatta eccezione per alcuni interventi di singoli consiglieri, non si è mai espresso formalmente sul biodigestore per cui è stata chiesta l'autorizzazione e che verrebbe realizzato in via Antonello da Messina, dalla Maestrale srl.

La cittadinanza era stata coinvolta e/o informata fin dall'inizio di questo progetto? Come ha reagito alla notizia?
Non in modo ufficiale, ma per “fortuna” e per necessità si è costituito un comitato formato da persone di buona volontà che ha creato una pagina fb “comitato NO biodigestori a Frosinone – Valle del Sacco” ed ha organizzato anche delle videochat e dirette Fb a scopo informativo e divulgativo per parlare alla cittadinanza: in particolare per i quartieri limitrofi la zona su cui dovrebbe sorgere l'impianto. C'è stato anche un profuso impegno da parte dell’Associazione Medici per l'ambiente che da sempre sono in prima linea per tutelare la salute dei cittadini, oltre a trasmissioni televisive di approfondimento di ExtraTV dedicate al tema.

I cittadini si sono rivolti a lei e al suo gruppo consiliare per esprimere preoccupazione o chiedervi di riportare in Consiglio comunale il loro disagio?
Sì, certamente: la cittadinanza è consapevole di vivere in una zona (mi riferisco alla valle del Sacco) fortemente inquinata, ma ritengo che nonostante il tema delle polveri sottili a Frosinone sia ampiamente noto, di contro forse, non è ancora chiaro quanto tale situazione possa essere pericolosa per la nostra salute e non solo relativamente a forme tumorali.

Avete riportato le proteste dei cittadini in Consiglio comunale?
L'intervento del Gruppo consiliare Frosinone Indipendente c'è stato da subito, poiché fu il collega Marco Mastronardi a “trovare” la richiesta inoltrata dalla società Maestrale srl. In realtà la cittadinanza vuole capire, ma non ha espresso richieste esplicite o specifiche.

Quale impatto ambientale e sanitario può avere nella provincia di Frosinone la realizzazione di un progetto di tali dimensioni?
Sicuramente un impatto eccessivo che questa città ed i suoi abitanti non si possono permettere, perché già ampiamente colpiti.

Come si concilia, se si concilia, un impianto di questa tipologia con gli impegni del 2019 assunti dalla Regione Lazio per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del Sito di interesse nazionale (SIN) bacino del fiume Sacco?
La bonifica deve essere accompagnata da nuove misure per la tutela delle matrici ambientali che non penalizzi gli abitanti della valle del Sacco, ma fissi regole concordate e concertate con tutti gli attori del territorio.

Questo nuovo progetto, considerata la qualità dell'aria nella provincia di Frosinone, può contribuire a peggiorare le condizioni di vita dei residenti?
Sicuramente la peggiorerebbe, perché gli inquinanti emessi dal biodigestore creerebbero un particolato di secondo livello, andandosi a legare con le polveri sottili, già ampiamente fuori limite nella nostra città.

Di recente avete nuovamente sollecitato la Asl di Frosinone ad esprimere il parere sanitario sul biodigestore. Avete ricevuto riscontro alla vostra richiesta, condivisa anche da comitati di cittadini?
Nessun riscontro purtroppo, ci auguriamo che la ASL di Frosinone prenda una posizione (auspichiamo ovviamente negativa) in Regione, chiedendo una VIIAS, come da noi proposto, perché dev'essere chiaro a tutti quanto un impianto di questo tipo impatterebbe sull'ambiente in cui viviamo e sulla nostra salute.

Oltre al tema della tutela sanitario-ambientale e del diritto alla salute, la vicinanza di un biodigestore può compromettere il valore commerciale degli immobili della zona?
Presumo proprio di sì: chi vorrebbe acquistare un immobile in una zona fortemente inquinata, piena di traffico e presumibilmente anche con miasmi che diminuirebbero la qualità di vita propria ed in particolare dei figli?

Vuole rivolgere un appello ai suoi concittadini?
Ai miei concittadini, in generale, chiedo di essere più partecipativi: serve una presa di coscienza da parte della cittadinanza su quale sia l'impatto di un impianto di questo tipo, con i relativi disagi per tutti, in particolare per i rischi per la nostra salute, ma non solo.

 

Frosinone, 9.10.2021

 

 

 

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Pubblicato in Ambiente, Capoluogo

Valle del Sacco: per Frosinone e Anagni due biodigestori anaerobici

AMBIENTE&INQUINAMENTO

 Comitati ed associazioni hanno partecipato ai lavori, espresso una posizione negativa

di Ina Camilli
Biodigestore Wikipedia 380 minIl vuoto pianificatorio a cui la Regione ha esposto la valle del Sacco non si risana con incursioni di investimenti privati, ma con politiche positive a salvaguardia della collettività, che potevano già e possono sempre vedere protagonisti i Comuni.

Nei giorni scorsi c’è stato un botta e risposta in diretta tra i Sindaci di Frosinone e Anagni, Comuni che si sono candidati ad ospitare l'ennesimo impianto industriale in materia di rifiuti, da più parti ritenuti insalubri, proposto da cordate finanziarie in grado di spostare centinaia di milioni di euro.

Ottenute intanto queste due autorizzazioni, la valle del Sacco si ritroverà una centrale energetica, che tratterà quasi 100.000 tonnellate annue di rifiuti organici di provenienza urbana ed industriale, e in grado di stoccare il biometano producibile dalla fermentazione anaerobica di tali scarti per migliaia di metri cubi.
Si pensi per esempio ad un serbatoio grande quanto un palazzo di 4/5 piani con appartamenti di 300 mq di superficie, pieno zeppo di gas ad altissimo potere detonante.

E' proprio sul potere detonante del biometano che puntano le cordate finanziarie interessate alla sua rivendita in rete o ad hub esterni, liquefatto e trasportato su camion.
Il rispetto dell’ambiente, mai è stato, per certi amministratori pubblici, un problema qui in valle del Sacco e non lo sarà neanche in questo caso. Quindi semaforo verde ed ogni meccanismo che possa incepparsi può e deve essere sbloccato: da tempo sono a lavoro i manager ed i tecnici di A2A, che sembrerebbe non abbiano convinto gli anagnini e le forze politiche, a parte il Sindaco, pervaso da un fervore miope al punto da non dolersi del silenzio dell'ASL, convinto di non voler neanche lui esprimere il suo parere sanitario, in qualità di massima autorità in materia di salute pubblica comunale.

Se il Sindaco si dichiara apertamente favorevole e l'ASL non batte ciglio, questi sono segni evidenti che inceppamenti non ve ne potevano essere.
In questi mesi e giorni infuria non tanto la polemica tra cittadini, opposizioni consigliari e Amministrazione comunale, quanto la protesta. Gli anagnini avrebbero voluto dire la loro, come cittadini attivi, in una inchiesta pubblica che, seppur obbligatoria per Comuni o raggruppamenti comunali con più di 40.000 abitanti (Anagni, Paliano e Colleferro, tanto per fare un esempio concreto), non risulta ancora chiesta da nessuno di costoro all'Ente regionale procedente. Istituto e/o strumento previsto proprio per la tutela del territorio a fronte di situazioni impattanti, causa di gravi conflitti sociali e di ingiustizia ambientale.
Invece si può parlare solo tramite articoli di giornale e sui blog on line con l’idea di far arrivare questi messaggi ai tanti funzionari in grado di operare liberamente, scevri da condizionamenti.

Su un punto non si può che concordare tutti, senza paura di essere smentiti: se il pubblico, i Comuni, avessero saputo fare la loro parte avviando per tempo atti di pianificazione a livello locale dei servizi di gestione e trattamento dei rifiuti, prevedendo negli anni politiche di riduzione della produzione di scarti alimentari, progettando soluzioni impiantistiche diffuse (compostaggio domestico, di comunità, di prossimità e piccoli impianti comunali) si sarebbe potuta evitare ogni rimostranza.
E chi protesta in Consiglio comunale o in pubblico viene strumentalmente accusato di essere affetto dalla sindrome di Nimby (non nel mio cortile) quando invece proprio i rappresentanti del territorio hanno favorito la diffusione della cultura e della pratica di ignorare quanto accade nel giardino del vicino.
Questa sindrome è insita nelle soluzioni fortemente centralizzate, come quella proposta da SAF e A2A, caldeggiate politicamente da più parti: le pressioni ambientali e logistiche sul territorio più impattanti, oltre agli aspetti della sicurezza della popolazione per gli ingenti stoccaggi di biometano, sono rappresentati infatti dagli altrettanto ingenti trasporti dei rifiuti in ingresso e dei rifiuti digestati in uscita.
La nuova frontiera del trasporto su gomma!

Laddove la pianificazione e la gestione responsabile della cosa pubblica sono barattate con semplici capitolati di appalto a volte copia e incolla, finalizzati a condurre procedure di esproprio e privatizzazione dei servizi locali. Pilatescamente la politica se ne "lava le mani", delegando al privato e alle logiche del profitto sottese a queste gestioni ogni possibile guadagno, a scapito della qualità della vita delle comunità.
Ogni cosa viene pagata con le tasse dei cittadini sempre più alte e con esse la salubrità dei nostri territori è sempre più martoriata.

La situazione è drammatica, eppure c’è scappato un sorriso. il Sindaco Natalia, in un recente confronto pubblico, riportando i dati dei tecnici di A2A ha parlato di circa 7 camion al giorno: sembrerebbe però che non si sia tenuto conto del peso specifico dei rifiuti trasportati per cui i mezzi, facendo bene i conti, sarebbero almeno 10 volte di più....ogni giorno.
L’altro impianto di produzione di biometano ottenuto dalla digestione anaerobica della frazione organica da raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani interessa il Comune di Frosinone, proposto dalla Maestrale srl, impianto che non ha ancora ottenuto la VIA (valutazione di impatto ambientale), ma l’iter amministrativo è quasi arrivato a conclusione. La terza Conferenza di servizi è convocata presumibilmente per il 15 luglio 2021 (si terrà in presenza?).

Comitati ed associazioni hanno partecipato ai lavori, espresso una posizione negativa, depositato osservazioni e da tempo contestano con determinazione questo progetto.
Il Sindaco di Frosinone vuole avviare l’inchiesta pubblica?
Il Comune di Frosinone, a differenza di quello di Anagni, ha evidenziato il mancato parere della Asl e rilasciato parere negativo sotto il profilo sanitario, richiamando il principio di precauzione a tutela della salute degli abitanti della sua città, l’effetto cumulativo con riferimento alle emissioni in atmosfera e la propagazione di emissioni odorigene.
Come il collega anagnino, Ottaviani non ha prodotto un parere tecnico sul progetto, né richiesto una indagine ambientale. Insomma, non è rinviabile una seria volontà di opporsi.

I fronti restano contrapposti. Da un lato le Istituzioni, che dovrebbero tutelare il benessere delle loro comunità, dall’altro i cittadini con le opposizioni comunali, pronti a difendersi.
Si stanno scontrando non due visioni diverse sulla cosiddetta economia circolare o sulla tecnologia degli impianti, ma un orientamento che è già un cambiamento non certo culturale, bensì economico, dove la politica si fa grande imprenditrice.

E’ già accaduto che società private, attraverso partnership con aziende pubbliche, abbiamo costituito gruppi economici, finalizzati ad ottenere finanziamenti statali. Poi una volta ottenuti, accade che il privato ceda la gestione e la proprietà, addossando ai Comuni il peso di scelte imprenditoriali insostenibili.
Il nuovo modello di sviluppo che si vuole imporre nella valle del Sacco, da Artena a Patrica, esclude totalmente i cittadini dal processo di autodeterminazione e di partecipazione attiva.

I corpi sociali, diversamente organizzati e strutturati, attivi nella valle del Sacco, sono stanchi di sollecitare gli amministratori pubblici a rispettare il mandato ricevuto, ad osservare le regole e ad applicare le leggi. Troppo spesso infatti “salta” qualsiasi forma di loro reale e preventivo coinvolgimento.

E’ la parte politico-istituzionale che deve assumersi la responsabilità di ascoltare i cittadini, creare le condizioni per sedersi con i vari rappresentanti ad un Tavolo per prevenire, pianificare e condividere il futuro della valle del Sacco.
2.2.2021

Ina Camilli, Per la Redazione

 

 

 

 

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Pubblicato in Ambiente

Colleferro: Amazon e le rivelazioni di Report

DIRITTI DEL LAVORO E LEGALITÀ

Le strade di Report ci portano a conoscere meglio Amazon e come opera

di Ina Camilli
comitatoresidenticolleferro 350 minAmazon, il colosso americano con il più alto valore dell’e-commerce internazionale, è stato oggetto di una inchiesta da parte del gruppo di lavoro di Report.

Con un’ampia ricostruzione sulla nascita a Seattle della piattaforma online, il servizio ripercorre i passaggi che hanno portato alla crescita della multinazionale negli USA, fino a diventare, con il diffondersi della pandemia, ancora più ricca e potente.
In pochi anni Amazon si classifica come il più forte gruppo internazionale, in grado di condizionare gli interessi economici mondiali.
Fa sempre molto discutere la sua strategia complessiva che, diventata dominante, influenza le scelte degli operatori del mercato e dei consumatori, nonostante vi siano state negli Stati Uniti posizioni politiche contrarie a Jeff Bezos e in Europa si siano registrati impacciati tentativi di far pagare le tasse ad Amazon, che ha sede in Lussemburgo, dove le politiche fiscali sono molto più convenienti.
La puntata si conclude in Italia, dove Amazon ad ottobre scorso ha aperto la sua ultima sede, nel Polo logistico di Colleferro.
Il servizio è andato in onda lunedì 14 giugno 2021, su Rai3 (https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Il-nostro-caro-Amazon-1ad001b0-ca68-4eeb-a2a7-a2b7fff1fb9e.html).

AMAZON COLLEFERRO
Report è un programma di informazione promosso dalla rete pubblica nazionale RAI3 che, attraverso il giornalismo investigativo, studia e approfondisce situazioni complesse e poco conosciute per favorire una presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica su risvolti nascosti della realtà.
Prima del viaggio negli Usa, il gruppo di inchiesta di Report si è recato a Colleferro per conoscere i luoghi e i protagonisti del Polo logistico, balzato agli onori della cronaca anche per la giusta protesta degli ex lavoratori Amazon.
Nei mesi precedenti avevamo sollevato, quasi isolati, una serie di dubbi su connessioni, interessi e silenzi, che l’inchiesta giornalistica ha posto con maggiore capacità, restituendoci un senso di giustizia civico.

SPL srl
La politica, quasi segretamente, ha cominciato ad avviare l’operazione immobiliare intorno al 2017, che presenta aspetti comuni alle speculazioni finanziarie compiute da società di comodo, con sede in paradisi fiscali.
Non vengono pubblicati molti atti ma ricostruendo i passaggi si arriva alla società mista pubblico-privata SPL srl (Sistemi e Progetti Logistica) che vende a Vailog srl i terreni del Polo logistico di via Palianese. Sono 51 ettari, dove la società costruisce dei megacapannoni, che poi vende ad Amazon.

SPL srl è una società fiduciaria e risulta schermata, cioè intestata a soci fittizi, dietro i quali agirebbero soggetti occulti.
Nel 2005 il Consiglio comunale di Colleferro ratifica l’Accordo di programma tra Regione e Comune e approva la variante per realizzare il Centro logistico multimodale, presentato da SPL srl nel 2002.

Il giornalista, Emanuele Bellano, chiede al Sindaco di Colleferro, Sanna, se conosce il nome del titolare di SPL srl, di cui il Comune ha una compartecipazione. “Ci siamo sempre posti le stesse domande che si pone lei. Non siamo giunti a grandi risultati.”

Ma, un giornalista è un professionista che ha il dovere dell’informazione, cerca la notizia, raccoglie i dati, racconta la verità e vorrebbe lasciare una impronta sul futuro.
Il Sindaco è un ufficiale del Governo, rappresenta l’Ente e una comunità, riceve un mandato elettivo per tutelare gli interessi generali. Non può limitarsi a porsi domande senza risposta e non facendolo compromette il futuro del territorio. Il Comune di Colleferro non conosceva gli investitori e non se ne è preoccupato.

Gian Gaetano Bellavia, esperto di antiriciclaggio, chiosa: “Colleferro ha fatto una partnership con ignoti”, nonostante il Consiglio comunale avesse richiesto il controllo degli aspetti patrimoniali del soggetto proponente, SPL srl (Deliberazione 16.5. 2005, n. 50).
Non si conoscono le date della compravendita, il prezzo di acquisto dei terreni di proprietà di SPL srl e “sul bilancio non risultano plusvalenze”.

Il Sindaco di Colleferro dal 16.1.2020 “chiude” la discarica; in realtà è scaduto il contratto di gestione e la Regione blocca i conferimenti, ma lascia aperta la discarica: con questa operazione i terreni “abbandonati” del Polo logistico acquistano valore. Questo spiega la clamorosa risonanza della “chiusura” con un lucchetto.
E’ Sanna a rispondere: “Vailog li ha acquistati quando la vita della discarica è finita”.

Quindi quando e a quanto vengono venduti? Prima o dopo la chiusura della discarica? A quanto ammonta il contributo straordinario dovuto al Comune di Colleferro? Come sarà patrimonializzato dal Comune?
Nell’Albo pretorio risulta solo che il 30.7.020 il Comune ha rilasciato alla società il permesso a costruire in variante, con una semplice licenza edilizia, e tutta l’operazione non è stata dibattuta in Consiglio comunale.

EX LAVORATORI SOMMINISTRATI
Amazon apre a Colleferro sotto un forte pressione mediatica con la promessa di nuova occupazione in vista delle imminenti elezioni amministrative del settembre 2020. Amazon promette 500 posti di lavoro che in campagna elettorale diventeranno circa 2000. Questa prospettiva azzera qualsiasi spazio di discussione sulla problematica sanitaria e ambientale.
I contratti sono stipulati da Adecco, non da Amazon; gli assunti sono sottoposti ad un forte turn over e vengono privilegiati i cosiddetti “lavoratori svantaggiati” (categoria che comprende disoccupati, giovani, donne, ecc.)
Lo scopo è quello di aggirare il limite di legge del 30% tra lavoratori determinati e indeterminati. I precari sono all’oscuro dei riflessi di questa clausola e gli viene suggerito di autodichiararsi “lavoratori svantaggiati”.
Pochi mesi dopo, a molti precari – l’azienda non ha reso noti i numeri - il contratto non viene rinnovato.
Gli ex somministrati fanno scioperi, manifestazioni e assemblee in piazza. Chiedono spiegazioni e garanzie al Sindaco ed alla Regione, ma la risposta non arriva, mentre il turn over prosegue cinicamente.
La crisi del settore commerciale subisce un’accelerazione, a cui la categoria tenta di rispondere a livello locale riorganizzandosi in associazione. Non basterà per resistere perché non ci può essere competizione: Amazon elimina la concorrenza. Chi sono poi questi consumatori che nel post lockdown hanno soldi da spendere?

AMMINISTRAZIONE COMUNALE
Dopo il servizio di Report il Sindaco Sanna promette una grande operazione trasparenza: “È giusto che i cittadini possano approfondire” scrive su FB. In realtà sembra solo avere bisogno di una platea verso cui provare a discolparsi, trovare una via di fuga, la stessa che ha cercato quando il problema davanti ai media nazionali era l’abbandono dell’ospedale di Colleferro.
L’Amministrazione comunale rifugge dal contraddittorio e confronto democratico. Le nostre richieste di informazioni e accesso agli atti sono rimaste lì, al protocollo, senza risposta. Se avesse voluto rivolgersi e coinvolgere la cittadinanza non aveva bisogno di aspettare Report e di far passare anni.

IMPATTO SANITARIO AMBIENTALE
L’espansione di Amazon in Italia, come in tutto il mondo, si basa sullo sfruttamento estrattivista dei territori e della forza lavoro, in forme spesso al di fuori dei limiti legislativi.
Benché Amazon si autorappresenti come un’azienda impegnata nella riduzione dell’impatto ambientale, attraverso studiate campagne di green-washing, la realtà del suo operato sui territori dimostra il contrario.
Le emissioni che la sua attività sprigiona nell’aria sono elevatissime, come le conseguenze sul consumo di suolo, dovuto alla costruzione di enormi magazzini e centri di smistamento.

I dati sulla qualità dell’aria del 29.5.2021, certificati da Arpa Lazio sul controllo ambientale, non sono a norma ed evidenziano tra le zone più critiche la valle del Sacco, inclusa tra i siti da bonificare (SIN).
Gli inquinanti principali si confermano essere il biossido d’azoto il particolato Pm10 e il benzopirene. In 16 Comuni peggiorano le condizioni, tra questi Colleferro, che sono in classe 1, la peggiore.
Non solo la situazione a Colleferro non è migliorata rispetto al passato, ma questi dati smentiscono le rassicuranti parole dell’Assessore all’Ambiente, Calamita.

Purtroppo, le uniche ricerche consultabili in merito all’impatto ecologico di Amazon sono finanziate dall’azienda stessa: è questionabile l’influenza della committenza sull’attendibilità dei dati presentati.
Pur non avendo a disposizione evidenze provenienti da studi indipendenti sull’effettiva impronta ambientale del capitalismo di Amazon, è possibile rintracciare la logica che guida i vertici dell’azienda nella scelta dei territori dove insediarsi: aree già permeate da rilevanti nocività derivanti da un passato industriale e per questo più svalutati e quindi ricattabili, anche sotto il profilo occupazionale.
Come si preferisce ricorrere all’uso di forza lavoro interinale, in particolare di “lavoratori svantaggiati”, esternalizzando i costi della sicurezza sul lavoro, allo stesso modo Amazon decide di edificare le proprie infrastrutture in zone già inquinate, addossando alla collettività i costi ambientali e presentandosi come un attore meno nocivo della precedente industria.

Questa dinamica emerge chiaramente a Colleferro che da “città fabbrica” con l’arrivo di Amazon diviene “città logistica”, con i cittadini inconsapevoli dei costi per la salute umana e non umana che questo comporta.

Un falso storico, una forzatura che non ha dietro un progetto comune, creato allo scopo di rispondere al bisogno di identità di luogo di una giovane comunità nel suo contesto, ma le radici culturali non possono affondare nell’ingiustizia ambientale, nello sfruttamento del suolo, nel precariato, nell’anonimato societario e nei silenzi dell’Amministrazione comunale.

Colleferro, 18.6.2021
*Ina Camilli Rappresentante Comitato residenti Colleferro

 

 

 

 

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Colleferro: la discarica è chiusa

COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO

La rivalità tra Regione Lazio e Comune di Roma

di Ina Camilli*
comitatoresidenticolleferro 350 minAlla consueta “emergenza” estiva e crisi ciclica di Roma, da riferirsi alla mancata raccolta dei rifiuti, si aggiunge l’emergenza politica conseguente alla recente decisione della Giunta regionale di diffidare Roma Capitale e Città Metropolitana di Roma Capitale (proposta del 27.5.2021, n. 19323).

La diffida è stata decisa subito dopo che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso proposto dalla Regione avverso il Comune ed ha sentenziato che la Capitale non può essere commissariata mediante lo strumento dell’ordinanza (sentenza Tar del 27.5.2021, n. 6274).
Zingaretti aveva contestato alla Raggi, mediante appunto una ordinanza, di non aver individuato il sito di discarica dentro i propri confini e, a seguito di tale omissione, aveva richiesto il commissariamento.

La Giunta Zingaretti, tenuto conto della decisione del Tar, ha fatto ricorso ai poteri ordinari e ha diffidato la Sindaca Raggi, chiedendole di adottare “atti obbligatori in materia di ciclo dei rifiuti” e di individuare entro 60 giorni - che scadono il 30 giugno - uno o più siti per localizzare e realizzare gli impianti di smaltimento al fine di garantire l’autosufficienza della Capitale.
La Raggi a sua volta ha risposto, tramite Ama, alla diffida regionale, inviando una nota al Prefetto di Roma per ribadire la sua opposizione.
Rigidità e rimpallo di responsabilità stucchevole, una messinscena dove la realtà ha superato l’immaginazione, considerati gli anni in cui Presidente e Sindaca hanno amministrato, senza arrivare a decisioni politiche concertate, capaci di approntare la soluzione al problema rifiuti di Roma.

Lo scontro politico-amministrativo è iniziato alcuni anni fa ed è stato portato avanti con tutti i mezzi, ricorrendo all’ampio armamentario offerto dall’ordinamento amministrativo, oltre che dai rispettivi studi legali e uffici stampa.
Neanche il Piano rifiuti è stata una risposta all’annosa controversia. La Regione ha approvato un documento carente proprio sotto il profilo della pianificazione, inadeguato, tardivo e superato, tant’è che è stato oggetto di contenzioso amministrativo con alcuni gestori privati.

Il Tar scrive che la Regione non ha ottemperato all’ordine giudiziale di individuare la rete integrata e adeguata di impianti, comprese le discariche, su cui si sono aperti lunghi ed estenuanti procedimenti anche con soggetti pubblici (Comune di Roma, Frosinone e Latina).
Tutti i territori regionali ed extraregionali che hanno impianti sono stati “requisiti” e i maggiori costi sono stati addossati agli utenti della Tari. Regione e Comune non sono riusciti a trovare una reale e leale collaborazione per la risoluzione corresponsabile del problema del ciclo dei rifiuti.
Il tour dei rifiuti è diventata la soluzione tampone alla mancanza di volontà politica di Regione e Comune che non hanno voluto fare sintesi per arrivare ad una scelta concordata, procedendo a colpi di ordinanze e chiamate di correità, con una visione della problematica dominata da un senso profondo di attesa, la nomina di un commissario deus ex machina.

La discarica di Colleferro
Durante l’attesa messianica, in questi giorni è partita la nota della Raggi al Prefetto di Roma nella quale indica tra le soluzioni possibili anche la “riapertura” di colle Fagiolara dal prossimo 20 giugno, “chiusa” ad opera di alcuni Sindaci della valle del Sacco, tra cui quello di Colleferro, Paliano e Genazzano, dal 16 gennaio 2020.
Da quel momento Roma non ha più avuto un sito di conferimento nel suo ATO (ambito territoriale ottimale) e la Regione non si è fatta carico di individuare una discarica alternativa, nonostante sia obbligata al rispetto del principio di autosufficienza degli ATO previsto dal Piano rifiuti, nel quale la Regione ha indicato colle Fagiolara come discarica al servizio della Capitale e della Provincia di Roma.
Siamo all’ingannevole apoteosi. A novembre 2019 la Sindaca Raggi parla al Consiglio regionale e a dicembre il Sindaco Sanna parla al Consiglio comunale di Roma. Tutto, tempi e luogo, dettagliatamente studiato e concordato.

Arriviamo ai nostri giorni. Sanna chiede alla Raggi di smentire di aver chiesto al Prefetto di Roma la riattivazione della discarica di Colleferro.
La Sindaca ipotizza la “riapertura ufficiale” di colle Fagiolara perché dubita che i Sindaci abbiano i poteri amministrativi per chiudere la discarica? Oppure reclama per la sua città la volumetria residua di circa 350 mila tonnellate, preservate per soddisfare le necessità locali? Così facendo sa di mettere in difficoltà il campo avverso.

La Regione Lazio
Dalla Valle del Sacco nessuno ha chiesto alla Regione di smentire il suo comunicato del 10 gennaio 2020, nel quale è stato ribadito che colle Fagiolara è a supporto del ciclo dei rifiuti di Roma e che il medesimo sito potrebbe essere utilizzato per il recupero della FOS (frazione organica stabilizzata).
Significa che si sta valutando se riservarsi altre entrate derivanti dal conferimento in discarica della FOS, come da progetto tra Lazio Ambiente spa e l’Università La Sapienza, posticipato a causa del Covid-19. L’entrata a colle Fagiolara di rifiuti speciali risulterebbe stimata in circa 10.000.000,00 €, in netto contrasto con le parole dei Sindaci.

Dal 2020 la monnezza di Roma e di Colleferro dove è stata portata? Fino a marzo 2021 sempre nella valle del Sacco, a Roccasecca, la discarica che doveva essere al servizio del solo ATO di Frosinone, e gli altri Tir spediti fuori Regione, a seguito di accordi extraregionali.
Scattano le richieste di commissariamento, di poteri sostitutivi e a marzo 2021 partono pure gli avvisi di garanzia per l’inchiesta Lozza-Tosini. La politica è finita in un vicolo cieco, proprio quello imboccato dal Presidente della Regione.

Zingaretti sa che la discarica di Colleferro è “chiusa”, che Roccasecca ha rinunciato all’ampliamento e che il Piano industriale di AMA spa non prevede la realizzazione di discariche necessarie alla chiusura del ciclo e alla gestione degli scarti in uscita dagli impianti di trattamento dei rifiuti di Roma Capitale.

I Sindaci della valle del Sacco
Se la discarica è chiusa, perché temono che venga riaperta?
I Sindaci minacciano il ricorso alla piazza e fanno appello alla resistenza. Più che una minaccia sembra un espediente per influenzare e spingere i cittadini ad una nuova mobilitazione, l’ultima chiamata prima del voto di autunno e prima di considerarli del tutto marginali.
Anche in questa circostanza la chiave per comprendere il teatrino della politica sta nelle prossime elezioni.
Non ci risulta che i Sindaci abbiano richiesto alla Regione il provvedimento definitivo di chiusura della discarica, lo stato delle garanzie fideiussorie e la convocazione della Conferenza di servizi per l’adozione di un atto finale, preordinato a produrre effetti giuridici certi.
Semplicemente la scadenza del contratto di servizio tra il Comune di Colleferro, proprietario del sito, e la società Lazio Ambiente spa, gestore della discarica, è stata spacciata per “chiusura”. Quest’ultima è frutto di un accordo, un “impegno” politico di Zingaretti, come ha dichiarato Sanna.
La “chiusura” dei cancelli della discarica con un lucchetto, anziché una determinazione regionale, rimane la più discutibile e controversa azione dell’Amministrazione colleferrina.

I nostri amministratori locali e regionali, senza eccezione alcuna, si sono nascosti a noi cittadini e non hanno finora voluto “chiudere” la discarica. Altrimenti sarebbe bastato chiedere l’attuazione dell’art. 85 della legge di stabilità del 2016, che prevedeva di definire le procedure per la chiusura (a esaurimento della capienza residua), e pretendere a gran voce politiche a favore della raccolta differenziata spinta.
Ora siamo ragionevolmente convinti che colle Fagiolara non riaprirà e che la Regione non cederà per troppe ragioni. La sua capacità residua ha un altro destino ed è quello di essere la discarica di servizio per i progetti impiantistici del Comune e della società regionale, che ha in programma di realizzare a Colleferro il compound industriale. E neanche questa è una vittoria per la nostra comunità.

Comitato e cittadini
Chiediamo chiarezza, che finora è meticolosamente mancata, da parte di tutti i soggetti che hanno una responsabilità nei confronti della cittadinanza e ce l’aspettiamo innanzitutto dal Comune di Colleferro, che deve sollecitare la Regione ad indire la Conferenza di servizi per l’avvio dell’iter procedurale. Dopo un anno e mezzo di blocco dei conferimenti, il sito deve essere chiuso davvero per mettere in sicurezza il corpo di discarica e garantire la sua conformazione statica.
Non siamo cittadini eterodiretti dalla politica dei Sindaci, ma corpi intermedi consapevoli dei propri diritti e interlocutori dotati di capacità critica e di valutazione.
Il problema non è attribuire le responsabilità, che sappiamo benissimo come sono ripartite, ma costruire soluzioni che rispettino tutti i territori.
“Suoneremo le nostre trombe e voi le vostre campane” quando avrete dato al territorio che lo chiede la chiusura effettiva e vera della discarica di Colleferro da parte della Regione.

8 Giugno 2021

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli00034 Colleferro – Roma – cell. 3357663418

Pubblicato in Colleferro

Salute, Ambiente, Lavoro possono convivere?

VALLE DEL SACCO

Diretta video di Martedì 25 maggio 2021

LA DIFFICILE CONVIVENZA TRA SALUTE AMBIENTE E LAVORO

Martedì 25 maggio 2020, ore 18.00

Diretta online su Facebook al link .https://www.facebook.com/383574125041751/posts/4068970289835431/

 

Con Ina Camilli della Redazione di UNOeTRE.it ne parlano

 

Luca Vizzaccaro, coordinatore comitato ex lavoratori somministrati Amazon

Stefania Ventre, ex lavoratrice Amazon

Maria Grazia Bonfante, coordinatrice provinciale associazione Salviamo il paesaggio

Valle del sacco copertina 550 min

 

 

 

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Quando le leggi si applicano e quando si interpretano

 

ALLUMIERE: le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici

di Ina Camilli*
Consiglio reg.le LazioL’Amministrazione comunale di Allumiere potrebbe annullare in autotutela il concorso pubblico per l’assunzione di 5 istruttori amministrativi a tempo pieno e indeterminato, concorso che dal mese di aprile scuote le segreterie della politica regionale (una ricostruzione al link https://www.unoetre.it/informazione/cronache-italiane/item/9692-da-grazioso-comune-tutristico-a-centro-della-regione-lazio.html).

La vicenda del concorso ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica l’esistenza di un sistema strutturato di clientele e di regole di gestione del potere partitico, mai veramente scardinato, e che, dopo la lunga stagione di moralizzazione tentata da “Mani pulite”, si è riposizionato con pochi cambiamenti reali.

La Magistratura sta indagando sulla procedura concorsuale di Allumiere, su eventuali vizi e attività illecite, dalla prova preselettiva, dai punteggi, alla firma dei verbali, ai criteri di formazione delle liste di scorrimento degli idonei, arrivati a ben 107 unità.
La scelta dei candidati appare compiuta presumibilmente per logiche di appartenenza partitica e non per merito, considerato il coinvolgimento diretto di alcuni Comuni laziali con una precisa connotazione politica (Ladispoli, Guidonia Montecelio, Monterotondo, Tivoli, Bracciano, Labico), altri indiretto (come Colleferro che ha visto la partecipazione al concorso e alla preselezione della moglie del Sindaco e di un assessore), nonché la stessa Regione.

Tutta la vicenda ha inferto un colpo fortissimo alla già minata credibilità della burocrazia e delle Istituzioni pubbliche. Va ribadito che la rappresentanza ha una legittimazione democratica e va preservata sempre, anche quando si reclama chiarezza.
Il caso Allumiere scoppia nel momento in cui il protrarsi della pandemia ha acuito il problema occupazionale e accresciuto la separazione fra comuni mortali e faccendieri.

Tra il primo sciopero nazionale dei lavoratori Amazon, a marzo, che interessa nel Lazio i magazzini di Passo Corese e Colleferro, lo stallo della ricollocazione di alcuni dipendenti della società regionale Lazio Ambiente spa, il congelamento eterno della vertenza dei disoccupati del frusinate, e l’erogazione delle limitate risorse del decreto Ristori e Sostegni, in questo quadro, la vicenda di Allumiere ha messo in luce che il Consiglio regionale non è estraneo a fenomeni che vìolano il rispetto scrupoloso del principio costituzionale dell’accesso al pubblico impiego tramite concorso pubblico.

Quel concorso, come altri in questo momento all’attenzione della stampa e delle Autorità di controllo (sembrerebbe che nelle ASL RM3, Frosinone e Viterbo sia riscontrabile un sistema parallelo e del tutto simile a quello in atto negli enti locali), è stato interpretato nel senso di conferire agli idonei un accesso privilegiato o indiretto.
Il caso giudiziario di Allumiere e la mancata autoassunzione di responsabilità politica da parte di tutti i soggetti eletti e i dirigenti amministrativi coinvolti ha provocato nell’opinione pubblica un misto di sdegno generale, che non è cessato.
La politica regionale ha tentato di arginare le conseguenze provocate dalla risonanza mediatica del caso e per ridimensionare la penosa vicenda è ricorsa ad alcuni provvedimenti “classici”, peraltro di dubbia efficacia, pur di non affrontare alla radice le cause che hanno generato l’inchiesta.

Il primo provvedimento per fermare l’onda e l’onta dell’imbarazzo sono state le dimissioni spontanee o coatte del Presidente del Consiglio regionale. Buschini non le considera “una resa”, ma possono essere interpretate come una mera ammissione di responsabilità personale.
L’imbarazzo nasce dalla lettera autoassolutoria di Buschini, lettera con la quale si dimette senza chiarire i motivi della decisione e che si possono ricostruire sulla base dello Statuto regionale e di alcuni fatti qualificanti.
Buschini infatti non è solo il Presidente del Consiglio regionale, ma è anche il Presidente dell’Ufficio di Presidenza (un organismo interno equivalente grosso modo al consiglio di amministrazione di una società privata), che ha il compito di assicurare il buon funzionamento dell’Amministrazione interna.

A dicembre 2020 Buschini ha portato in Ufficio di Presidenza la proposta di approvare l’accordo tra il Consiglio regionale e il Comune di Allumiere per l'utilizzo degli idonei delle graduatorie di concorso pubblico.
La decisione – verranno poi assunte 24 unità in Consiglio regionale e in altri enti pubblici - viene adottata all’unanimità e interesserebbe collaboratori di fiducia del Partito democratico, del Movimento 5 stelle e della Lega, i cui componenti in Ufficio di Presidenza, in rappresentanza dei suddetti partiti, non cedono alle pressioni e non rassegnano le dimissioni.

Se si dimettessero perderebbero i vantaggi che derivano dall’essere membri dell’organo economico che esercita i poteri di spesa. E’ infatti l’Ufficio di Presidenza a garantire l’autonomia organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile del Consiglio e ad rassicurare ai gruppi consiliari le risorse necessarie.

Il secondo provvedimento riguarda l’iniziativa di istituire una Commissione Trasparenza e Pubblicità avanzata da Buschini nello stesso momento in cui ha dovuto abbandonare lo scranno presidenziale. Proposta apparsa non solo tardiva ma anche inopportuna, se si considera che proviene da colui che con le sue dismissioni e per Statuto può considerarsi il maggior responsabile dell’inchiesta in corso, in quanto addebitabile al suo operato istituzionale.
La Commissione è stata istituita il 26 aprile 2021 ed ha competenze referenti per assicurare la “trasparenza delle procedure amministrative selettive a rilevanza esterna, quali affidamenti di lavori, servizi e forniture, bandi di gara, di concorso e avvisi relativi all’erogazione di risorse pubbliche”. Per Statuto gli organismi di vigilanza spettano all’opposizione e alla Presidenza è stata eletta Chiara Colosimo.

Il terzo provvedimento è stato assunto dal Sindaco di Allumiere che ha congedato prima della scadenza del termine il Presidente della Commissione di concorso.
I provvedimenti elencati sono obbligati, nel senso attesi dall’opinione pubblica, ma non hanno una forza oggettiva e non modificano lo stato delle cose.

Un altro problema diverso da quello degli idonei di cui si è occupata la stampa e su cui indagherà la Magistratura riguarda il rapporto fiduciario tra il Consiglio regionale, quale organo politico, e il personale di staff esterno, assunto con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato.
Gli assunti collaborano direttamente con il vertice istituzionale e non hanno compiti di amministrazione o attività gestionali, bensì sono di supporto per l’esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo, secondo le norme del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali).

Data la natura del rapporto fiduciario, che non esclude l’affinità politica, l’ordinamento regionale non prevede particolari procedure di selezione, richiedendo però al collaboratore il possesso di una adeguata esperienza e formazione professionale.
Il trattamento economico è quello previsto dai contratti collettivi di lavoro e dunque l’ammontare degli oneri delle “chiamate” dirette devono restare nei limiti degli stanziamenti. Il contenimento dei costi del personale è uno dei principi cardine di una sana gestione finanziaria, su cui si è pronunciata anche la Magistratura contabile.

Sebbene sia legale reclutare collaboratori senza particolari formalità procedurali per supportare l’organo politico, il legislatore dovrebbe intervenire al più presto per evitare distorsioni e il ricorso al rinnovo plurimo dei contratti.
Ciò non solo per quel principio di trasparenza cui deve sottostare l’attività della Pubblica Amministrazione ma anche al fine di garantire condizioni di uguaglianza tra candidati, evitare la formazione di precariato istituzionale e impedire che artatamente venga violato il principio costituzionale dell’accesso al pubblico impiego tramite concorso pubblico.

Allumiere non è un caso archiviato e si attendono sviluppi importanti sia sul piano dell’inchiesta sia dal fronte dei candidati, qualora il concorso venisse annullato.

*Ina Camilli, Redazione UNOeTRE.it

 

 

 

 

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Pubblicato in Cronache&Cronache

Colleferro: Né l'uovo oggi né la gallina domani

COLLEFERRO. Comuni del Lazio

Le scelte urbanistiche della città sono decise dal privato proponente

di Ina Camilli
comitatoresidenticolleferro 350 260Dopo venti anni Colleferro è riconoscibile, mancano i segni del cambiamento che la politica “nuova” aveva promesso. La città appare intristita dalla fine della grande speranza di un vero cambiamento e molti tra coloro che conducevano la battaglia civile hanno adattato la propria impostazione culturale, perdendo interesse a partecipare più direttamente alla vita pubblica. Questo loro allontanamento richiede ogni volta uno sforzo maggiore da parte nostra per far sapere cosa succede in città.

Nella periferia sud di Colleferro nella zona boscata di Piombinara in via Palianese da alcuni giorni non si odono i motori delle seghe e il rumore secco degli alberi che cadono. Abbiamo documentato alle Autorità competenti che da metà aprile, fin dalle prime luci dell’alba, si stava procedendo al taglio delle piante.

Con l’esposto abbiamo chiesto di verificare la regolarità dell’atto di autorizzazione al taglio boschivo, assoggettato per legge a comunicazione, la verifica dei titoli abilitativi è di disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti esposti, valutando gli eventuali profili di illiceità amministrativa o penale degli stessi e, nel caso, di individuare i possibili responsabili e procedere nei loro confronti.

Con accesso agli atti al Comune di Colleferro abbiamo chiesto di acquisire copia dell’indagine vegetazionale, del progetto di taglio e/o la dichiarazione di taglio boschivo, nonché tutta la documentazione successiva al nostro esposto. Del resto, il Comune di Colleferro non ha dato seguito alle nostre richieste di informazioni. Hanno risposto operativamente le Forze dell’ordine e per incompetenza la Regione Lazio (il personale guardiaparco non può effettuare i controlli richiesti fuori dai confini dell’area protetta Monumento Naturale Selva di Paliano e Mola di Piscoli o delle Rete Natura2000).

La disciplina del taglio boschivo
Il procedimento istruttorio per le autorizzazioni è disciplinato con legge ed è volto a contemperare le esigenze di taglio con il rispetto dei vincoli onde evitare abbattimenti indiscriminati, a tutela dei valori paesaggistici e ambientali. La legge punisce chi arreca danni alle ceppaie che, se tagliate in primavera, possono potenzialmente penalizzare l’intera pianta e, in generale, tutto il bosco.

Per procedere agli interventi, la società titolare, la ditta esecutrice o il committente devono richiedere preventivamente al Comune e al Corpo forestale dello Stato l’autorizzazione e procedere dopo aver ricevuto la relativa comunicazione, se inviate nel rispetto dei tempi stabiliti dalla legge.

La descrizione del contesto territoriale
Il bosco di Piombinara si estende per circa 10 ettari ed è in vita da circa trenta anni. In quel periodo l’Europa e la Regione concedevano contributi pubblici per lo sviluppo del settore forestale.
Pur essendo privato, gli interventi colturali devono sottostare alle norme sulla gestione delle risorse forestali, che proteggono la fase vegetazionale e la stagione della riproduzione dell’aviofauna selvatica e dell’ecosistema boschivo (Direttiva 92/43/CEE "Habitat", 2009/147/CE, Legge n. 157/1992, Legge regionale 28.10.2002, n. 39, Regolamento regionale 18.4.2005, n. 7, Piano territoriale paesistico regionale).

La Palianese è un’area di interesse ambientale, con un suo patrimonio arboreo, con il Castello di Piombinara ed è segnata dalla presenza, nelle immediate vicinanze, di testimonianze dei caratteri identitari e storico-archeologici della città. L’Amministrazione comunale nel 2014 ha acquistato i resti del Castello per il recupero della zona, dove da anni i privati insistono con progetti cementizi, finora naufragati, ad alto impatto ambientale.

La stagione dei progetti in variante al Piano regolatore generale
Le prime seducenti proposte infrastrutturali risalgono al 2003 e mirano allo sviluppo urbanistico ed occupazionale della Palianese per la valorizzazione di aree agricole e la loro trasformazione in attrezzature generali ricettive, ricreative e sportive, in chiave di servizi turistici.

Il progetto richiedeva una variante al piano regolatore comunale e la modifica della destinazione da “zona agricola di valore paesistico” in “attrezzature generali” con una “plusvalenza che porta il valore di un ettaro da 2,5 € a 30 €”.
Durante quelle Amministrazioni comunali, pur tra moltissime “anomalie” procedurali (esclusione dei progetti dalla valutazione di impatto ambientale e strategica), alcuni passaggi puramente “formali” vengono rispettati.
Ci sono le frettolose approvazioni in Consiglio comunale e le Conferenze di servizi, complete dello schema di convenzione urbanistica sui tempi per la realizzazione e cessione al Comune delle opere compensative da parte delle società. Gli atti vengono regolarmente pubblicati, cosa che consente a comitati ed associazioni, che numerosi intervengono nei procedimenti, di presentare osservazioni.
La compensazione per il Comune era del 30% rispetto all’incremento del valore dell’area e prevedeva la realizzazione di percorsi salute (adiacenti alla Tav!), aree verdi e la loro gestione ventennale a carico del privato.
Su 7.360 mq si prevedeva un albergo da 112 stanze, suite varie, piscina da 137 mq, club house da 270 mq, palestra e 33 appartamenti divisi in palazzine con un taglio da 83 ai 115 mq, palestra da 1.800 mq, tutto fronte discarica.

I privati decidono lo sviluppo della città
Negli anni tra 2009 e 2012 vengono presentati nuovi progetti. Uno da parte della stessa società, che propone di realizzare una sorta di area sosta con edifici da destinare a servizi autostradali, commerciali e di ristorazione. Anche in questo caso deve essere approvata una bella variante urbanistica, modificata la destinazione dell’area, da cui deriverebbe un sostanzioso plusvalore, e definita la compensazione.
L’importo da cedere al Comune, in opere e/o aree, è pari ad € 2.269.161, corrispondente al 30% dell’aumento di valore. La cessione riguarda l’area boscata di via Palianese, 79.680 mq, valutata in € 2.687.550. Il progetto interessa 27 ettari di catasto e 18 di superficie, con una stima occupazionale di 120–180 unità. La società ha un modesto capitale versato e ha sede a Lugano.
All’interno dell’area sosta è prevista una stazione di servizio, bar, ristorante, market, locali igienico–sanitari, docce, lavanderia, parcheggio, motel, spazi commerciali e negozi, gommista, elettrauto, riparazione e vendita di parti meccaniche, stazioni di rifornimento, autolavaggio, immagazzinaggio e supporti tecnici alle imprese. Una sorta di centro commerciale, nonché doppione del Truck Village!
Si prevedono quattro diversi immobili, uno di circa 1.875 mq, un altro per attività ricettive sia commerciale sia alberghiero di 3.396 mq, una officina-lavaggio di 1.150 mq e un’altra ricettizia di 4.300 mq. In sostanza le attività di stazione e di officina devono occupare circa 3.000 mq, le attività commerciali arrivare a 4.700 mq, con 352 posti auto e solo 172 per gli autocarri: i dati dicono che il progetto aveva ben altre finalità!
Nuova viabilità a carico della collettività e come compensazione la cessione al Comune di un parcheggio per circa 200 veicoli su 8.000 mq, con belvedere sulla discarica.

Conflitto di interesse
Mentre questo progetto è in corso di valutazione, nel 2013 un’altra nota società presenta una proposta del tutto simile per realizzare poco più a nord un’area di attrezzature ricreative, sempre in variante urbanistica, con due campi da tennis e di calcetto, piscina con annessi spogliatoi e club house, un parcheggio per autovetture, superfice complessiva 26.534 mq.
L’area è a ridosso del Castello di Piombinara, dove insiste il vincolo di interesse archeologico, nonché il divieto assoluto di costruzione. Tenuto conto della Carta Archeologica comunale, del PRG e del PTPR, tanti comitati e associazioni coalizzati presentano osservazioni e dimostrano che l’area è tutelata per alcuni vincoli di rispetto paesistico, di elettrodotto e di area boscata. L’insieme è altresì riconosciuto zona di notevole interesse pubblico, i cui beni hanno un valore estetico tradizionale e sono definite bellezze panoramiche.
Questi progetti, approvati in Consiglio comunale, non superano il vaglio della Regione, che li respinge in Conferenza dei servizi, dove comitati e associazioni avevano presentato osservazioni contrarie.

Benvenuto Amazon
Nelle precedenti amministrazioni comunali la formalità burocratica, pur essendo una sorta di “foglia di fico”, aveva assicurato uno spazio di discussione pubblica nei luoghi deputati. Oggi quella foglia si è seccata ed è caduta, posto che dell’insediamento del cantiere Vailog nel 2018 erano a conoscenza pochi amministratori. Tutta l’operazione è stata gestita fuori dal Consiglio comunale e, sotto il profilo della mancata trasparenza e dello strozzamento del dibattito pubblico, non ha confronto con quelle del passato.

E’ proprio in Consiglio comunale che il Sindaco di Colleferro, Sanna, allora consigliere di opposizione, definisce il progetto ricettivo, ricreativo, sportivo: “Un intervento eccessivo e questo vale il nostro voto contrario” (verbale C.C. del 29.4.2014).
Invece, divenuto Sindaco, è lui a piantare il primo albero all’apertura del cantiere Vailog per l’ampliamento del Polo logistico nell’ambito dello Slim il 9 maggio 2019, ritenendo compatibile ambientalmente la dimensione infrastrutturale del progetto di Amazon e Leroy Merlen: 51 ettari e circa 510.000 mq di superfice occupata.
“Credo che di centri commerciali Colleferro ne abbia veramente abbastanza” mentre “un bosco purifica l’area chiunque sia il suo proprietario” e “quando si dice 180 o 200 posti di lavoro noi dobbiamo sapere concretamente di che qualità sono”, declamava nel 2014 Sanna, [perché noi] “abbiamo un’idea diversa del futuro di questa Città, la sogniamo diversamente.”
“Le persone lavorano nello SLIM dalle sei di mattina all’una di notte senza avere alcun tipo di diritto, senza avere nessun tipo di tutela da parte dell’Amministrazione Comunale”, era la condanna veemente del Consigliere Girolami dai banchi dell’opposizione, anche lui oggi in maggioranza.

Una situazione molto simile a quella che, 10 anni dopo, vivono i precari di Amazon, senza che nessuno si alzi dai banchi della maggioranza per difendere i loro diritti.
Nemmeno la realizzazione di infrastrutture, come le rotonde e la nuova viabilità finanziata con contributi pubblici a favore di Amazon, ha suscitato in città il minimo sussulto.

Conclusione
Quei vecchi progetti li avevamo contrastati con tante altre realtà per la loro espansione intensiva e per l’erosione delle residuali superfici e terreni agricoli di cui Colleferro è povero, vedendo nell'operazione di cementificazione un disegno speculativo, con il falso pretesto della ripresa occupazionale.
Progetti oggi non comparabili con la demolizione permessa ad Amazon che, per la nostra Amministrazione, è un modello virtuoso, che ha saputo conciliare la dimensione della progettazione con il rispetto dell’ambiente e che darà un futuro lavorativo ai giovani.

Come in passato, anche con gli attuali Amministratori, le scelte urbanistiche della città sono decise dal privato proponente, che ha individuato sui propri terreni lo “sviluppo” futuro della Città. Nessuno ne parla e non è finita qui.

*Ina Camilli, Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Colleferro, 3.5.2021

 

 

 

 

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Pubblicato in Colleferro, Associazioni

Da grazioso comune tutristico a centro della Regione Lazio

CRONACHE&COMMENTI 

La regia di ASSUNTOPOLI tra vincitori e idonei

di Ina Camilli
ConsRegionaleLazio laRepubblica 390 minAllumiere è una comunità di mezza montagna che raccoglie 3.800 anime. Dista da Roma solo 40 km e negli anni ‘60 veniva scelta per le colonie estive degli orfani dell’Enaoli.

Oggi, invece, questo paesino è considerato il trampolino di lancio per intraprendere la carriera amministrativa e luogo idoneo a servire gli interessi dei partiti nonché i propri.

Da molti giorni infatti la vicenda soprannominata "Assuntopoli" è al centro dell’attenzione mediatica, oltre che delle Procure di Roma e di Civitavecchia.
I giornali ne hanno fatto un caso di cronaca scandalistica dopo l'esposto presentato da alcuni candidati esclusi dal concorso pubblico per esami indetto nell’estate del 2020 – in piena tornata elettorale - dal Comune di Allumiere per l’assunzione di 5 istruttori amministrativi a tempo pieno e indeterminato.
Dai verbali risultano presentate 642 domande. L’Amministrazione, come previsto dal bando, si è avvalsa della facoltà “di sottoporre i candidati a prova preselettiva, qualora il numero delle domande di concorso valide risulti superiore a 50”.
Su 625 candidati che superano il test preselettivo, alla prima prova scritta ne vengono ammessi 110 (di cui 3 appartenenti alla categoria invalidi). Alle due prove scritte successive gli ammessi con un punteggio di almeno 21/30 sono 20, più altri 84 pari merito rispetto al ventesimo posto.

Non sono vincitori di concorso, ma possono essere assunti in altri Enti con la qualifica di idonei in graduatorie aperte, dette di scorrimento, presso altri Comuni del Lazio (Tivoli, Guidonia, Monterondo, Arcinazzo Romano). Anche la Regione ha fatto ricorso alle graduatorie di scorrimento sulla base di uno schema di accordo con il Comune di Allumiere.

I criteri per utilizzare le graduatorie non sono fissati per legge bensì stabiliti in un atto di indirizzo politico, per sua natura discrezionale. Questo potrebbe spiegare il fatto che i pari merito vengano assunti nello stesso arco di tempo.
Si saprà inoltre dalla cronaca di questi giorni che quei posti sono stati assegnati a soggetti appartenenti all’area politica e istituzionale, collegata ad alcuni partiti (Pd, M5S, Lega).

Il potere discrezionale, la posizione di alcuni componenti la commissione di esame e la procedura concorsuale della preselezione non sembrerebbero del tutto regolari ed hanno visto l’intervento della Magistratura.
Dopo una iniziale incertezza gli uffici di via della Pisana hanno affermato che “le procedure di assunzione sono tutte legittime” (un cliché che ricorda il recente caso Tosini-Lozza). Poi sono giunte le dimissioni (volontarie o imposte) del Presidente del Consiglio regionale, Buschini, oltre alla sospensione delle 16 assunzioni oggetto di indagine. Non si dimettono, invece, gli altri componenti dell’Ufficio di Presidenza che avevano approvato all’unanimità la determina regionale.
Al presidente dimissionario Buschini, avente specifica responsabilità politica nell'affaire, si riconosce persino una sorta di diritto di tribuna, consentendogli di presentare come primo firmatario una proposta di legge sull'istituzione della Commissione Trasparenza “per fare luce sulla vicenda.”
Proprio le sue dimissioni e la lettera a corredo dimostrano che, pur essendo “una decisione necessaria”, non si vuole affrontare una riflessione seria sulle distorsioni del sistema sotteso alla vicenda concorsuale, potenzialmente non circoscritta al piccolo Comune di Allumiere.

Tenuto conto di quanto trapelato sino a oggi si potrebbe sospettare una rete di nepotismo clientelare. Dietro la vicenda nata intorno al cosiddetto posto fisso, poltrone, incarichi e consulenze vi sarebbe una regia, un meccanismo pianificato e organizzato dai partiti per l’occupazione di pezzi dell’amministrazione pubblica, la conquista di posti di potere al fine di garantirsi referenti fedeli per il futuro, coinvolgendo apparati burocratici regionali e locali.

Come non domandarsi quale sia la provenienza dei candidati? Alcuni nomi sono noti, altri meno, molti avrebbero strette appartenenze partitiche, potendo vantare una posizione di vantaggio e un legame di parentela con esponenti politici.
E’ accaduto che tra le domande per il concorso di Allumiere risultino presentate anche quelle della moglie del Sindaco di Colleferro e di una Assessora della stessa Giunta comunale (ammesse alla prima preselezione e alla prima prova scritta, ma assenti alle successive).

Avere sottoscritto un contratto annuale part time con la Regione da consigliere comunale, o essere nominato componente dell’ufficio di staff del Sindaco da assessore o presentare domanda per partecipare al concorso di Allumiere di per sè non è illecito, ma appare oltre che inopportuno, eticamente discutibile.

La responsabilità di tutti gli attori di questa sceneggiatura starebbe nell’approvazione di fatto di un sistema che legittima la logica spartitoria, un metodo che riconosce e garantisce una posizione di indebito vantaggio ad alcuni rispetto ad altri candidati che concorrono sulla base di esami e non di rendite di posizione.
Il caso diventa di dominio pubblico in una situazione sociale molto tesa, dove gli addetti di Amazon lottano con ogni mezzo per vedere rinnovato di un mese il contratto di lavoro e gli ex dipendenti non conoscono il motivo per il quale il loro stesso contratto viene fatto sottoscrivere ai nuovi assunti.
Una situazione altrettanto seria e gravida di interrogativi e preoccupazioni è quella che si trascina per il personale di Lazio Ambiente spa e che doveva chiudersi proprio in questi giorni. Evidentemente per il Comune di Colleferro e la Regione Lazio i lavoratori non sono tutti uguali.

Allumiere svela forse l’esistenza di un sistema pervasivo non derubricabile a episodio eccezionale, con il malcelato intento della politica coinvolta di circoscrivere quella matassa di interessi che permea i rapporti tra Regione, Comuni e pezzi di partito scollati dalla loro missione istituzionale.
Tutti i quotidiani nazionali e molti giornalisti indipendenti si sono occupati dello scandalo assunzioni, un po' più timidi quelli locali.

*Ina Camilli, Redazione unoetre.it

  Fonti varie: Etrurianews.it; ilmessaggero.it, alessioporcu.it e altre presenti in internet

 

 

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Pubblicato in Cronache&Cronache

Dalla fiction “Svegliati amore mio” allo sciopero ad oltranza

 CRONACHE&COMMENTI

Cresce interesse e attenzione per una problematica reale, sebbene raccontata in una fiction.

di Ina Camilli*
Sabina Ferilli screenshot 390E’ appena terminata con successo la terza e ultima puntata di “Svegliati amore mio” che arriva e irrompe la notizia che Arcelor Mittal ha disposto il licenziamento per "giusta causa" (?) dell’operaio che aveva condiviso su FB lo screenshot con il quale invitava i suoi contatti a seguire la fiction.

Si può ritenere tale sanzione un atto temerario, intimidatorio. Oltre ad accettare di dover lavorare in condizioni critiche rispetto al diritto alla salute pubblica, i lavoratori devono tacere o ritrattare.
E’ il caso di un altro operaio che ha ritenuto di doversi scusare pubblicamente con l’azienda, preoccupato – e a ragione – delle conseguenze di una contestazione disciplinare da parte del datore di lavoro. E’ lo stato di bisogno e di ricatto occupazionale che lo spinge a prendere “le distanze” da quanto scritto nel suo post.

Nelle settimane scorse non erano mancate le polemiche e qualche silenzio di troppo da parte della politica, ed anche dello Stato (dov’è?), rispetto alla decisione di sospendere alcuni operai, ma questa notizia e il mutismo di chi li rappresenta a tutti i livelli interni ed esterni all’azienda dimostrano l’estrema gravità della situazione di facile ricatto che subiscono i dipendenti di un’azienda privata.
A turbare la politica e ad alimentare un clima reazionario sono stati anche i tempi della messa in onda delle tre puntate, troppo vicine al 12 maggio, data in cui ci sarà a Roma, davanti la sede del Consiglio di Stato, una grande mobilitazione sulla riconversione a gas degli impianti di Taranto.

Oggi intanto l’USB ha annunciato l’avvio di uno sciopero ad oltranza dinanzi al siderurgico e se è vero che la violazione dei diritti dei lavoratori tocca la dignità della persona al presidio deve seguire la proclamazione dello sciopero generale.
In altre occasione abbiamo denunciato che ciò succede – solo per fare un esempio - anche nel settore pubblico della sanità, dove la normativa impedisce ai dipendenti di muovere critiche dirette alla loro attività, servizio e azienda sanitaria, diritto detenuto dai sindacati.

In entrambi i casi l’atto dell’azienda ovviamente colpisce il lavoratore e lo mette alle corde, ma è soprattutto un monito contro tutti coloro che pensano di poter esprimere democraticamente e liberamente le proprie idee.
In un primo momento la miniserie era stata accolta come il classico prodotto di una rete commerciale, canale 5, che racconta le vicissitudini di una donna, interpretata da Sabrina Ferilli, e della sua famiglia. La storia poi evolve negativamente quando la loro unica bambina viene colpita da una grave malattia collegabile a fattori di inquinamento ambientale.
Non si dice dove sia ambientata la storia, ma tutti abbiamo pensato a Taranto e ai luoghi contaminati dall’industria pesante, dove si rinnova di volta in volta il ricatto del lavoro in cambio di salute.

Il messaggio che arriva dalle fiction di questo tipo, che richiamano il tema de lavoro e dell’inquinamento correlato all’insorgenza di malattie con la sua devastante accettazione, talvolta viene deviato dal mezzo stesso.
La storia famigliare distoglie lo spettatore dalla dura realtà da cui prende spunto – le città indifese che accettano e muoiono per l’inquinamento – e resta sullo sfondo.
La storia infatti parlerà allo spettatore della madre che combatte per salvare la figlia malata, la crisi di un rapporto di coppia, dentro un contorno di retorica e lacrime.
Dell'inquinamento non si parla più e la realtà non la si racconta fino in fondo. Lo spunto drammatico della causa della malattia non è più il tema centrale. 

Ma questa volta non è andata così. I comitati e le associazioni locali e dei territori hanno subito colto la forza di quel messaggio e hanno cominciato ad aprire un confronto serrato con le altre realtà ed anche con gli autori, attori e registi della fiction, che generosamente stanno dando un forte contributo alla causa sociale.

Ne è nata anche una diretta con @unoetre.it a cui hanno partecipato Simona Izzo, Richy Tognazzi, Massimo Castellana, e Aldo Schiedi sulla sospensione di Arcelor Mittal ai danni dei dipendenti (link www.facebook.com/watch/?v=457503725463763).
Dibattito nato dal bisogno di partecipare e condividere lo stesso dramma, di approfondire le cause di questa separatezza tra la politica e il sociale.

La risposta non è stata la stessa ovunque, per esempio non è successo a Colleferro, sebbene la Ghisal, l’acciaieria dove il protagonista e padre della bambina lavora di venti anni, altro non è che l’impianto dismesso di Lazio Ambiente spa.
Le scene all’interno della Ghisal infatti sono state girate presso gli ex inceneritori di Colleferro, città che ricade nella valle del Sacco e nel SIN, sito di interesse nazionale da bonificare.
Colleferro tace, quando anche il rifacimento di un marciapiede è una notizia per l’ufficio stampa del Comune. 

Gli ex inceneritori sono un argomento molto scomodo, di cui l’Amministrazione comunale non vuole parlare, perché non vuole ritornare sulla questione della loro “riconversione” in un compound industriale per il trattamento di rifiuti di scarto raccolti in tutte le province laziali, ben 250 mila tonnellate l’anno. Teme che si torni a richiedere a che punto sia la bonifica, la caratterizzazione del sito e la messa in sicurezza per il contenimento del cromo esavalente. Molto meglio ignorare la fiction e far finta di nulla.

La politica, anche a Colleferro, per tre settimane ha scelto il silenzio, mentre ovunque cresce l’interesse e l’attenzione verso una problematica reale, sebbene raccontata in una fiction.
Colleferro, 9.4.2021

*Redazione unoetre.it

 

 

 

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“Benvenuto Amazon” a Colleferro: crisi dopo pochi mesi

LAVORO E LAVORATORI 

 I carichi di lavoro sono molto sostenuti,  ... lavoro non certo

Ina Camilli*
ScioperoAmazon minIl 22 marzo 2021 con la primavera è arrivato in Italia anche il primo sciopero di Amazon, della filiera del trasporto e dell’indotto della logistica, con la richiesta ai clienti di astenersi dall’inviare ordini online per 24 ore. I sindacati denunciano le condizioni di lavoro e reclamano miglioramenti, a fronte di stratosferici profitti del colosso dell’e-commerce per l’incremento vertiginoso delle vendite con la pandemia.

Amazon si autorappresenta attraverso la retorica green e della sicurezza sul lavoro, smentita dalle molteplici testimonianze di lavoratrici/ri. Le attività interne agli stabilimenti sono infatti organizzate con il fine di evitare qualsiasi possibile perdita di tempo e ordinate in base a un preciso controllo algoritmico.

I carichi di lavoro sono molto sostenuti, i tempi contingentati, le pause cronometrate, i livelli di performatività altissimi e l’autonomia delle mansioni è praticamente inesistente.

I lavoratori, anche quelli dell’hub di Colleferro, chiedono chiarezza sull’organizzazione dei turni di un polo di distribuzione che non dorme mai, e sulla ripetitività delle mansioni: svolte per troppo tempo in modo meccanico espone al rischio di sviluppare disturbi muscolo-scheletrici e forme di stress lavoro correlato.

La comunicazione interna all’azienda è finalizzata alla costruzione dell’identità del dipendente Amazon e alla sua fidelizzazione alle norme/dettami aziendali, comunicazione gestita secondo precisi modelli scientifici mutuati dalla psicologia del lavoro, che risponde al fine di limitare il più possibile la nascita di qualsiasi tipo di dissenso interno.

Allo sciopero hanno partecipato anche lavoratori ed ex dipendenti del centro Amazon di Colleferro, provenienti da varie località della valle del Sacco. La stragrande maggioranza di loro, dopo l’entusiastica assunzione con un contratto di somministrazione a tempo determinato, è rimasta senza lavoro e senza prospettive.

Ad una politica aziendale che spreme risorse umane e territoriali non può opporsi l’argomento che il lavoratore che accetta il contratto MOG (monte ore garantito) sa fin dal momento della firma che potrebbe non essere rinnovato/prorogato, posto che per tutto il tempo in cui presta servizio nessuno parla di flessibilità, ma di conferme meritocratiche.

Il punto problematico sono anche le complesse modalità di chiamata e la brutalità dell’interruzione del rapporto di lavoro. Sono chiari i motivi per i quali Adecco, agenzia per il lavoro “al servizio delle aziende”, non dei prestatori di opera, dopo aver selezionato e scelto un soggetto per quella mansione, che viene formato da Amazon, non gli rinnova il contratto e assume un nuovo lavoratore. Lo scopo di tale “ricambio” sta nel logorare e frammentare il tessuto sociale, indebolire la forza collettiva dei lavoratori.

A Colleferro i tanti lavoratori, che non sono stati riconfermati, ritengono di essere stati “ingannati” da Amazon-Adecco, ma sono anche convinti di essere stati “scaricati” dall’Amministrazione comunale che non ha preso posizione nei loro confronti. L’opposizione consigliare (la maggioranza è indifferente?) il 24 marzo scorso, due giorni dopo lo sciopero, ha interrogato il Sindaco sui mancati rinnovi e/o proroga dei contratti.

Il Sindaco di Colleferro (come pure gli altri del comprensorio) non ha spontaneamente ritenuto opportuno richiedere la convocazione del Consiglio e incontrare sindacati e lavoratori, ma è ancora meno comprensibile l’aver affidato all’Assessore la lettura formale e burocratica della sua risposta all’interrogazione. Non è tardi, se ci fosse la volontà politica, per portare il conflitto sociale Amazon-Adecco-precari-ex lavoratori sul tavolo del Prefetto e dell’azienda.

Non risponderebbe al vero che nell’hub di Colleferro – operativo dall’ottobre 2020 - non si effettui il confezionamento dei pezzi e non sembra realistica l’affermazione secondo cui il Comune non avrebbe definito con Amazon, prima del suo insediamento, un accordo a tutela dell’occupazione per il territorio.

Ecco la testimonianza di un ex lavoratore: “Confermo le problematiche descritte, vorrei solo aggiungere che il sistema di sfruttamento del precariato attuato da Amazon è reso possibile anche grazie alle maglie larghe delle leggi italiane che in teoria avrebbero dovuto contrastare il precariato, ma vengono invece abusate per giustificare una precarizzazione ancora più indecente. Tutti noi, lavoratori e cittadini, dobbiamo chiedere al legislatore di risolvere il problema, prima che la società regredisca a quella dell’800, con tutti i mali insiti nella prima rivoluzione industriale e la distruzione reale dei diritti fittizi dei lavoratori, considerati semplice manodopera da usare e gettare, a vantaggio del solo profitto dell’azienda.”

Sotto il profilo della sostenibilità ambientale, ricordiamo il “Benvenuto ad Amazon” dell’Amministrazione colleferrina, che ha presentato l’azienda, al riparo di paradisi fiscali, come soggetto economico capace di un progetto sostenibile di sviluppo economico e occupazionale per il territorio (valle del Sacco). In realtà era ben consapevole della riproduzione di modelli di precarizzazione e di estrattivismo, con un impatto senza precedenti per consumo di suolo, colate di cemento, peggioramento della qualità dell'aria per il trasporto su gomma e annichilimento della prospettiva dell'imprenditoria agricola. A cento metri dal Polo logistico inizia la via del vino cesanese, al centro di un grande investimento di valorizzazione viticola, in aperta contrapposizione con il numero delle bocche di carico delle merci.

Il conflitto dell'Amministrazione Sanna risiede in una politica di facciata e, mentre si professava ambientalista, contestualmente autorizzava lo sbancamento di un intero colle. Con il tempo vedremo i danni idrogeologici della zona, che ha subìto un forte inquinamento luminoso per ogni specie vivente. Mentre arrivavano le ruspe la Giunta propomeva al Consiglio comunale l'approvazione di una delibera di bandiera sulla rigenerazione urbana, riduzione del consumo di suolo e recupero ex aree industriali.

Sono i Comuni di Colleferro e Paliano a dare il colpo fatale al morente monumento regionale La Selva, quasi 500 ettari di terreno di parco naturale.

Per ampliare il Polo logistico l’Amministrazione colleferrina ha pure promosso un avviso pubblico per trasformare la zona agricola adiacente a quella industriale, peraltro fallito miseramente, mentre il costo della nuova viabilità con due/tre rotonde sulla Palianese - due milioni di € - è stato messo a carico della collettività.

Tutta l’operazione Amazon-Leroy Merlin si è retta sulla mancanza di trasparenza delle informazioni, di coinvolgimento e di partecipazione della comunità, di confronti pubblici e dibattiti in Consiglio comunale e nelle piazze. E’ un giornale locale a diffondere le prime informazioni su Amazon, a cui segue un tardivo post del Sindaco Sanna, che conferma il “miracolo” di Seattle.

Agli studenti del professionale IPIA, ubicato a pochi metri dall'ingresso del Polo logistico, il Sindaco ha presentato Eric Véron, fondatore di Vailog, società di sviluppo immobiliare industriale, a cui il Comune ha rilasciato il permesso a costruire il magazzino Amazon di Colleferro, sponsorizzando di fatto quel modello e quel sistema di insediamento/sfruttamento territoriale.

Dove sono il rilancio e lo slancio promesso, la nuova occupazione e la crescita? E’ ancora possibile sostenere che Amazon è ambientalmente compatibile con il nostro territorio e che ci consentirà “di mantenere nel tempo la nostra identità di comunità operaia e operosa”?


*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Contrada Fontana degli Angeli, 00034 Colleferro – Roma
cell. 3357663418

 

 

 

 

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