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A Gaza si muore di indifferenza e crudeltà

Gruppo Melitea

“Abbiamo bisogno di ponti e non di muri”

Foto 1 350Durante la peggiore pandemia degli ultimi 100 anni, il diritto alla cura viene violato in molti modi e in molti Paesi. Per quelli più poveri, alcuni dei quali già alle prese con una recrudescenza dell’epidemia di Ebola (Guinea e Congo) il costo dei vaccini anticovid è proibitivo. L’alzata di scudi sulla liberalizzazione dei brevetti e la loro pubblicazione mette la parola fine alla speranza delle economie depresse di ottenerlo gratuitamente o a prezzi calmierati.

Ma il diritto alla cura, oltre che per il profitto economico, viene negato anche per indifferenza e crudeltà e a causa di questi due tra i peggiori virus dell’animo umano, si muore nei territori palestinesi di Gaza, occupati da Israele.

Proprio Israele, che il mondo loda per la sua efficienza nella vaccinazione di massa e che è la testimonianza vivente delle atrocità conseguenti alla discriminazione, sta volutamente e colpevolmente discriminano la popolazione palestinese impedendone la vaccinazione in quell’area.

Il diritto internazionale e l’articolo 56 della Quarta Convezione di Ginevra stabiliscono una potenza occupante deve assumersi la responsabilità di garantire l’assistenza sanitaria alle popolazioni occupate. Israele, quindi deve operare in tal senso in Cisgiordania, Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza. E non può in alcun modo abbandonare a se stessa una popolazione letteralmente ghettizzata, senza risorse economiche e strutture sanitarie adeguate.

È importante rilevare che il Ministero della Sanità palestinese ha inviato un lotto di vaccini nella regione ma ne viene impedita laFoto 2 350 consegna e la somministrazione dalle autorità occupanti sia ai cittadini che ai detenuti palestinesi. Addirittura alcuni parlamentari israeliani hanno pensato di usare i vaccini come merce di scambio per il rilascio dei prigionieri detenuti da Hamas. Ipotesi al momento scongiurata. Il tutto mentre, col pretesto di impedire il diffondersi della malattia è stato imposto un lockdown localizzato proprio in quella regione, peggiorando di fatto sia le condizioni economiche della popolazione palestinese già disastrose che quella sanitaria.

Il sistema sanitario palestinese è sicuramente fragile e non essendo integrato in quello nazionale causa forti disuguaglianze del servizio rispetto a quello riservato agli israeliani (che nei territori occupati supera l’80%). Il divario si è fatto ancora più evidente e dannoso per la minoranza occupata, nel momento in cui si è scatenata l’epidemia di covid. Nel Comitato di salute d’emergenza la comunità araba non ha trovato rappresentanza, la comunicazione e l’informazione in lingua araba su malattia e prevenzione sono stati effettuati con netto ritardo. Così come ogni servizio sanitario riferibile al covid, screening diagnostico di massa incluso, viene costantemente ostacolato rendendo la lotta alla pandemia in quell’area estremamente difficoltosa. Ormai a Gaza la media dei decessi dichiarati per covid si è attestata sui 500 giornalieri.

L’ingiusta condizione di vita imposta al popolo palestinese in quei territori e l’emergenza umanitaria in corso impongono un intervento diplomatico internazionale che ripristini immediatamente il rispetto del diritto umano fondamentale alla cura ed alla salute (oltre che alla libertà nel proprio Paese!).

Molte le iniziative di mobilitazione popolare in tal senso, tra cui il sit-in che la Comunità Palestinese ha indetto per venerdì 26 febbraio 2021 a Roma dalle ore 16 alle ore 18 in Piazza San Silvestro, dove una delegazione chiederà di essere ricevuta dalla rappresentanza romana dell’Unione Europea.

Di seguito il comunicato stampa della Comunità Palestinese di Roma e del Lazio

COMUNICATO STAMPA

Non basta al popolo palestinese l’immensa sofferenza dovuta all’occupazione israeliana, la tragica diaspora e tutte le sue conseguenze.Foto 3 350 min Ultimamente s’è aggiunto anche il dramma della pandemia Covid-19.

Israele come potenza occupante, ha obblighi legali verso gli occupati, ma non solo non fornisce il vaccino anti-covid ai prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane e all’intero popolo palestinese occupato, ma impedisce anche l’arrivo a Gaza di 1000 dosi, spedite dal Ministero della Sanità palestinese alla popolazione della Striscia assediata.

Ci appelliamo all’Unione Europea e a tutti coloro che dalla mattina alla sera diffondono il successo israeliano nell’affrontare la pandemia Covid-19, perché premano sul criminale governo israeliano affinché fornisca, come suo obbligo, tale vaccino anche alla popolazione palestinese occupata, come viene menzionato nella convenzione ONU e nelle leggi internazionali.

Per denunciare questa drammatica situazione, la Comunità Palestinese di Roma e del Lazio, INVITA tutti i liberi e gli onesti a partecipare al Sit-in che organizza il venerdì 26 febbraio 2021, dalle ore 16 alle ore 18 in Piazza San Silvestro – Roma, dove chiederemo alla rappresentanza romana dell’Unione Europea di ricevere una nostra delegazione

L’ULTIMO GIORNO DI OCCUPAZIONE SARA’ IL PRIMO GIORNO DI PACE. Marwan Bargouthi

PALESTINA LIBERA

Dott. Yousef Salman
Presidente Comunità Palestinese di Roma e del Lazio
e_mail:
Abbiamo bisogno di ponti e non di muri
نحن بحاجة لجسور وليس “ لجدران

 

 

Tania Castelli fa parte della redazione di CiesseMagazine e di UNOeTRE.it. E' cofondatrice di "Melitea", associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la  solidarietà e l'accoglienza dei migranti

 

 

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