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Due vite diverse, due tragedie che si sono intrecciate

 9 MAGGIO

 Due vite che ci hanno segnato in modo indelebile

di Valentino Bettinelli
Moro Impastato 390 minDue vite diverse, due facce di un Paese in grande subbuglio, due tragedie che si sono intrecciate nello stesso giorno e che hanno lasciato un segno indelebile nella coscienza di tutti gli italiani.

Il 9 maggio 1978 è stata una data fatidica per la Storia del nostro Paese: la mattina di quel giorno infatti, all'interno di una Renault 4 rossa parcheggiata in Via Caetani a Roma, le forze di polizia ritrovavano il corpo senza vita di Aldo Moro, rapito 55 giorni prima dal gruppo terroristico delle Brigate Rosse (BR).

Ma non era ancora finita, purtroppo. Qualche ora prima infatti, nella notte tra l'8 ed il 9 maggio, perdeva la vita anche il giornalista Peppino Impastato, nome molto meno noto al grande pubblico, ma che proprio dal momento della sua tragica fine divenne uno dei simboli nella lotta contro le mafie. Il trentenne di Cinisi denunciava in particolar modo l’operato di “zu Tano”, al secolo Gaetano Badalamenti, boss di Cosa Nostra, che viveva a soli Cento Passi dalla casa di Peppino.

Impastato era un attivista siciliano, militante comunista di Democrazia Proletaria, che fu tra i primi a mettere in evidenza il sistema tentacolare del crimine organizzato palermitano. Attraverso le frequenze della sua “Radio Aut” denunciava quotidianamente le malefatte della mafia siciliana.

Proprio per questa "grave colpa" gli uomini di Cosa Nostra decisero di rapirlo, ammazzarlo e di mettere in piedi una messinscena per gettare discredito sulla sua persona. Il corpo di Peppino, o quello che ne rimaneva, fu infatti imbottito di tritolo dai suoi assassini per far pensare ad un attacco terroristico suicida. Solo dopo anni il lavoro instancabile della madre di Peppino, Felicia, e del fratello Giovanni, fece venire a galla la verità.

Da quel giorno i nomi di Aldo Moro e Peppino Impastato continuano ad essere ricordati affinché il loro sacrificio non sia stato vano. Roma e Cinisi sono state il centro di una delle notti più buie dello Stato Italiano.

Aldo e Peppino. Peppino ed Aldo. Due vittime di un sistema corrotto e malato.
Aldo Moro, vittima di uno Stato legato al concetto di democrazia bloccata e dunque scomodo per le sue visioni. L’assassinio di Moro ha impedito il compimento della linea di cambiamento perseguita dallo stesso statista. Lentamente il popolo è stato allontanato dalla politica e, con questa, dalla comprensione e dalla gestione degli interessi del Paese.
Peppino Impastato, ucciso dalla mafia e dal sistema di clientele e corruzione che ebbe il coraggio di denunciare, senza remore né timori di sorta. Un delitto su cui per troppi anni è sceso il velo del discredito. Un nuovo caso Feltrinelli, con Impastato fatto passare per terrorista. Peppino era scomodo e irriverente, militante testardo e geniale attivista. In quella Cinisi di quasi mezzo secolo fa, piccola provincia omertosa di Palermo, Peppino lottava e parlava ben oltre i limiti che voleva imporgli Cosa Nostra.

Ma oggi ricordiamo Aldo Moro e Peppino Impastato, ed assieme a loro tutte le vittime del terrorismo e delle mafie, per far sì che il ricordo diventi messaggio. Che la celebrazione della memoria diventi azione nel presente ed impegno per il futuro. Impegno di compiere un lavoro culturale all’interno di una società dove clientela, malaffare e derive antidemocratiche sono purtroppo ben presenti. Come ANPI vogliamo assumere l’impegno di non far fermare la nostra azione al ricordo, ma vogliamo essere uno strumento di traino per la società, soprattutto per le più giovani generazioni, affinché le vite violate di Aldo Moro, di Peppino Impastato e tutti i martiri dello Stato, del terrorismo e delle mafie, non siano state spese invano.
“I mafiosi hanno commesso un errore perché mettendolo a tacere, hanno amplificato la sua voce” - diceva Giovanni, il fratello di Peppino Impastato. Oggi noi vogliamo essere quell’amplificatore sociale e politico che permetta alle voci di Impastato e Moro di continuare a diffondere i loro messaggi nella società.
Perché il terrorismo non torni a buttare odio, morti e distruzione sociale e perché ancora oggi vogliamo affermare, sempre con più forza, che la mafia era, è e sarà sempre una grande montagna di merda.

Valentino Bettinelli, Presidente Sezione ANPI Ceccano

 

 

 

 

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