fbpx
Logo
Stampa questa pagina

Dalla piazza alla libertà. Salvatore Meloni

 

Storia di un carabiniere sardo nella resistenza a Roma

di Diego Prodalla piazza alla libertà 350 minIntervista a Salvatore Meloni autore del libro "Dalla piazza alla libertà. Salvatore Meloni. Storia di un carabiniere sardo nella resistenza a Roma" Carlo Delfino Editore

1) Salvatore, cosa ti ha spinto a raccontare la storia di tuo zio (omonimo) il carabiniere Salvatore Meloni?
Sembrerà scontato, ma il nome in comune è stato probabilmente il motivo principale che mi ha spinto a raccontare questa storia. Mi sono sentito moralmente obbligato anche per colmare un vuoto di conoscenza che mi pareva ingiusto e inaccettabile. Intanto dentro la mia famiglia, che di questo giovane congiunto sapeva davvero pochissimo, soprattutto in relazione alla sua breve esperienza da carabiniere. E poi perché mi aveva colpito il fatto che il suo povero compagno di sventura – il brigadiere Enrico Zuddas – fosse in realtà celebrato e ricordato in solitudine, lasciando nell’ombra la figura di mio zio. Peraltro sullo stesso Zuddas si potrebbe scrivere tantissimo e spero che prima o poi qualche storico possa interessarsi alla figura di questo fulgido patriota sardo al quale è intitolata, a Cagliari, la principale caserma dell’Arma in Sardegna.
Inizialmente immaginavo di realizzare uno stringato lavoro artigianale e più che a un editore serio come Carlo Delfino pensavo a uno “stampatore” che mi consentisse di ricavarne qualche decina di copia ad uso e consumo della famiglia o di qualche conoscente. In realtà, man mano che procedevo nella ricerca, ho maturato la consapevolezza che forse valeva la pena scrivere qualcosa di più rispetto alla mera dimensione personale. Vi sono frammenti sulla storia della Resistenza che non hanno avuto adeguato risalto e, nel piccolo, anch’io ho voluto dare un modesto contributo. Le vicende che hanno riguardato il ruolo dei carabinieri nella lotta per la liberazione dal giogo nazifascista sono davvero poco conosciute, persino dentro l’Arma. Basterebbe parlare con molti carabinieri per averne conferma.
A quel punto il lavoro ha preso decisamente un’altra piega, ovviamente più ampia. Tuttavia ho voluto mantenere il tratto narrativo originario, lasciando che “il nipote raccontasse lo zio” e immaginando sempre, come principali lettori, i miei figli, la mia famiglia e i miei conterranei. In fondo, il libro l’ho scritto soprattutto per loro.

2) Quali sono state le emozioni personali, intime, nel trovare informazioni?
Ogni qualvolta trovavo delle tessere nuove di un mosaico difficile da comporre, mi si apriva oggettivamente un mondo inesplorato e, nel contempo, riattizzava quella voglia di scrivere che si assopiva nell’assenza di prospettiva e nella mancanza di risposte. Di mio zio avevo ben poco, e molte cose erano andate perdute negli anni perché la mia famiglia aveva avuto poca cura nel custodire persino documenti importanti che spesso ho ritrovato per caso. Ha pesato la mia poca esperienza nella ricerca documentale, così come nella scrittura “impegnata”. E questo ha reso certamente più faticoso il lavoro di ricostruzione storica, così come è stato difficile unire i frammenti utili al racconto nella corposa bibliografia sulla Resistenza e, in particolare, sulla resistenza romana. Sono state importanti le testimonianze, di mio padre innanzitutto, e poi di alcune disponibilissime persone originarie di Villanova Monteleone ma dimoranti a Roma che ho conosciuto in circostanze fortuite. Il loro contributo - parlo dei fratelli Antonio e Grazia Daga e del Dott. Eugenio Carboni - è stato fondamentale.

3) Tuo zio fu fatto arrestare dal criminale di guerra Kappler, ma riuscì a scappare. Ci puoi raccontare l'episodio?
L’episodio della cattura e della deportazione dei carabinieri romani, avvenuta il 7 ottobre del 1943, è stata una di quelle vicende che sono passate sottotraccia, nonostante la loro importanza per il dato numerico (si parla di oltre duemila carabinieri) e per le implicazioni che questo evento ebbe nella successiva deportazione degli ebrei dalla Capitale la settimana successiva.
I diversi militi dell’Arma di stanza a Roma, compresi mio zio e l’altro carabiniere villanovese Antonio Piras, vennero catturati nell’ambito di una vera e propria trappola ordita da Kappler, Graziani e dal generale Delfini. Disarmati e concentrati nel maneggio coperto della Legione Allievi, vennero poi trasferiti presso le stazioni Trastevere e Ostiense e rinchiusi nei treni. Salvatore Meloni e Antonio Piras riuscirono a saltare da uno dei vagoni diretti in Germania e dopo alcuni giorni da sbandati nella zona della Garbatella, trovarono rifugio presso disponibili conterranei. In quei giorni molti ufficiali e carabinieri, tra i quali mio zio e Piras, si adoperarono per organizzare diverse bande clandestine composte da carabinieri alla macchia che confluirono quasi tutte all’interno della “Banda Caruso”, così chiamata perché aveva come figura apicale il vecchio generale Filippo Caruso.
Questa formazione venne incardinata nel Fronte Militare Clandestino della Resistenza, nato su impulso della Corona grazie al contributo del colonnello Montezemolo. L’obiettivo di queste bande “monarchiche” era quella di adoperarsi per liberare la Capitale ma anche quello di salvaguardare all’atto della liberazione l’ordine pubblico e le prerogative della compromessa corona sabauda, cosa che le poneva in conflitto con il CLN. Tuttavia fu proprio la faticosa collaborazione con le formazioni “partitiche” che consentì di ottenere risultati importanti in chiave antitedesca e antifascista. Roma era “una città esplosiva”, per dirla con Kesserling, insicura per i nazisti che la occupavano pesantemente coadiuvati dalla succube struttura della RSI. I questo quadro i carabinieri alla macchia, come mio zio, erano in costante pericolo. Ma i tedeschi e i fascisti mal sopportavano per la loro scarsa affidabilità anche quelli che rimasero nei ranghi della GNR, formazione che di fatto sostituì la disciolta arma dei Carabineri Reali nel nuovo stato repubblichino.

4) Il suo sacrificio è si un atto eroico ma anche un atto d'amore verso la propria patria. Perché oggi proprio la parola "patria" è così logorata per interessi politici dalla destra?
La domanda me la sono posta anch’io in diverse occasioni. Purtroppo in questo hanno giocato molto – a mio parere – le vulgate della destra sull’otto settembre del ‘43 e il repentino cambio di campo del governo italiano e della Corona. Il rovesciamento delle alleanze avrebbe determinato – a loro dire - una sorta di tradimento non solo nei confronti dei tedeschi ma anche della stessa patria. E che i “repubblichini”, in fondo, avessero restituito all’Italia l’onore perduto. Sappiamo che l’onore perduto, dopo la vergogna fascista, fu in realtà ristabilito dalla Resistenza, alla quale parteciparono idealità molto diverse, compresa quella “monarchica” della quale facevano parte i carabinieri.
Lo sdoganamento progressivo del fascismo a partire dagli anni novanta e il parallelo attacco verso la Resistenza identificata quasi esclusivamente con la sinistra e soprattutto con i comunisti, in questo senso ha prodotto danni significativi nella pubblica opinione. La stessa sinistra, nel malinteso senso dato all’internazionalismo socialista, ha contribuito a ridurre il concetto di patria con il nazionalismo storico e a non considerare che, in fondo, la democrazia nasce e si sviluppa nell’età contemporanea soprattutto all’interno dei confini nazionali in relazione a pacifici rapporti con altre entità statuali. Ancora oggi, nella sinistra italiana, si esagera nel dare una connotazione negativa al termine “sovranismo” che andrebbe invece declinato senza eccessi lessicali e interpretativi. Il fatto che la stessa rivista nazionale dell’ANPI si chiami “Patria Indipendente”, può suggerirci che le parole possono divenire parolacce quando le dipingiamo sempre con un colore scuro.
Le strumentalizzazioni, naturalmente, sono sempre dietro l’angolo: in questi giorni, la tanto discussa “Giornata del Ricordo”, ci fa capire quanto singoli e tragici episodi del Novecento possano essere oggetto di distorte letture in chiave nazionalista e revanscista e di racconti parziali e senza contesto da parte di una destra che gioca – va detto – con ampie sponde nel campo avversario. E qui, i termine Patria ci ricorda molto del ventennio.

5) Salvatore Meloni come viene ricordato a Villanova Monteleone?
Prima che mi occupassi della figura di questo giovane carabiniere partigiano, l’unica traccia visibile in paese era il nome scritto nel monumento ai caduti che sovrasta la piazza antistante la chiesa parrocchiale. Grazie alle mie sollecitazioni, alla sensibilità dimostrata dall’amministrazione comunale guidata da mio fratello Quirico, dai carabinieri della locale stazione e, in particolare, dal maresciallo Giancarlo Martinez, si è arrivati all’intitolazione della caserma con una solenne e partecipata cerimonia il 22 giugno del 2019. Quell’evento, così come la pubblicazione del mio libro, hanno contribuito tantissimo a rendere edotti i miei concittadini del profilo di questo giovane figlio di Villanova Monteleone fino ad allora praticamente sconosciuto.

6) A chi è rivolto questo saggio e cosa vuole trasmettere?
Intanto ci tengo a fare una precisazione: il volume andrebbe definito come un racconto più che come un saggio o un libro di storia che sono lavori di competenza degli storici. Immaginando il profilo dei possibili lettori ma anche consapevole di quello dello scrittore, ho voluto mantenere un tratto narrativo semplice e diretto, non eccessivamente ricco di dettagli e notazioni per evitare appesantimenti inutili.
Ho scritto pensando soprattutto ai miei bambini Alessio e Maira e a mio padre Giovanni. È a loro, infatti, che ho dedicato il libro. Ai primi con l’idea che difficilmente potranno esimersi, un domani, dal leggere un testo scritto da un loro genitore e con la lettura conoscere meglio lui, quello che racconta e i valori di democrazia e libertà che ha voluto trasmettere. Al secondo, recentemente scomparso, ho voluto fargli sapere fatti che ignorava sulla vita di un fratello amato.
Ma non nascondo che mentre procedevo nel lavoro ho pensato anche ai tanti carabinieri oggi in servizio che semplicemente ignorano questo pezzo glorioso di storia dell’Arma e ai non pochissimi, purtroppo, che esaltano improvvidamente il fascismo e il suo capo. Non sapendo che, semplicemente, il fascismo e il duce disprezzavano i carabinieri e finirono per deportarli in terra tedesca. Infine, come si evince anche dalla prima parte del lavoro, il libro l’ho scritto per i miei concittadini, perché è da Villanova Monteleone che parte la vicenda umana di Salvatore Meloni. Ma, naturalmente, un libro si scrive per tutti. Pochi o molti lettori. Con la speranza che abbia sempre qualcosa da dire.

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Clicky

 

 

 

Pubblicato in I Libri di Diego
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.