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“Anton Giulio Bragaglia tra innovazione e tradizione”

LIBRI

Anton Giulio e i suoi illustri fratelli sono nati a Frosinone nel centro storico

copertina libro bragaglia 350 minIl volume “Anton Giulio Bragaglia tra innovazione e tradizione” curato dal prof. Amedeo Di Sora ed edito da Ethica societas UPLI Edizioni, Roma, contiene scritti del curatore Amedeo Di Sora e di altri importanti studiosi sulla vita intensa e sull’opera multiforme dell’illustre artista e intellettuale frusinate, quali: Leonardo Bragaglia, Giovanni Fontana, Gerry Guida, Andrea Mancini, Massimiliano Mancini, Paolo Puppa, Loredana Rea, Roberto Tessari.

Anton Giulio Bragaglia (Frosinone, 1890 – Roma, 1960), regista teatrale e cinematografico, scenografo e scenotecnico, ideatore di testate letterarie, teorico e storico dello spettacolo, animatore culturale e promotore delle più diverse iniziative artistiche, fu un protagonista indiscusso della vita artistico-culturale del Novecento in Italia e in Europa. Con questo volume, di rilevante valore storico e culturale, Amedeo Di Sora, attore-regista e scrittore, direttore artistico e fondatore della “Compagnia Teatro dell’Appeso”, ha inteso rendere omaggio a un grande frusinate troppo spesso dimenticato o solamente nominato senza adeguatamente conoscerlo.

1) Come nasce l’idea del libro?

La pubblicazione raccoglie gli atti dell’omonimo Convegno tenutosi il 3 maggio 2019 a Frosinone, presso il Salone di Rappresentanza della Provincia, promosso e organizzato dall’Associazione Culturale Compagnia Teatro dell’Appeso, nell’ambito della XIII Edizione del Festival “Il Teatro e le Voci”.
Agli atti del Convegno sono stati aggiunti, allo scopo di rendere ancor più ricco e qualificato il volume, due importanti saggi di Paolo Puppa (“Bragaglia, Pirandello e il futurismo: un triangolo problematico”) e di Roberto Tessari (“A. G. Bragaglia e la Commedia dell’Arte”), teatrologi insigni, già apparsi sui numeri 112 e 113-114 della rivista Dismisura, diretta dall’amico Alfonso Cardamone, negli anni 1994-1995, nonché il mio saggio “Anton Giulio Bragaglia e le avanguardie teatrali del primo Novecento”, pubblicato su Saper Valorizzare (Ediz. dell’Università degli Studi di Cassino, 2007) e rivisitato per l’occasione. Infine, uno scritto dell’editore Massimiliano Mancini ha il merito di delineare un interessante e utile quadro di riferimento storico-temporale.
Le straordinarie immagini che impreziosiscono il volume provengono dall’Archivio “Poiesis” dell’amico Giovanni Fontana, che sentitamente ringrazio. Così come doverosamente ringrazio la Regione Lazio per il suo prezioso sostegno.

2) Qual è lo scopo del libro?

Il libro intende offrire al lettore, attraverso una serie di saggi, mirati e circostanziati, agili e competenti al tempo stesso, il senso e il valore di una personalità di primaria importanza nel panorama artistico e intellettuale del secolo scorso, le cui opere teoriche e prassiche hanno avuto una rilevante incidenza in ambito nazionale ed internazionale. Inoltre, trattandosi di un nostro conterraneo, il libro si propone di colmare un vuoto istituzionale. Infatti, non mi risulta che la Provincia e il Comune di Frosinone, che diede i natali ad Anton Giulio Bragaglia e ai suoi illustri fratelli, abbiano mai prodotto una pubblicazione in merito per salvaguardarne e valorizzarne la memoria.

3) Perché il sottotitolo recita “tra innovazione e tradizione”?

Anton Giulio Bragaglia fu un grande innovatore, soprattutto agli inizi del Novecento, quando partecipò all’esperienza d’avanguardia del Futurismo italiano e abbracciò molte delle ricerche e delle sperimentazioni che provenivano dai grandi “riteatralizzatori” europei soprattutto nell’ambito della scenotecnica e della luministica, ma, al tempo stesso, ebbe sempre presente il valore e l’importanza della tradizione italiana della Commedia dell’Arte e del Barocco di cui fu grande cultore. Egli seppe egregiamente contemperare le esigenze della ricerca e della sperimentazione di forme nuove attraverso le tecniche più recenti e del recupero non accademico della grande tradizione.

4) Quale fu l’importanza di Anton Giulio Bragaglia in ambito teatrale?

Bragaglia aderì alla condanna del teatro a lui contemporaneo formulata dal “Manifesto del Teatro Futurista Sintetico”AMEDEO OMBRE DEL VARIETA AmedeoDiSora 260q min muovendosi a difesa, innanzitutto, dell’improvvisazione come reazione al testo letterario che non fosse nato “sul” o almeno “per” il palcoscenico. Ma l’eredità più importante del futurismo – fotodinamismo a parte – riguarderà la lezione di Prampolini, per quanto riguarda l’esigenza di approntare nuovi meccanismi scenici, capaci di ricreare il meraviglioso in teatro. Convinto sostenitore di un “teatro visivo”, ovvero di un “teatro teatrale”, egli, sin dagli esordi, si impegnò in una sistematica ricerca delle infinite possibilità espressive inerenti l’illuminotecnica, iniziando già nel 1919 i primi esperimenti di luce psicologica. Egli, inoltre, incarnò la figura del “regista” che si stava affermando in ambito europeo; in particolare, sosteneva che bisognasse affermare l’autorità dello scenotecnico-regista, capace di cooperare armonicamente con l’insieme degli attori, senza svilire l’apporto allo spettacolo del letterato ma tenendo ben distinti i livelli della “scrittura drammaturgica” e della “scrittura scenica” che è di gran lunga più importante. Nella teatrologia bragagliana è inoltre centrale il riferimento alla Commedia dell’Arte, che viene accostata al grande Teatro Barocco come modello per una possibile rinascita del teatro italiano.

5) Quale fu il rapporto tra Anton Giulio Bragaglia e i suoi fratelli?
Anche se i fratelli Bragaglia erano cinque (Anton Giulio, Carlo Ludovico, Arturo, Alberto e Bianca), solo i maschi si dedicarono all’arte nelle sue diverse forme (fotografia, teatro, scenotecnica, cinema, pittura). Nati a Frosinone, andarono via presto. Il padre era ingegnere, si chiamava Francesco e a Frosinone, dove svolse attività politica e amministrativa (fu consigliere comunale e pro sindaco), lo chiamavano “Sor Checchine”. Nel 1906 dovette trasferirsi a Roma con la famiglia perché aveva ottenuto un importante posto di direttore generale nella “Cines”, prima grande casa di produzione cinematografica romana. La moglie, Maria Tassi-Visconti, apparteneva a una famiglia signorile, una dinastia di insigni archeologi ed era imparentata con l’ingegner Pouchain, che era stato tra i più geniali dirigenti delle fabbriche di pellicole Lumière a Lione. Carlo Ludovico fu a lungo collaboratore di Anton Giulio, soprattutto negli anni della Casa d’Arte Bragaglia e del Teatro Sperimentale degli Indipendenti. In seguito, negli anni ’30, iniziò la carriera di regista cinematografico e, dopo il primo film “O la borsa o la vita” (1933) ne girò oltre sessanta raggiungendo la veneranda età di 103 anni. Arturo fu fotografo-ritrattista e solo nel 1937 si dedicò alla recitazione con ruoli di caratterista in film come “Miracolo a Milano” di De Sica, “Bellissima” di Visconti e “Altri tempi” di Blasetti. Alberto non collaborò fattivamente con i fratelli se non in senso teorico, teorizzava e dipingeva, tanto da essere definito “pictor philosophus”. Alberto rimase sempre affettivamente e intellettualmente legato ai fratelli, salvo differenziarsi nettamente sul piano politico perché non fu legato al regime fascista. Fu amico di Errico Malatesta e simpatizzò fin da giovane per il movimento anarchico, firmandosi sul giornale “Umanità Nova” con lo pseudonimo di Alberto Visconti e Silverio Ormisda, ovvero il cognome della madre e i nomi dei santi patroni della città natale.
Anton Giulio e i suoi illustri fratelli sono nati a Frosinone in Via Campagiorni, nel centro storico, prima dell’arco Campagiorni, l’antica porta d’accesso alla città, via che oggi è appunto ad essi intitolata.

 

 

 

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